SWANS – Oscure Premonizioni

Metalitalia.com stavolta ha fatto una visita a New York City per fare due chiacchiere con uno di quei personaggi che, da sotto il suo immenso cappello da cowboy, é in grado di fulminarti con uno sguardo, che difficilmente passa inosservato e che ormai gode di una reputazione di ferro – forte di una carriera ormai trentennale – e che vive in una sorta di limbo fatto sia di venerazione che di totale oscurità. Con la reunion ormai pienamente avvenuta, gli Swans hanno potuto dedicarsi in maniera certosina all’ulteriore evoluzione della loro esaltante seconda giovinezza e a riscoprire le proprie origini e la propria essenza musicale in totale tranquillità. La band è tornata nel 2012 con “The Seer”, mastodonte dalla portata sonica, sia formale che sostanziale, praticamente disumana. Due CD in cui industrial, noise rock, folk e post-tutto vivono in un’armonia grottesca e improbabile, ma reale e incombente. Due ore in cui succede davvero di tutto e in cui è rintracciabile la genesi  primordiale di tutto quel (post) metal sperimentale che tanto amiamo oggi. Questa opera quasi chilometrica è il prodotto della mente di un solo uomo, Michael Gira, sommo leader della devastante band newyorkese. Una persona la cui follia e la cui viscerale complessità, come mostrato nelle righe che seguono, sono apparentemente superate solo da un’onestà travolgente e da una sconfinata genunità; una persona che ci ha nascosto veramente poco del suo contorto mondo musicale. A lui la parola dunque, tanto per dimostrare che non è certo uno che fa solo album mastodontici, ma anche interviste!

 


CIAO MICHAEL, PUOI SPIEGARCI COME E’ NATO “THE SEER” E COME MAI E’ VENUTO COSI LUNGO E VARIEGATO, PIENO DI MOLTI STILI E MOOD DIVERSI?

“Ho fatto un disco completamente libero e istintivo. Selvaggio e del tutto privo di regole. Durata, stili, eccetera, sono solo limitazioni, quando e se considerati. A me, invece, di queste cose non frega un cazzo, volevo sentire ciò che avevo in mente e così ho fatto. Anzi, inizialmente il disco doveva addirittura essere più lungo ed era presente molto più materiale quando iniziai a scriverlo. Doveva essere tipo un box-set in vinile con cinque dischi o giù di lì, poi, man mano che il lavoro ha preso forma, si è accorciato finendo per essere un doppio CD e un triplo vinile. Invece, per quanto riguarda i vari colori dell’album, ti posso dire che è venuto così perchè come produttore mi comporto più da regista cinematografico che da tecnico del mondo della musica. Vedo i dischi come una pellicola, che con tante immagini diverse in successione genera una storia, attraverso la creazione di vari mood e colori differenti e contrapposti. E’ bello guidare l’ascoltatore attraverso una trama di eventi mutanti, come accade nei film. Negli anni ho suonato talmente tanti stili diversi e approcciato la creazione di suono da talmente tante prospettive diverse che ora ho un bagaglio di conoscenze enorme e tantissima esperienza, e con questo disco ho deciso dunque di applicare al songwriting tutto ciò, negli ambiti musicali più disparati che ho maturato negli anni. E’ stata come una sorta di prova con me stesso, un test, per vedere fin dove potevo arrivare nella diversificazione musicale e nell’espressione tramite mezzi opposti e lontanissimi fra loro”.

DI COSA PARLANO I TESTI DI “THE SEER”?
“Non mi piace parlare di questa cosa, non l’ho mai fatto e non lo farò mai. Uno dei miei idoli più grandi di tutti i tempi, Bob Dylan, non ha mai pubblicato i suoi testi ufficialmente e non ha mai spiegato a nessuno di cosa parlano realmente le sue canzoni, e io sono d’accordissimo con questa etica di lavoro. Non voglio dare risposte a chi ascolta la mia musica, ma voglio che l’ascoltatore cerchi le risposte da sè, voglio che ognuno percepisca il disco in maniera unica e personale. Le parole hanno un grande potere ma non sempre vanno analizzate”.

