TRAP THEM – Sotto il segno del pericolo

Pubblicato il 18/12/2016 da

Dopo avere scongiurato uno scioglimento prematuro e aver consolidato la line-up con una sezione ritmica tutta nuova, i Trap Them sono riusciti a lasciarsi alle spalle quell’incertezza che li attanagliava durante la stesura di “Blissfucker”. Negli ultimi due anni si era effettivamente sentito parlare poco del gruppo con base a Boston, ma il nuovo “Crown Feral” ha fugato ogni dubbio: i Trap Them sono ancora vivi e sono qui per restare. Il disco è sicuramente una delle prove più convincenti della discografia del quartetto, nonchè uno dei lavori da ricordare in campo death/hardcore/grind di questo anno che volge al termine. Dopo vari tentativi andati a vuoto, siamo finalmente riusciti ad incontrare il leader della formazione, il chitarrista Brian Izzi, a Londra, poco prima che la band salisse sul palco nella prima data britannica del recente tour europeo che i Nostri hanno sostenuto in compagnia di Okkultokrati e Venom Prison. Si è parlato di “Crown Feral”, delle dinamiche interne della band e, ovviamente, dell’ormai famigerato infortunio che ha coinvolto il cantante Ryan McKenney in quel di Eindhoven…

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HAI DICHIARATO CHE “CROWN FERAL” È STATO COMPOSTO CON IL PRECISO INTENTO DI ESSERE RIPROPOSTO DAL VIVO. NON È SEMPRE STATO COSI’ PER LA MUSICA DEI TRAP THEM?
“È quasi sempre stato così. Diciamo sino a ‘Blissfucker’. Quest’ultimo ha effettivamente rappresentato un cambio di approccio per noi. Quando ho iniziato a comporre quel disco i piani della band non erano molto chiari. Non arrivo a dire che stavamo considerando di scioglierci, però non vi erano nemmeno chissà quali attività in programma. Da un paio di anni a questa parte abbiamo smesso di andare in tour per diversi mesi all’anno e quando stavo scrivendo ‘Blissfucker’ non avevamo alcuna data in programma, nè una formazione che all’epoca consideravo stabile. I pezzi di quel disco sono quindi stati composti da me senza alcun input esterno. Ho presentato tutto il materiale agli altri ragazzi e lo abbiamo registrato. Per questo motivo puoi notare alcuni esperimenti, come strutture più aperte, una durata media abbastanza lunga, ecc. Non è un album che ti fa sempre venire voglia di aggredire il prossimo, se capisci quello che intendo. ‘Crown Feral’ è invece una sorta di ritorno alle origini, per quanto riguarda il metodo di songwriting: ho scritto le idee base, ma il tutto è stato continuamente rifinito in sala prove con Brad (Fickeisen, batterista, ndR) e Galen (Baudhuin, bassista, ndR). Abitiamo tutti nel raggio di un miglio e da qualche tempo abbiamo iniziato a ritrovarci almeno una volta a settimana. Questo approccio ha conferito al nuovo materiale un rinnovato taglio live. Abbiamo recuperato l’urgenza di una volta”.

SO CHE IL VOSTRO FRONTMAN RYAN ABITA INVECE A SEATTLE, SULLA COSTA OCCIDENTALE DEGLI STATES. LUI QUANDO È SOLITO ENTRARE IN GIOCO NEL PROCESSO DI COMPOSIZIONE?
“Per questo album Ryan mi ha inviato un file .pdf via mail mesi prima che iniziassi a scrivere la musica. Quando ho aperto il file ho trovato il titolo del disco, i titoli dei dieci brani e una spiegazione per ognuno. Devo dire che è stato interessanti avvicinarsi alla composizione in questa maniera: ho dovuto pensare al concept dei brani e lasciarmi ispirare da esso ogni volta che imbracciavo la chitarra. Man mano che i pezzi hanno preso vita, ho inviato dei file a Ryan, che a sua volta mi ha suggerito delle modifiche per dare spazio alle metriche che aveva in mente. In ogni caso, quando siamo entrati in studio non avevo un’idea preciso di come e dove Ryan avrebbe cantato: la sua prova è stata una sorpresa sino all’ultimo”.

