UFOMAMMUT – Oro italiano

Il 2012 italiano verrà ricordato senz’altro come l’anno degli Ufomammut, band nostrana ormai popolarissima dentro e fuori la madrepatria che ha saputo negli anni costruirsi una reputazione inossidabile grazie al continuo duro lavoro e sopratutto a dei riff inimitabili divenuti ormai una mercanzia finissima e ricercatissima nel mondo del metal estremo mondiale. Nel 2012 la band ci ha stupiti a tutto tondo conquistando una posizione dominante nel roster della esclusivissima Neurot Recordings di Steve Von Till e licenziando non uno, ma ben due lavori riuscitissimi che hanno dato vita alla saga di “Oro”, uno dei momenti più validi ed esaltanti del doom metal a marchio 2012. Nel parlare della band, del suo sound unico, della sua visione e dei tanti ottimi lavori che ne costellano la discografia, non si può dunque non sentire un inevitabile senso di orgoglio e ammirazione, e sorridere di fronte al fatto che non si può non essere estasiati dal fatto che questa fantastica band sia italiana e che che ci sta rappresentando in maniera splendida in tutto il mondo. Gli Ufomammut alla fine ci rendono fieri di essere italiani, ed è giusto e inevitabile dunque non fare ulteriore luce sul loro splendido lavoro se non per bocca di loro stessi.

CIAO RAGAZZI, PARTIAMO DAL DIRCI COME SIETE FINITI NEL ROSTER DELLA NEUROT….
Poia: “Dopo ‘Eve’, molte etichette si sono fatte avanti. Noi da un po’ di tempo siamo sostenitori del fai-da-te, anche in campo discografico. L’interesse di Neurot però ci ha colpito molto, dato che da sempre la consideriamo un’esperienza atipica, gestita da persone che suonano anche in una band che fin dagli esordi segue un proprio percorso, senza seguire mode passeggere, con integrità e un grande rispetto per la Musica, che deve essere il fine ultimo. I Neurosis ci hanno invitato ad aprire i loro concerti in europa nel 2011, e così abbiamo conosciuto Steve. E abbiamo capito che stavamo facendo la scelta giusta”.

COME E’ STATA L’ESPERIENZA CON L’ETICHETTA FINO AD ORA?
Poia: “Non posso che essere contento, soprattutto perché ci sentiamo parte di una ‘famiglia’ e ci sentiamo liberi nel processo creativo, che è la cosa che più conta”.

STEVE VON TILL E’ BRAVO COME BUSINESS MAN TANTO QUANTO COME MUSICISTA?
Poia: “Senza voler essere idealista a tutti i costi, credo che a guidare le sue scelte non sia certo il fiuto per gli affari, quanto la devozione per la musica. Il business è secondario, derivativo, anche se è sicuramente un aspetto importante per un’etichetta discografica”.

COME MAI “ORO” E’ FINITO PER ESSERE UN’OPERA PIU’ AMPIA SUDDIVISA IN DUE PARTI?
Poia: “Era chiaro fin da subito che sarebbe stata un’opera piuttosto lunga… ma non volevamo un classico doppio album… troppo dispersivo. Già siamo noiosi, figuriamoci se moltiplicati per due! (ride, ndR)”.

L’OPERA NEL SUO COMPLESSO DA DOVE E’ NATA E COSA TRATTA?
Urlo: “‘Oro’ è nato in modo nuovo rispetto al passato. E’ cresciuto attorno ad alcuni riff che ci portavamo dietro dal periodo di ‘Eve’, quindi si è sviluppato sia dall’improvvisazione che dallo studio di alcuni pezzi portati da casa, da uno studio nostro come singoli. Molto è stato dato dallo studio dei synth che hanno creato l’unione per l’intera opera. ‘Oro’ ha diversi significati, ma fondamentalmente parla del processo alchemico che porta alla creazione dell’oro, che nel caso specifico è la conoscenza che scaturisce dalla paura dell’uomo per ciò che lo circonda e schiaccia”.