ANCHE LA COPERTINA DI “THE SEER” E’ INTERESSANTE. CHI HA CREATO L’ARTWORK? STAVI CERCANDO DI RIPORTARE IN AUGE IL TEMA DEI DENTI CHE AVEVATE PROPOSTO AGLI ESORDI SU “FILTH”?
“Cazzo, sei la prima persona che ha menzionato questa cosa, nessuno finora aveva detto nulla o aveva notato nulla. Esattamente, con questo artwork stavo cercando proprio di fare una referenza più o meno velata – una sorta di allusione – al il tema dei denti di ‘Filth’, ma sotto una prospettiva diversa. Il disegno è un dipinto di un mio amico, Simon Henwood. Ero a casa sua e lo vidi e rimasi molto colpito; allora gli chiesi di elaborare il concetto ulteriormente per adattarlo alla visione e alla musica degli Swans”.

…SEMBRA QUASI CHE STIATE FACENDO AUTO-IRONIA CON UNA COPERTINA SIMILE…
“Non è proprio così, o perlomeno non intenzionalmente. E’ venuto così per via dello stile di Simon, ma la faccenda si ferma lì. Man mano che ha sviluppato il soggetto, a me poi sono venute in mente altre immagini che gli ho chiesto di fare e alla fine siamo arrivati a quattro o cinque versioni diverse fra le quali scegliere. Anche qua, però, preferirei non parlare del vero significato che sta dietro alla copertina, ti dico solo che questa sposa molto bene la musica. Quelli che vedi sul quadro in bocca al cane sono i miei denti, comunque”.

DAVVERO? INOLTRE SEMBRA ANCHE UN’IMMAGINE DISTURBANTE E GROTTESCA. NEL SENSO CHE IL SOGGETTO SEMBRA CARINO E DOLCE, MA E’ ANCHE STRANO E SINISTRO. IL CANE SORRIDE MA SEMBRA PIU’ UN GHIGNO CHE ALTRO…
“Esatto, l’immagine è volutamente ambigua e ironica. Ho chiesto a Simon di fare qualcosa che ricordasse l’ambiguità della Gioconda e così ha fatto”.

PRIMA DELLA RELEASE DI “THE SEER”, PER PROMUOVERE IL LAVORO, HAI ANNUNCIATO CHE IL DISCO SAREBBE STATO IL LAVORO DEFINITIVO DEGLI SWANS E UN SUNTO DI TUTTO QUANTO FATTO DALLA BAND NELL’ARCO DELLA SUA CARRIERA. COME MAI QUESTA PRESA DI POSIZIONE?
“E ho anche detto che sarebbe stato il più grande album rock & roll mai realizzato (ride, ndR)!”.

DAVVERO HAI AFFERMATO QUESTO? QUESTA CE L’ERAVAMO PERSA!
“Certo (ride, ndR). Ovviamente era un’affermazione ironica, ma è vero che il disco rappresenta tutta la nostra storia. Come ti ho già detto, ad esso ho applicato trent’anni di esperienza come produttore e musicista, per realizzare un grattacielo musicale la cui altezza fosse indefinibile e potenzialmente illimitata”.

COME NASCE DUNQUE UN ALBUM DEGLI SWANS?
“Io scrivo tutte le canzoni e le registro. Ho sempre fatto tutto da solo, ma ora sto cominciando a chiedere sempre più aiuto agli altri membri della band, che ora sono sempre più coinvolti nella scrittura. Ogni album nasce però in maniera diversa. ‘The Seer’ è nato praticamente sul palco. Da delle jam fatte dal vivo che ci sono piaciute, abbiamo memorizzato il materiale e organizzatolo in canzoni successivamente. ’93 Ave. B Blues’, ‘The Seer’, ‘Avatar’ e ‘The Apostate’ sono nate tutte in tour, sui palchi di mezzo mondo, e con il contributo diretto di tutti i membri della band. Si iniziava con un giro di chitarra e si partiva da lì, aggiungendo sempre di più, ampliando ed elaborando ogni riff durante i soundcheck o le improvvisazioni durante il concerto. Alla fine, a forza di ripetere l’operazione e organizzare il tutto, ne sono uscite delle canzoni. Poi, proprio come sul palco, abbiamo registrato dal vivo in studio per creare lo scheletro dei pezzi e poi io ho successivamente inflitto alle canzoni ulteriore tortura, aggiungendo overdub di chitarra e vari altri accorgimenti sonori per rendere il tutto più organico e sostanzioso. Altre tracce invece le ho scritte io da solo con la chitarra acustica, nei momenti di solitudine, noia o di semplice mancanza di qualcosa da fare. In maniera simile, si parte da un semplice strimpello e poi, aggiungendo e aggiungendo, nascono canzoni definite, strutturate e piene di vari elementi. Con ‘The Seer’ ho deciso di fare davvero un’opera sontuosa e lussuosa, ho invitato tanti ospiti che ammiro a contribuire al disco, come i Low, band che amo, e Karen O, che ha una voce stupenda che sapevo avrebbe fatto al caso mio su ‘Song For A Warrior’. E infine Jarboe, che non ha bisogno di alcuna introduzione, si è rivelata indispensabile al mio progetto in vari momenti in cui c’era bisogno di voci femminili eseguite in un certo modo. Sul disco ci sono tantissimi ospiti, ognuno dei quali ha contribuito a modo suo a fare di ‘The Seer’ un album enorme e molto organico e variegato”.

