VANITY – I mille volti dell’occulto

Gothic metal, ma non solo. Con “Occult You” i multietnici ma fedelmente italiani Vanity si sono da poco affacciati sul mercato con un’opera che chiama a sé, oltre alle decadenti influenze estirpate dal cupo Regno Unito dei ’90, una lunga serie di riferimenti e suggestioni plumbee, romantiche e notturne, garantendosi un meritato interessamento e un possibile trampolino di lancio verso quelle che sono le proprie ambizioni personali. Un lavoro che farebbe bene a destare l’interesse non solo dei fan della vecchia scuola succitata, ma anche di fette di pubblico più “moderne” e raffinate, in quanto il suono di questi ragazzi risulta fresco e capace di mutare forma di traccia in traccia, conferendo al tutto un piglio internazionale molto raro nelle uscite del nostro Paese. Atmosfere cupe, dark wave, synth, indie rock, stralci di shoegaze, un intimo ballo di mezzanotte che ci viene presentato in maniera dettagliata da N, cantante e principale mente dietro tutto l’immaginario raccolto in queste dieci tracce…

vanity - intervista - 2013

FINO A POCHI MESI FA DEI VANITY NON SI SAPEVA PRATICAMENTE NULLA. LE VOSTRE DIVERSE PROVENIENZE E CULTURE SUSCITANO UN CERTA CURIOSITA’ E RENDONO QUESTO INTERESSANTE PROGETTO MUSICALE ANCORA PIU’ CURIOSO E PARTICOLARE. VI ANDREBBE DI FARE CHIAREZZA SULLE VOSTRE ORIGINI E DI INTRODURRE OGNI MEMBRO DELLA BAND?
“I Vanity sono quattro: N il cantante, italo-palestinese, scrive i testi e si occupa dell’estetica della band, dai video a tutti gli altri contenuti; F bassista e pianista, originario della Svizzera tedesca, più attento agli aspetti tecnici; P chitarrista toscano, molto eclettico, ha militato per anni in gruppi death e black metal; T, anche lui toscano, è il più giovane del gruppo ed è entrato nei Vanity durante la composizione del disco”.

COME SIETE ARRIVATI DALLA SALA PROVE ALLA PUBBLICAZIONE DEL VOSTRO PRIMO ALBUM, “OCCULT YOU”?
“Dopo una serie di vicissitudini personali e artistiche abbiamo lavorato duramente per trovare una dimensione che riuscisse a inglobare tutte le nostre influenze. Il primo embrione del disco è iniziato nell’estate del 2011, con ‘Sleeping Tears’. Già allora eravamo in contatto con Lorenzo Montanà che aveva apprezzato un EP che avevamo fatto uscire l’anno prima, anche se di un genere completamente diverso. Siamo stati fermi in sala prove senza mai fare live, elaborando tutto il percorso che poi sarebbe stato alla base di ‘Occult You’, pensando sia alla parte musicale che a quella dei numerosi video che avremmo fatto. Al tempo ci sembrava tutto così lontano e incerto, non avevamo idea di tutto quello che sarebbe successo in seguito. I primi segnali incoraggianti sono arrivati da metà dicembre 2012…”.

NEL VOSTRO DEBUTTO CONVIVONO IN MANIERA NITIDA ESPERIENZE MUSICALI DECISAMENTE DIVERSE L’UNA DALLE ALTRE. COME AVETE PENSATO DI INGLOBARLE TUTTE IN UN UNICO DISCO? AVETE AVUTO DIFFICOLTA’ IN FASE DI COMPOSIZIONE?
“L’idea alla base di ‘Occult You’ rappresenta un po’ la mia idea di vedere la musica e tutte le numerose influenze che hanno accompagnato la mia vita fino ad ora. Ho sempre ascoltato di tutto, dal black metal all’indie rock, dal folk all’elettronica. Volevo che questo primo disco fosse assolutamente melodico e che mantenesse una forma canzone, ma che  desse anche l’idea di una sorta di ‘ponte’ tra il rock e il metal, tra il pop e un certo tipo di nicchia musicale. Non solo, volevo che il disco evocasse scenari filmici, una passione che porto avanti di pari passo con la musica. In composizione siamo molto esigenti, abbiamo elaborato tantissimi embrioni che poi abbiamo scartato in favore delle soluzioni che ci sembrava funzionassero di più, soprattutto a livello melodico. L’unico problema era forse quello di riuscire a rendere l’album omogeneo, compito che Lorenzo è riuscito a svolgere in modo eccellente, capendo in toto le economie del disco”.

