STEVEN WILSON – Poets and madness

Nel corso di questi anni, Steven Wilson è diventato una sorta di vera e propria icona in ambito progressive. La sua passione, se non devozione, per la musica l’ha portato a scrivere, produrre ed interpretare una serie di dischi di altissima qualità. L’ultima perla del guru londinese risponde al nome “The Raven That Refused To Sing (And Other Stories)”, un concept d’altri tempi che ha incantato i fan di mezzo mondo. Abbiamo incontrato un accomodante Mr. Wilson in occasione della tappa milanese del recentissimo tour, per svelare i segreti del nuovo album e del suo talento…

 

steven wilson-2013

 

STEVEN, INIZIAMO  DAL TUO NUOVO DISCO “THE RAVEN THAT REFUSED TO SING”: COME E’ NATA L’ISPIRAZIONE PER QUESTO LAVORO? HAI INIZIATO PRIMA DALLA MUSICA O DALLE LIRICHE?
“Negli ultimi tempi ho letto un sacco di racconti e romanzi gotici dei primi del Ventesimo secolo, storie di finzione e del soprannaturale con bellissimi elementi oscuri e intellettuali che mi hanno influenzato, ed ho iniziato a scrivere io stesso testi ispirandomi a quanto leggevo. Si parla di sconfitta, rimorso, mortalità, paura, morte: tutte suggestioni interessanti per questo tipo di racconto e la musica è nata contemporaneamente alle storie come per raccontarle meglio. Ho scritto pezzi lunghi per portare l’ascoltatore in una sorta di viaggio. La crescita parallela di musica e liriche ha creato un legame unico in questo senso”.

AVETE REGISTRATO LE PARTI STRUMENTALI DI QUESTO DISCO COMPLETAMENTE DAL VIVO, QUANTO TEMPO AVETE IMPIEGATO? E PUOI RACCONTARCI QUALCHE DETTAGLIO IN PIU’ SU QUESTA ESPERIENZA?
“Per le parti strumentali registrate dal vivo abbiamo impiegato sette giorni: uno per ogni traccia registrata, sostanzialmente… le sei incluse in ‘The Raven That Refused To Sing’ più una aggiuntiva. Ogni volta seguivamo all’incirca lo stesso programma, presentandoci in studio sul presto la mattina per una prima sessione. Dopo la pausa pranzo, riprendevamo le registrazioni fino a creare ogni volta tre o quattro take. In un secondo momento ci riunivamo per sentire il tutto e a volte è stato necessario ritornare a registrare qualcosa; ma prima delle sei di sera eravamo fuori dallo studio di registrazione. E’ stato un processo tutto sommato spontaneo e relativamente tranquillo; è la prima volta che ho scelto di registrare in questo modo e l’ho fatto ispirato dal grande talento dei musicisti che mi accompagnano”.

MI HA COLPITO MOLTO LA TRACCIA “DRIVE HOME”, CONTRADDISTINTA DA BELLISSIME MELODIE E UN FANTASTICO CRESCENDO D’ARCHI NEL FINALE: PUOI RACCONTARCI QUALCOSA IN PIU’ SU QUESTA TRACCIA?
“Certo. ‘Drive Home’ è la storia di una felice coppia sposata che sta andando in macchina: ad un certo punto il marito guarda fuori dal finestrino sul suo lato e quando si gira lei non c’è più, è sparita nel nulla. Ovviamente sembra bizzarro, lui ferma la macchina, si guarda intorno e fa una serie di cose logiche, ma non trova niente. Solo anni e anni più tardi a lui torna tutto alla mente. Ci fu un terribile incidente, lei morì, ma lui non poteva affrontare quel fatto, non poteva ammetterlo a se stesso, l’aveva completamente rimosso dalla propria mente, cancellato dalla memoria. E’ una storia d’amore in un certo senso, molto romantica, struggente, con la perdita di una persona amata come tema principale”.

COME MAI HAI SCELTO DI INTITOLARE IL DISCO PROPRIO “THE RAVEN THAT REFUSED TO SING (AND OTHER STORIES)”? FORSE LA TITLETRACK HA UN VALORE AGGIUNTO RISPETTO ALLE ALTRE TRACCE?
“Sì, penso che la canzone ‘The Raven That Refused To Sing’ sia in assoluto una delle migliori cose che abbia mai scritto. E’ una ballata romantica, carica di feeling, l’ho volutamente inserita alla fine del disco; è anch’essa una traccia che tratta di sentimenti quali la perdita di qualcuno e il rimorso, principalmente. È diretta e semplice, ma contiene bellissimi arrangiamenti d’archi che la rendono così pomposa. E’ la storia di un uomo solo, con niente nella sua vita. Quando era più giovane aveva una sorella maggiore che era tutto per lui, ma lei morì e lui non riuscì ad andare mai oltre quella mancanza. Un giorno un corvo cominciò a fargli visita e per lui fu come il manifestarsi della sorella morta”.

COME INGEGNERE DEL SUONO SU “THE RAVEN THAT REFUSED TO SING”, HAI SCELTO UN PERSONAGGIO COME MR. ALAN PARSONS. COME E’ STATO LAVORARE CON LUI?
“E’ stato molto semplice, lui è un grande professionista. Il suo ruolo non era quello di produttore, dunque non è intervenuto sulla struttura delle canzoni o sulle scelte artistiche, ma ha prestato contributo sulla qualità sonora e sulle equalizzazioni. Mi pare che sia entrato perfettamente nella parte e si sia anche divertito. Solitamente mi occupo io di tutto, ma per questo disco ho voluto fortemente una figura come la sua, perché era veramente dura gestire le parti dal vivo senza un vero e proprio ingegnere del suono”.

CERTO CHE LE COSTANTI E QUALITATIVAMENTE ELEVATE PUBBLICAZIONI DELLA TUA CARRIERA FANNO SEMBRARE LA TUA ISPIRAZIONE INFINITA. C’E’ STATO UN MOMENTO DELLA TUA CARRIERA NELLA QUALE TI SEI TROVATO IN DIFFICOLTA’ IN QUESTO SENSO?
“Sì, è sempre difficile. Scrivere canzoni è difficile: le canzoni sono il prodotto di un duro lavoro, per ogni giorno produttivo ce ne sono tre o quattro in cui non riesci a comporre niente di buono, non è mai facile”.

HAI GIA’ PROGRAMMATO IL TUO PROSSIMO PASSO O SEI COMPLETAMENTE CONCENTRATO SUL TOUR DI “THE RAVEN THAT REFUSED TO SING”?
“No, al momento sono completamente assorbito da questo tour, che andrà avanti almeno fino al novembre di quest’anno. Di sicuro non ci sarà nulla prima del 2014 ovviamente, ma non ho ancora pianificato quale sarà la mia prossima pubblicazione; non è detto che sia con una delle mie band, magari potrebbe essere la colonna sonora di un film”.

HAI MAI PENSATO DI ALLESTIRE UNA SORTA DI CONVENTION DEI TUOI PROGETTI? QUALCOSA IN STILE MARILLION, PER INTENDERCI, CON TRE GIORNI DI SPETTACOLO IN CUI PORTI TUTTI I TUOI GRUPPI ON STAGE?
“Troppo dura per me (risate, ndR)! Scherzi a parte, non credo sia il mio tipo di spettacolo: ho un rapporto diverso con la gente che ascolta la mia musica. Troppo stress, non fa per me”.



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