COME MAI JARBOE CONTINUA PERO’ A RESTARE FUORI DAGLI SWANS?
“E’ una mia decisione. Quando ho ricreato gli Swans, non la volevo con me nella band. Semplicemente questo. Non volevo cedere alla nostalgia, nè tantomeno riportare in vita situazioni passate. Volevo che gli Swans avessero una vita nuova, un nuovo inizio con altre persone a formarne il cuore. Non volevo tornare indietro, volevo andare avanti. Io la adoro e la rispetto tantissimo, come persona e come musicista, ma gli Swans ora sono fatti da queste persone qua, sei uomini che lavorano molto bene insieme. Gli Swans ormai sono una band formata da uomini e io la voglio mantenere così per ora”.

TU E JARBOE ERAVATE UNA COPPIA NELLA VITA PRIVATA PRIMA CHE GLI SWANS SI SCIOGLIESSERO, VERO?
“Verissimo, per ben tredici anni”.

DAVVERO? E QUESTA SITUAZIONE HA INFLUITO SULLA DISSOLUZIONE DELLA BAND NEGLI ANNI NOVANTA?
“Non solo ha influito, ma ne è stata la causa primaria. La nostra relazione ha distrutto la band allora e l’ha portata nella tomba. Pensavo fosse una morte definitiva e invece negli ultimi anni ho sentito la mancanza degli Swans e la voglia di riportare la band in vita”.

INFATTI SIETE PASSATI DALLA NON-ESISTENZA TOTALE AD UNA PROLIFICITA’ IN STUDIO SORPRENDENTE E AD UNA ATTIVITA’ LIVE CHE SEMBRA NON TROVARE MAI SOSTA…
“Sì, è vero, siamo tornati in maniera esplosiva. Io vivo per due cose soltanto, i miei figli e la musica. Lavoro sempre, cazzo, sono un musicista e non mi fermo mai, non conosco altro. Per anni l’ho fatto con gli Angels Of Light ed ora lo faccio con gli Swans, non posso restare senza fare nulla, non so come fermarmi”.

GLI SWANS SONO BEN DIVERSI PERO’ DAGLI ANGELS OF LIGHT. UN CONTO E’ SUONARE SEMPRE, NON-STOP, LA MUSICA ‘LEGGERA’ E ACCOMODANTE DEGLI ANGELS OF LIGHT E UN CONTO E’ SUONARE TUTTI I GIORNI LA MUSICA BRUTALE E PESANTISSIMA DEGLI SWANS, NON TROVI? INSOMMA, LA GENTE NEL PUBBLICO A MALAPENA RIESCE AD ARRIVARE ALLA FINE DI UN VOSTRO SHOW, TANTO LA MUSICA E’ SOFFOCANTE, E TU INVECE LO FAI TUTTE LE SERE…
“Gli Swans sono fisicamente estenuanti, lo ammetto, ma io non conosco altro: questo è il mio mondo, è il mio ambiente naturale”.

COME E’ AVVENUTA DUNQUE QUESTA REUNION?
“Ho gestito gli Angels Of Light per tredici anni. Poi quel progetto mi sono reso conto di averlo prosciugato, di aver fatto tutto quello che potevo fare con esso. Avevo finito il materiale, non ce n’era più da creare. Allo stesso tempo cominciavano a frullarmi in testa note e accordi più sostanziosi, metallici, opprimenti… Ad un certo punto ho guardato in faccia alla realtà e mi sono detto: ‘ma questi sono accordi per gli Swans, punto, non si scappa’. A quel punto è stato inevitabile per me riesumare quel nome. Gli Swans erano tornati, tornati a scorrermi nella vene, erano già qui, che io lo accettassi oppure no”.