“OCCULT YOU” TRASMETTE L’IMPRESSIONE DI UNA RILETTURA DEL TRADIZIONALE GOTHIC METAL-ROCK IN CHIAVE MODERNA, CON TANTI SPUNTI PROVENIENTI DALLO SHOEGAZE E UN’AMPIA GAMMA DI PASSAGGI ATMOSFERICI DAL SAPORE NOTTURNO. ERA CIO’ CHE VOLEVATE TRASMETTERE? VI RISPECCHIATE IN QUESTA DESCRIZIONE?
“Direi che hai centrato in pieno lo spirito del disco. Se la chiave gotica (anche se quello che mi è sempre interessato del gotico/decadente è più che altro a livello letterario e artistico che musicale) è sempre stata il fulcro del disco, ci siamo stupiti molto del fatto che quasi tutte le recensioni ci abbiano inquadrato in movimenti new wave/dark anni ’80. Ai tempi del liceo ero un grande fan del gothic metal di stampo nordeuropeo e dei newyorkesi Type O Negative, e volevo unire questa mia vecchia passione ai miei ascolti aggiornati. Chitarristicamente parlando, P voleva riprendere alcune chitarre anni ’90, sia dal metal che dal grunge ma con uno sguardo a band contemporanee come i sonici A Place To Bury Strangers, cosa che cercheremo di sviluppare meglio nel prossimo disco. Alla base c’è sempre stata una mia certa idea di elaborare un sound e un’estetica ancestrale (anche coi synth) ma allo stesso tempo adatta alla contemporaneità. Di certo il nostro grande obiettivo per il futuro sarà quello di elaborare un sound molto più personale e caratteristico attribuibile solo a noi, cosa che credo sia riuscita solo in parte per ‘Occult You’. Il grande sogno sarebbe essere i fautori di un nuovo grande sottogenere del rock-metal”.

DALLA VOSTRA, PARE SIATE RIUSCITI A FACILITARVI LA VITA GRAZIE AD UNA PRODUZIONE SOLIDA E OTTIMAMENTE GESTITA, INSOMMA NON MOLTO ITALIANA. QUESTO ASPETTO “INTERNAZIONALE” E’ STATO VOLUTO FIN DA SUBITO? QUANTO SIETE AMBIZIOSI A LIVELLO DI GRUPPO?
“Una delle carte vincenti di ‘Occult You’ è stata sicuramente la produzione di Lorenzo Montanà. Al giorno d’oggi, dato che la produzione e la registrazione sono alla portata di tutti, credo si stia un po’ perdendo la figura del produttore di un tempo. Io credo invece che trovare la persona giusta (come è successo a noi) che possa avere uno sguardo fresco e distaccato della band ma allo stesso modo in grado di capirne le esigenze interne sia fondamentale e possa portare il disco ad un livello superiore. Lorenzo in questo caso si è rivelato un grande produttore, valido a livello internazionale, nonché per me un grande consigliere e amico. L’internazionalità del disco è sempre stata voluta, a partire dalla scelta dell’inglese. Siamo ambiziosi ma non in modo incosciente. Abbiamo avuto varie esperienze nel mondo discografico e abbiamo acquisito una certa lucidità nel muoverci in questo ambito (facendo tutto per piccoli passi e cercando di fare le scelte migliori) e per sapere quanto sia difficile per una band emergere al giorno d’oggi, soprattutto dall’Italia”.

DI COSA PARLANO I VOSTRI TESTI? VOLETE LANCIARE QUALCHE MESSAGGIO IN PARTICOLARE?
“Alcuni sono più descrittivi, altri onirici, altri raccontano delle storie o evocano paesaggi e scenari, altri ancora sono veri e propri dialoghi o monologhi tra vari interlocutori. Direi che parlo d’amore, di morte, del rapporto con il mondo e con gli altri dell’idea del divino e dell’eternità. Dentro i miei testi c’è la mia vita, la mia ‘filosofia’, la mia personale visione di quello che mi sta intorno. Direi che c’è un nichilismo di base e un senso di malinconia che pervade il tutto ma c’è anche spazio per una felicità passeggera. In generale sono vicino a un’estetica tetra e decadente ma non sono per il pessimismo a tutti i costi”.

CREDETE CHE CI SIANO DEI BRANI PIU’ RAPPRESENTATIVI RISPETTO AD ALTRI IN “OCCULT YOU”? ABBIAMO APPREZZATO MOLTO LA COPPIA FORMATA DA “LIMBO” E DALLA TITLETRACK, OLTRE CHE A “UNDER BLACK ICE” E “TIME’S NEW ROMANCE”…
“La titletrack è il brano a cui anch’io sono più legato, è un pezzo che mi è costato molto. Tengo molto anche a ‘Sleeping Tears’ che, come ti dicevo, è la prima canzone con cui abbiamo trovato la forza per credere in questo progetto”.

“RUINS” SEMBRA INVECE IL PEZZO PIU’ INTROSPETTIVO DEL DISCO, MOLTO RECITATO E ANCHE UN PO’ TEATRALE. PENSATE DI USARE ANCORA QUESTO TIPO DI SOLUZIONI IN FUTURO? SINCERAMENTE, VI PREFERIAMO NEL VOSTRO ASPETTO PIU’ OSCURO…
“Abbiamo notato, e la cosa ci fa molto piacere, che tutti quelli che ascoltano il disco preferiscono, a seconda del background personale, diversi tipi di brani. Ci sono ‘Under Black Ice’, la titletrack e ‘Limbo’ da una parte, e ‘Ruins’, ‘The Wanderer’ e ‘Sun’, come dici tu più teatrali e spiccatamente melodrammatiche. Credo che il coniugare tutte queste anime diverse sia la nostra forza. ‘Ruins’ è l’unico brano, soprattutto in alcuni punti, un po’ più gothic metal vecchio stampo e sinceramente non credo che svilupperemo mai questa cosa in futuro perché al momento ci interessa pensare ad una possibile nostra evoluzione, inseguendo qualcosa di più personale”.