OGNI GRUPPO DICE SEMPRE CHE IL PROPRIO NUOVO ALBUM È IL MIGLIORE DELLA DISCOGRAFIA. VALE LO STESSO PER I TRAP THEM E “CROWN FERAL”?
“A costo di risultare noioso, ti rispondo di sì. Credo che questo album abbia dato una nuova spinta alla carriera della band. È la prima volta che registriamo due dischi di fila con gli stessi musicisti. Questi ultimi poi sono ora coinvolti direttamente nel songwriting e puoi sentire questo affiatamento ascoltando il disco. Sicuramente ‘Crown Feral’ è un lavoro più diretto di ‘Blissfucker’, ma, a dispetto della breve durata, siamo riusciti ad affinare sia le melodie che gli arrangiamenti. Non avremmo mai potuto comporre un disco simile sei o sette anni fa. Puoi sentire che è il frutto della nostra crescita come musicisti e come band. Sono infine molto soddisfatto sia della produzione che della copertina”.

PER LA PRODUZIONE VI SIETE ANCORA UNA VOLTA RIVOLTI A KURT BALLOU DEI CONVERGE. NON AVETE MAI PENSATO DI CAMBIARE?
“Sì, ci abbiamo pensato un paio di volte, ma alla fine non siamo mai riusciti a trovare un’alternativa che ci convincesse veramente. Dopo tutto, Kurt è un produttore in continua evoluzione e lo stesso può essere detto del suo studio, che si arricchisce ogni anno di nuova strumentazione. Lo conosciamo benissimo a livello umano e sappiamo come lavora, ma l’ambiente non è mai lo stesso rispetto alla volta precedente”.

PER LA COPERTINA VI SIETE INVECE RIVOLTI ALLO SVEDESE MATTIAS FRISK. LO STILE È MOLTO DIVERSO DAI VOSTRI SOLITI STANDARD…
“Sì, è un bellissimo dipinto, dal taglio old school death metal. Mi sono imbattuto nei lavori di Mattias mentre cercavo una t-shirt dei Morbus Chron su internet. Sono un grande fan delle grafiche che ultimamente ha realizzato per alcune formazioni svedesi. Adoro inoltre la sua band, i Vanhelgd: il loro ultimo album è spettacolare. Per la copertina di ‘Crown Feral’ volevamo un dipinto di un paesaggio, senza alcuna figura umana. Mattias ha colto subito dove volevamo andare a parare e ha confezionato la nostra migliore copertina di sempre”.

CHI NON HA ASCOLTATO LE ANTEPRIME DEL DISCO PENSERA’ MAGARI AD UNA SVOLTA DEATH METAL ANCHE A LIVELLO MUSICALE…
“Può darsi, ma, come hai potuto sentire, la percentuale di death metal presente nel sound è uguale al solito. Non riesco mai a sbilanciarmi: se parto con un riff death metal poi finisco quasi sempre a chiudere il pezzo con una soluzione più hardcore, o viceversa. Puoi sentire un riff rubato agli Autopsy messo su una ritmica alla From Ashes Rise. Ho maturato questo stile negli ultimi anni e non so spiegare esattamente come ci sia arrivato. In sostanza sommo i miei ascolti e cerco di dargli una forma canzone”.