E’ STATA QUASI UNA VOCAZIONE…
“Esatto, ho sentito la chiamata e accettato di nuovo, dopo anni, la presenza nella mia vita del mio fratello malvagio, presenza che non riuscivo più ad ignorare e che dovevo affrontare. E’ stato bellissimo, perchè il ritorno sulle scene è stato un inizio tutto nuovo per la band, un andare avanti con nuove motivazioni e nuove idee e non un tornare indietro inutile e ridondante. E’ molto emozionante, sono molto curioso di vedere dove andremo a finire con questa seconda giovinezza della band”.


COSA POSSIAMO ASPETTARCI DUNQUE DALLA BAND? SIETE TORNATI PER RESTARE, OPPURE LA REUNION E’ ANCORA IN FASE SPERIMENTALE E STATE ANCORA DECIDENDO COSA FARNE?

“E chi lo sa, il futuro è ignoto; ma dal vivo stiamo già suonando pezzi nuovi che non esistono. Sono tre composizioni per ora ancora improvvisate, ma già oltre un’ora di musica. Un giorno li voglio registrare e farne delle canzoni vere e proprie, proprio come è già successo con ‘The Seer’, per cui credo che per ora gli Swans siano vivi e vegeti e con parecchio lavoro da fare…e piani ben precisi per il futuro. Ci sono idee, c’è l’entusiasmo, c’è la passione per cui per ora si va avanti!”.

INFATTI VI ABBIAMO VISTI DAL VIVO A SAN FRANCISCO DI RECENTE, E NON SEMPRE SI CAPIVA COSA STAVATE SUONANDO…
“Esatto, chiaro esempio della nascita di una nostra nuova canzone. Nella maggior parte dei casi nascono così, sul palco, davanti al pubblico. Suoniamo un solo pezzo vecchio dal vivo per ora, ‘Coward’; mi piace quel pezzo, è divertente da suonare dal vivo, ma in generale siamo sempre più ansiosi di suonare musica nuova e per noi fresca, sia da un nuovo album o musica che stiamo ancora scrivendo e che ancora non esiste propriamente come canzone”.

LA LINE-UP CORRENTE DEGLI SWANS E’ FORSE LA PIU’ DURATURA E E SOLIDA CHE AVETE MAI AVUTO, GIUSTO?
“Sì, è incredibile, con questi musicisti tutto sembra filare sempre liscio. Siamo una bella squadra e la band è molto unita e coesa. Sono tutti musicisti immensi e lavorano tutti molto bene e con una dedizione inverosimile. Con loro tutto funziona benissimo: i tour, i concerti, il lavoro in studio…”.

…INFATTI, SEMBRANO TUTTI MUSICISTI MOLTO FEDELI AL VERBO DEGLI SWANS E ALLA TUA VISIONE.
“Decisamente…ma vediamo per quanto ancora riusciranno a sopportarmi (ride, ndR)!”.

NORMAN WESTBERG (CHITARRISTA, ndR) PERO’ E’ CON TE DAGLI ESORDI, O SBAGLIO?
“Sì, più o meno. Abbiamo iniziato insieme, ma poi ha mollato prima della nostra dissoluzione, per cui non ha suonato su ‘Soundtracks For The Blind’; ma a parte quello, ha suonato su tutti i dischi degli Swans. E’ con me da talmente tanto tempo che ormai quando scrivo musica penso contemporaneamente a come Norman la suonerebbe”.

CHE RELAZIONE AVETE VOI DUE? DA DOVE NASCE UN SODALIZIO COSI’ LUNGO E DURATURO?
“Mi stai chiedendo se andiamo a letto insieme (ride, ndR)? A parte gli scherzi, Norman è insostituibile. Suona quasi esclusivamente musica che io scrivo, ma a volte solo lui riesce a tradurla in suono come voglio io. E’ molto leale e lavora in maniera certosina, è quasi stoico nel modo di suonare. Io lo chiamo il ‘Clint Eastwood del rock’, la sua attitudine è la stessa infatti, è un duro, avanti con l’età, ma una persona di gran carattere. E’ del Midwest, parla poco, ma lavora tanto. Un grande. Una persona e un musicista solidissimo”.