I DUE SINGOLI CAPITOLI HANNO QUALCHE DIFFERENZA DI RILIEVO A LIVELLO TEMATICO O SONO COMPLEMENTARI?
Poia: “‘Opus Primum’ e ‘Opus Alter’ fanno parte dello stesso disco, sono complementari l’uno all’altro ma nascondono differenti tipi di complessità”.

AVETE PRATICAMENTE SCRITTO E PUBBLICATO QUASI DUE ORE DI MUSICA IN MENO DI UN ANNO CON LA DOPPIETTA DI “ORO”. SIETE SEMPRE COSI’ PROLIFICI O E’ STATO UN MOMENTO?
Poia: “Ci sono (e ci sono state) band molto più prolifiche. Ultimamente vogliamo perdere meno tempo e concentrarci maggiormente. Insomma l’ispirazione non viene dal cielo, ma bisogna oliare e far girare gli ingranaggi”.

LORENZO STECCONI STA ORMAI AGLI UFOMAMMUT COME STEVE ALBINI STA AI NEUROSIS? E’ ORMAI UNA COLLABORAZIONE INDISSOLUBILE?
Poia: “Fino a che ci troveremo così bene con lui, non vedo perché cambiare. C’è un po’ il mito del ‘chiamiamo il produttore americano figo’, ma non ha mai fatto presa su di noi. Preferiamo la realtà al mito. Al di là dell’indiscutibile bravura e modus operandi di Lorenzo, credo che molto faccia un misto di alchimia, fiducia e di rispetto reciproco, e di tempo passato assieme riuscendo pure a divertirsi non poco”.

DA “IDOLUM” AD OGGI VI SITE ASSESTATI SU UNA FORMULA CHE STILISTICAMENTE PARE SIA CAMBIATA POCO DA ALLORA, ANCHE SE HA PRODOTTO LAVORI ECCEZIONALI. SIETE D’ACCORDO?
Poia: “E’ un po’ difficile essere d’accordo, ma sono troppo coinvolto in Ufomammut per parlarne in modo obiettivo. Se ci penso bene, a grandi linee, gli ingredienti sono sempre gli stessi da quando esistiamo come band. Però ogni volta abbiamo cercato in modo più o meno conscio di non ripeterci e di cambiarla, questa formula. Senza peccare di presunzione non penso che gli Ufomammut suonino come AC/DC, o Motorhead, o Fu Manchu. Band che comunque adoro, anche se in questi casi sì che la formula è veramente sempre la stessa. Non siamo nemmeno i Mothers of Invention di Zappa, che saltabeccano ecletticamente da un genere all’altro. Crediamo nel cambiamento ma non vogliamo che sia forzato…”.

ORMAI SIETE CONOSCIUTI A LIVELLO INTERNAZIONALE, COME STATE GESTENDO QUESTA “FAMA” E COME VI FA SENTIRE?
Poia: “E’ stato un processo graduale, costruito negli anni… perciò è qualcosa di solido e resistente… il fatto di essere più conosciuti ci ha reso più consapevoli e più determinati a proseguire sul nostro sentiero, senza badare al fatto di essere più conosciuti”.

MEGLIO PROMUOVERE SOLO LA SFERA UFOMMAMUT, O VALE LA PENA ANCHE INCLUDERE LA VOSTRA ITALIANITA’ IN QUESTO ASPETTO, E PROMUOVERE, TRAMITE VOI APPUNTO, TUTTO IL METAL ITALIANO?
Poia: “Quello che facciamo con Supernatural Cat (etichetta di Malleus, trio di poster art di cui Urlo ed io siamo due terzi) è appunto cercare di far conoscere ciò che consideriamo buono nella musica del nostro Paese. Ad esempio, nel nostro imminente tour di ottobre ci saranno anche gli Incoming Cerebral Overdrive… però promuovere così anche TUTTO il metal italiano diventa un po’ complicato: ci vorrebbero parecchi autotreni e locali in grado di gestire migliaia di band ogni sera. Pensate che caos nei cambi di palco! (ride ndR)”.