IN EFFETTI NON È SEMPLICE DEFINIRE LA VOSTRA PROPOSTA…
“All’inizio ci definivano un gruppo grind – e posso anche capire perchè – ma da ‘Seizures in Barren Praise’ credo che la nostra musica abbia preso una piega molto più variopinta. Puoi chiamarla metal-punk, forse… d’altronde è la somma di metal, punk e delle loro varie sfumature. Forse se avessimo un growl death metal al posto delle urla di Ryan potremmo essere inseriti facilmente nella corrente death metal svedese. Credo che la voce sia determinante nel dare a molti dei nostri brani un taglio più punk. Prsonalmente, negli ultimi anni ho ascoltato soprattutto gruppi death metal attuali come Morbus Chron, Tribulation, Vampire, Under The Church, Miasmal, ma avere Ryan nella band, assieme ad una passione per certo hardcore-punk, trasforma puntualmente le idee iniziali di matrice estrema in qualcosa di molto più trasversale”.

NON POSSO FARE A MENO DI CHIEDERTI DELL’INCIDENTE DI RYAN AL BLOODSHED FEST DI EINDHOVEN…
“Non c’è molto da dire: si è lanciato da una pila di amplificatori e si è rotto entrambi i piedi, oltre ad essersi procurato un occhio nero e un migliaio di lividi su tutto il corpo. Devo dire che negli anni Ryan ci ha abituato ad una lunga serie di tendenze auto-distruttive, ma l’exploit dell’altra sera verrà sicuramente ricordato a lungo”.

ANNULLERETE DELLE DATE IN SEGUITO A QUESTO INCIDENTE? VEDO CHE LE SUE CONDIZIONI SONO PIUTTOSTO GRAVI…
“No, non abbiamo alcuna intenzione di annullare dei concerti. Quello che è successo è una cosa normale per Ryan, anche se capisco che dall’esterno possa sembrare follia. Lui fa parte di questa band ed è in questa scena per provare sensazioni estreme. Lui è entrato nei mondi metal e punk non per il loro senso di comunità, ma per il senso di vera ribellione e pericolosità che un tempo aleggiava attorno ai concerti. Sono cose difficili da spiegare adesso – questi sono generi musicali che ormai sono stati accettati dai media e dalle masse – ma Ryan sotto certi aspetti è ancora legato alle origini del movimento e alle ragioni che in principio lo hanno portato ad avvicinarsi a questa musica. Insomma, non potrà camminare per un po’, ma troverà sicuramente il modo di esibirsi. L’attività della band continuerà”.

FA STRANO SENTIRTI PARLARE COSI’: NON SIETE UNA BAND CHE DAL VIVO INCITA I FAN E PROVA A SCATENARE CHISSA’ QUALE BOLGIA…
“Lasciamo che sia la musica a parlare. Ryan poi ci mette del suo, ma non siamo una di quelle band che chiedono continuamente al pubblico di muoversi, pogare, fare circle pit, ecc. Noi interpretiamo lo show alla nostra maniera e il pubblico deve sentirsi libero di viverlo come meglio crede. Chi siamo noi per dare ordini o suggerire comportamenti? Io personalmente sono solito restare immobile in fondo alla sala quando vado ad un concerto di un gruppo che seguo. Voglio godermi la musica e seguire attentamente cosa fanno i musicisti anzichè schivare le mosse di qualche esagitato”.

COSA HANNO I TRAP THEM IN PROGRAMMA PER IL 2017?
“Proveremo a suonare dal vivo con un po’ più di frequenza. Ci hanno offerto dei tour di spalla a dei nomi molto più grossi, sia negli USA che in Europa, e crediamo che potrebbero rivelarsi delle esperienze interessanti. Di solito suoniamo nel nostro giro, ma è probabile che nel 2017 avremo tempo per fare anche qualcosa di diverso dal solito. Per i prossimi show abbiamo anche in mente di proporre ‘Crown Feral’ per intero: volevamo suonarlo subito dal vivo appena terminate le registrazioni, ma la Prosthetic Records ce lo ha sconsigliato, in quanto qualcuno avrebbe senz’altro filmato tutto e postato il video su YouTube. Sono cose che oggigiorno è meglio evitare”.

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