VOI NON SIETE UNA BAND PROPRIAMENTE METAL, MA AVETE INFLUENZATO TANTISSIME BAND METAL, E AI VOSTRI CONCERTI E’ SEMPRE PIENO DI METALLARI. COSA NE PENSI?
“Mah, non mi interessa. E’ vero non siamo una band metal, ma abbiamo un’intensità che a quanto pare ha molto appeal tra chi ama il metal, e questo lo comprendo. Il nostro pubblico è però molto eterogeneo. Sì, ci sono tanti metallari, è vero, ma non solo: tante donne, perfino adolescenti, è sempre un bel mix che mi rende felice vedere. Io non ho molto da spartire con il mondo del metal e non mi reputo assolutamente un musicista metal. Personalmente credo che tutte le band metal che dicono di essere state influenzate dagli Swans alla fine non fanno un buon lavoro nel rappresentare questa influenza, e finiscono per ridicolizzarci (ride, ndR)”.

C’E’ DEL METAL CHE TI PIACE, PERO’?
“Certamente, anche se con tutta onestà ascolto poca musica in generale. Mi piacciono molto i Sunn O))), ma non so se sono proprio metal. E’ più performance art, ma insomma…sono molto pesanti. Mi piacciono molto anche i Liturgy”.

IN QUESTO SENSO COME GIUDICHI LA VOSTRA APPARIZIONE AL ROADBURN? LI’ ERAVATE CIRCONDARTI DA BAND METAL…
“Sono d’accordo solo in parte. Al Roadburn era pieno di band sperimentali, non solo metal, e comunque gli stili erano molto eterogenei e variegati. Secondo me gli Swans erano perfetti ad un festival simile, che non giudico assolutamente un evento metal. In generale però, credo che i metallari, come fan, sono i fan migliori di tutti, rispetto agli altri generi che spesso hanno fan molto presuntuosi e spocchiosi. I fan del metal mi sembrano gente più rilassata, umile e semplice. Mi piacciono molto. Poi Walter, l’organizzatore, ci ha trattati benissimo. Suoneremmo al Roadburn di sicuro e volentieri se ci invitassero di nuovo. Esperienza davvero positiva”.

DAL VIVO SIETE UNA DELLE BAND PIU’ INTENSE MAI ESISTITE. COME MAI QUESTA ATTITUDINE ESTREMA SUL PALCO? PER VOI LA SFERA LIVE CHE VALORE HA?
“Cerchiamo di perderci letteralmente nella nostra stessa musica dal vivo. Per noi suonare dal vivo è come una reazione a catena inarrestabile. Una volta che parte la prima nota da li è un’escalation di tensione. Io voglio che la mia musica mi seppellisca. Non devo essere io a suonare la musica, ma la musica che suona me, che mi travolge. Io cerco di seguire il suono e non crearlo. E’ come surfare un’onda e non fermarsi mai. Poi dal vivo proviamo sempre cose nuove, improvvisiamo, ci lasciamo letteralmente andare ogni volta, è una sorta di epidemia di suono, quando suoniamo. Dilaga e non so bene perchè. Anche le canzoni già scritte cambiano sempre: ad esempio “The Apostate” la suoniamo in maniera diversa ogni sera e ormai è diventata completamente diversa da come l’abbiamo registrata. Gli Swans mi piacciono per questo, creano canzoni mutanti che non smettono mai di trasformarsi ed evolversi. E’ un cambiamento continuo ed inarrestabile”.

COME E’ NATA LA TUA LABEL, LA YOUNG GOD, E COSA HAI IN CANTIERE CON L’ETICHETTA? COME LA GESTISCI?
“Mah, per ora l’etichetta è in condizioni disastrose, in un certo senso. Con il ritorno degli Swans, non ho più tempo per fare nulla. Sto sempre in tour o in studio e non è un tipo di vita adatta alla gestione di una piccola attività imprenditoriale. A questo punto l’etichetta ormai è solo una casa per gli Swans e un modo per pubblicare la musica degli Swans e basta. Non ho più soldi o tempo per pubblicare musica di altri artisti. Il downlaod illegale ha ammazzato quell’aspetto dell’etichetta e non posso più prendermi certe responsabilità. Non ha senso per me per ora, visto com’è messa l’industria, investire soldi e tempo in altri artisti, sarebbe un’operazione-suicidio; e gli Swans si prendono talmente tanto del mio tempo che non riuscirei a dedicare ai musicisti l’attenzione che meritano. Forse pubblicherò tramite la Young God qualche mio side-project o qualche spin-off di gente che ammiro, ma comunque sia la vedo dura ora come ora usare l’erichetta per qualcosa che non sia prettamente collegato a me e alla mia attività musicale. Per ora con la Young God riesco a provvedere solo a me stesso, l’etichetta sfortunatamente non è più un luogo per scoprire e lanciare nuovi artisti, né uno strumento utile per lanciare la loro carriera, come accadde per Devendra Banhart o gli Akron/Family. Quelle possibilità ormai non ci sono più, meglio essere realisti e concentrarsi sugli Swans”.