COME MAI AVETE SCELTO DI PUBBLICARE IL DISCO TRAMITE UN’ETICHETTA NEONATA? AVETE PROVATO A CONTATTARE LABEL PIU’ ESPERTE? IN GENERALE, VI RITENETE SODDISFATTI DI QUESTA SCELTA?
“Quando abbiamo finito il disco lo abbiamo inviato a molte etichette italiane, circa un centinaio. Il 95% non ci ha neanche risposto, le altre non erano interessate. Quando ti trovi davanti dei muri dopo aver speso la tua vita in un progetto in cui credi così tanto, non la prendi affatto bene. Per fortuna abbiamo trovato un ufficio stampa che ha creduto fortemente in noi (cosa rarissima perché di solito le promo fanno solo il loro lavoro) ed abbiamo iniziato a pianificare questa uscita tramite la Church Independent, che in realtà è la mia etichetta che ho creato qualche anno fa per produrre altri gruppi che mi interessavano. Ci siamo resi conto che oggi come oggi l’etichetta non conta più come una volta, ma conta la forza del disco che proponi. Anche a livello economico le label non sono più disposte a produrre i gruppi, se non in alcuni casi, solo a stampare quei pochi dischi. Alla fine abbiamo fatto tutto da soli con le nostre forze. Sono iniziati ad arrivare i primi risultati da parte della critica – molto trasversali, ci tengo a dire. Alla fine il disco è piaciuto agli amanti del rock, del metal, dell’indie ma anche a chi è abituato a sonorità più commerciali. Quelle etichette che un tempo non ci avevano risposto adesso ci contattano, stiamo avendo le nostre piccole rivincite dopo tanti mesi di sacrifici e depressione. Grazie alla Rough Trade ci siamo garantiti la distribuzione all’estero dove stiamo tenendo le porte aperte ad una possibile etichetta. Tra poco uscirà il disco prima in Germania poi in Europa, sperando che venga accolto come qui da noi…”.

PENSATE DI RIUSCIRE A PROMUOVERE LA VOSTRA PROPOSTA NEL MIGLIORE DEI MODI PER QUANTO RIGUARDA LE ESIBIZIONI DAL VIVO? COSA AVETE IN PROGRAMMA?
“Il nostro live è pronto già da tempo ma, nonostante l’ottima risposta della critica, siamo un po’ fuori tempo con le programmazioni dei locali e non si sta rivelando un compito facile trovare delle buone date. Ci sono degli interessamenti da parte di agenzie di booking sia italiane che estere e stiamo facendo il punto della situazione. Ad ogni modo, credo che se si parlerà di tour si dovrà aspettare ancora qualche mese. Nel frattempo, abbiamo due video da far uscire (‘Sleeping Tears’ e ‘Pagan Hearts’, pubblicati a breve distanza dopo l’intervista, ndR) e stiamo pensando di girare anche un grande clip per la titletrack!”.

VISTI GLI OTTIMI RISCONTRI GENERALMENTE OTTENUTI, IMMAGINO CHE STIATE GIA’ PENSANDO AD UN NUOVO ALBUM. CI SONO IDEE PRONTE O PREFERITE PRIMA DARE IL GIUSTO TEMPO ALLA VOSTRA PRIMA OPERA?
“La verità è che ‘Occult You’ è stato pensato come il primo gradino di un percorso artistico che prevede almeno un altro disco. Ho già scritto buona parte dei testi e stiamo provando le nuove cose, speriamo di riuscire ad entrare in studio entro l’anno. Uscirà nel 2014 ma non sarà un ‘Occult You’ 2.0 ma qualcosa di diverso, spero più maturo e consapevole, pur mantenendo alcune nostre peculiarità”.

CHI HA CURATO LO SPLENDIDO ARTWORK DEL DISCO?
“Sempre io. La copertina è una foto medica di fine ’800 di una bambina malata, tratta da un libro del fotografo olandese Paul Kooiker, ‘Utrecht Goitre’. Mi ci sono imbattuto durante la composizione di ‘Occult You’ e mi ha folgorato. Ho così contattato l’artista che ci ha dato il benestare per poter utilizzare quella foto”.

PER FINIRE, VISTA LA VOSTRA PROVENIENZA, A LIVELLO DI BAND, QUANTO VI SENTITE ITALIANI SIA MUSICALMENTE CHE UMANAMENTE PARLANDO?
“Ci sentiamo degli italiani privilegiati che hanno avuto la fortuna e la possibilità di vivere realtà territoriali e familiari diverse e che ci hanno arricchito. Ci piacerebbe che la nostra musica fosse apprezzata soprattutto perché italiana, e non considerata internazionale sebbene fatta da un gruppo italiano. Vorremmo sviluppare in futuro questa nostra italianità ma anche le influenze derivate dalle altre nostre provenienze…”.



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