MUSICALMENTE COSA PENSATE MANCHI ALL’ITALIA, E COSA INVECE PENSATE ABBIA COME MARCIA IN PIU’? UN GIUDIZIO SUL NOSTRO PAESE COME TERRENO PER CHI VUOLE SUONARE E PUBBLICARE METAL SPERIMENTALE E DI NICCHIA?
Poia: “L’Italia è un terreno difficile se fai musica estrema. Lo è persino se fai musica. Come in molti altri campi, se vuoi combinare qualcosa, devi scendere a compromessi o conoscere le persone giuste e il merito c’entra poco. Il fatto di avere molti ostacoli, ti rende però più combattivo e inventivo: e quindi abbiamo cercato strade alternative. Se l’Italia non ti uccide, ti fortifica”.

NE AVETE FATTA DI STRADA, E ORMAI AVETE SUPERATO IL DECENNIO DI CARRIERA. GUARDANDOVI INDIETRO COSA VEDETE, E DOVE PENSATE SIATE DIRETTI? FARESTE QUALCHE SCELTA DIVERSA OGGI COME OGGI?
Poia: “L’errore più grosso è stato quello di affidare all”etichetta sbagliata, The Music Cartel, il nostro secondo disco, Snailking. Abbiamo perso un sacco di tempo utile”.

DUE ALBUM IN UN ANNO. PROBABILMENTE ORA VI CONCENTRERETE SOLO SUI TOUR E IL RELAX… OPPURE GIA’ PENSATE AL PROSSIMO ALBUM E ALLO STUDIO DI REGISTRAZIONE? COSA AVETE IN PROGRAMMA PER IL 2013?
Poia: “Abbiamo un mese di tour europeo da affrontare, in cui avremo il tempo di esplorare la diverse sfaccettature di ‘Oro’. Poi si vedrà”.

E LA SUPERNATURAL CAT COSA HA IN CANTIERE?
Urlo: “Stiamo pensando a Farwest Zombee (progetto di cui facciamo parte Poia ed io, oltre a diversi ospiti) e ad altre cose che verranno. Ma è un momento di calma, ogni uscita Ufomammut (abbiamo curato le versioni in vinile e limitata di ‘Oro’) è abbastanza pesante”.

IL 2012 STA VOLGENDO AL TERMINE. SE DOVRESTE SCEGLIERE UN PICCO E UN BARATRO DI QUESTO ANNO, QUALI SAREBBERO?
Poia: “Preferisco non rispondere a questa domanda”.
Urlo: “Lasciamo finire l’anno, poi si vedrà”.

COSA GIRA NEL VOSTRO LETTORE ULTIMAMENTE?
Poia: “L’ultimo Om, ‘Advaitic Songs’. Più un sacco di altra roba del passato”.
Urlo: “OM, Elvis, Eye e poi sto aspettando il nuovo dei Converge”.

TRA LE BAND PIU’ NUOVE E VOSTRE COETANEE, DI CHI AVETE VOGLIA DI TESSERE LE LODI?
Urlo: “Tante e nessuna”.

TRA MALLEUS, SUPERNATURAL CAT E UFOMAMMUT, RIUSCITE A MANTENERVI O AVETE DEI LAVORI NORMALI COME TUTTI AI QUALI NON POTETE RINUNCIARE?
Urlo: “Malleus è, fortunatamente, il mio lavoro”.
Poia: “Il mio ‘vero’ lavoro è Malleus. Credo che sia una grande fortuna”.

COME REGALO DI MATRIMONIO A STEVE VON TILL AVETE REGALATO UNA SERIGRAFIA DI MALLEUS GIUSTO? COME E’ NATA L’IDEA E COME HA REAGITO? AVETE PRESENZIATO ALLE NOZZE?
Poia: “Steve ci ha commissionato una serigrafia in tiratura ultralimitata per il suo matrimonio, dandoci alcuni spunti su cui lavorare. Ci ha fatto piacere realizzarla e quindi abbiamo deciso di regalarla. Ci è sembrato giusto così”.



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  • Pedochrist

    Grandiosi, lo show di Oslo è stato pazzesco come al solito, dai così!