QUANTO DI QUESTA SITUAZIONE LA ATTRIBUISCI ALL’INTENSA ATTIVITA’ DEGLI SWANS E QUANTO ALLA SITUAZIONE DELL’INDUSTRIA?
“E’ un mix di entrambe le cose, presenti in egual misura. Per riportare l’etichetta ai fasti di un tempo, dovrei lasciar perdere tanta attività di touring e scrittura per gli Swans e assumere personale specializzato che poi dovrei stipendiare con gli introiti della label, che non ci sono perchè la gente non compra ma scarica. Per esempio, se riattivassi la Young God per riportarla in piena attività, dovrei assumere dei contabili, visto che io di contabilità non capisco nulla. Stessa cosa per l’aspetto comunicativo, dovrei assumere pubblicisti, PR, eccetera. Sarebbero tutti stipendi da pagare, sarebbe un suicidio. E così via…sono innumerevoli le spese, pagare grafici per gli artwork, sound engineer per registrare i dischi e via discorrendo. Insomma, ci sono troppe cose che succhierebbero solo soldi, ma non riusciremmo a generarne abbastanza per mantenere in vita tutto questo apparato”.

LA YOUNG GOD E’ MAI STATA UN’ETICHETTA IN ATTIVO?
“Certamente, altrimenti non avrei mai fatto questo lavoro. Ma ora c’è un declino impossibile da combattere. Il download illegale ci ha ammazzati. Non mi sto lamentando, sto solo affermando una verità innegabile”.

GLI SWANS TI PAGANO LE BOLLETTE? RIESCI A MANTENERTI CON QUESTA BAND?
“Sopravvivo, sì. Divento pazzo per inventarmi ogni possibile fonte di guadagno e spendo tante energie per inventarmi nuovi modi di rendere questa band lucrosa in qualche modo. Faccio artwork speciali, fatti a mano da me stesso, pezzi che posso vendere a prezzi più cari. Realizzo di persona packaging unici in edizioni limitatissime e cerco di andare in tour quanto più possibile. Gli Swans sono l’unica fonte di guadagno che ho. Io sono un musicista, so fare solo questo, non posso fare altro che mantenermi in qualche modo”.

SE POTESSI FARESTI MENO? MENO TOUR, MENO SBATTIMENTI?
“Non lo so, mi sento fortunato perchè per ora sono felicissimo di quello che faccio con gli Swans e non cambierei nulla. Poi si vedrà…per ora avanti così”.

GRAZIE DI TUTTO MICHAEL, SIAMO FELICISSIMI DI AVER IMPARATO COSI’ TANTO SUGLI SWANS!
“Grazie di tutto ragazzi, apprezziamo tantissimo il vostro interesse!”.

 

 



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  • C’est Disco

    Questa è un’INTERVISTA, non come le altre che leggo qui su Metalitalia. Complimenti a Mattia Alagna.

  • http://www.metalitalia.com/ maurizio borghi

    Congratulazioni a te, che facendo un complimento riesci simultaneamente a sminuire il lavoro di una intera redazione che da 10 anni fa tutto questo GRATUITAMENTE.

  • C’est Disco

    Hai ragione tu, quindi faccio copia e incolla della tua frase e vi chiedo scusa:

    Questa è un’INTERVISTA, mi piacerebbe leggerne tante altre di questo genere su Metalitalia. Complimenti a Mattia Alagna.

  • http://www.metalitalia.com/ maurizio borghi

    :)

  • matteo

    complimenti all’intervistatore, interessantissima chiacchierata, grazie