WHALES AND AURORA – Salvati da un naufragio

E’ tempo di nuove scoperte e noi di Metalitalia.com ve ne presentiamo una sicuramente degna del vostro interesse: i post-metaller vicentini Whales And Aurora! Stiamo parlando di una band giovane e che ha appena iniziato, nel corso del 2012, a muovere i primi passi nell’affollato mondo musicale di nicchia italiano e non, con poca esperienza sulle spalle ma con tanta voglia di imporre le proprie idee musicali. Idee che certamente non mancano: a dimostrarcelo ci ha pensato “The Shipwreck”, sorprendente esordio servito su un piatto d’argento a tutti agli appassionati delle sonorità lente e atmosferiche. Raggiungiamo questi ragazzi per conoscere meglio il loro mondo e per capire ciò che sta alla base del progetto musicale, riassumibile come un cantiere aperto, non privo di qualche dettaglio da risolvere. A loro la parola…

 

CIAO RAGAZZI! A VOI IL PRIMO SPAZIO PER PRESENTARE LA BAND AI NOSTRI LETTORI…
“I Whales And Aurora nascono ufficialmente nel 2008 a Vicenza, con l’intento di comporre musica che potesse allontanarsi da convenzioni strutturali e compositive, che fosse atmosferica, dilatata e dal forte impatto. Abbiamo speso tutto il primo anno, e forse più, nella nostra stanza per trovare la via più adatta da percorrere, registrando un promo di quattro pezzi a fine 2009 presso il Raptor Studio di Vicenza. Nel 2010, dopo la positiva esperienza con Matteo, siamo nuovamente entrati al Raptor per registrare il nostro primo full length che ha trovato modo di uscire solo più tardi, a inizio 2012, quando la casa discografica Slowburn Records si è interessata a noi e ha deciso di pubblicare questo nostro primo lavoro”.

WHALES AND AURORA E’ UN NOME CHE EVOCA SCENARI TRASOGNANTI, LEGGERMENTE IN CONTRASTO CON LA VOSTRA MUSICA, TUTTO SOMMATO ABBASTANZA BURRASCOSA. COME MAI LA SCELTA DI QUESTO MONICKER?
“In realtà il nome è stato uno dei primi elementi a venir fuori, addirittura prima che la line-up si completasse. Siamo quasi partiti da questa immagine evocativa, tentando di tradurre in musica scenari visivi e sensazioni che avevamo in testa. Per quanto ci riguarda il nome ha sempre rappresentato piuttosto bene l’estetica del nostro sound. Porta con sé ciò che volevamo trasmettere attraverso le nostre composizioni”.

SIETE UN GRUPPO TUTTO DA SCOPRIRE. COSA C’E’ IN PARTICOLARE DA SAPERE SUI WHALES AND AURORA?
“Domanda difficile. Siamo una band che nasce con un intento preciso, ma aperta alle contaminazioni. Ci concentriamo molto sull’impatto emotivo che deve possedere ciò che esce dai nostri strumenti. Abbiamo passato molto tempo nel buio della nostra stanza e per questo forse di noi si sa poco. Siamo stati soggetti inoltre a numerosi cambi di line-up e anche questo è stato causa di rallentamenti nei lavori. Siamo giunti finalmente a questo 2012 con un disco in mano, dopo tanto lavoro, tanti ostacoli superati e tanta voglia di portare avanti il progetto con massima serietà. Speriamo che questo porti ad una maggiore accessibilità nei nostri confronti”.

IL VOSTRO ESORDIO, “THE SHIPWRECK”, CI HA MOSTRATO UNA BAND CHE PARE SAPPIA GIA’ DARSI UNA PRECISA IDENTITA’. IN PARTICOLARE, ABBIAMO APPREZZATO LE VOSTRE COMPOSIZIONI CONCISE E DALLA DURATA RELATIVAMENTE BREVE, UN PO’ CONTROCORRENTE RISPETTO A QUELLO CHE PROPONGONO MOLTE BAND DI GENERE SIMILE AL VOSTRO…
“‘The Shipwreck’ è stato un lavoro veramente sudato, la scelta è stata quella di concentrarsi sul mood complessivo che doveva assumere il disco.  In particolare, abbiamo voluto concretizzare l’idea di un concept album, dove musicalità, liriche e ordine strutturale dovevano coincidere dando corpo a qualcosa di complesso. Questo ci ha portato a concentrarci sulla creazione di ‘capitoli’ dalla connotazione precisa, cercando quindi di spaziare anche musicalmente, dove ci sembrava opportuno”.

VI ABBIAMO PARAGONATO A ISIS E CULT OF LUNA, TANTO PER FARE DEI NOMI. QUESTI ACCOSTAMENTI VI RISULTANO SCOMODI?
“Sono due band che ci hanno influenzato molto, soprattutto nel nostro iniziale approccio al genere. Il termine scomodo non si adatta per niente a ciò che sentiamo nei confronti di tali paragoni, anzi, tutt’altro. Sentirci paragonati a musicisti come loro non può che farci piacere. Se dovessimo citare le influenze fondamentali probabilmente daremmo la precedenza ad altro, questo perché abbiamo ascolti molto vasti e cerchiamo di trarre ispirazione da tutto ciò che ci interessa musicalmente, e non solo  a livello musicale”.

SEMBRA CHE ABBIATE UN BACKGROUND BEN PRECISO E UNA PREPARAZIONE OTTIMA, DUE FATTORI CHE, NELLE VOSTRE CANZONI, HANNO UN CERTO PESO. COSA VI HA INFLUENZATO QUANDO AVETE INIZIATO LA FASE COMPOSITIVA?
“In realtà il nostro background, come accennato prima, è veramente molto vasto. Penso che questa caratteristica sia una ricchezza, anche se spesso ci porta a non trovarci sempre d’accordo su tutto al primo istante. Credo che ciò che più ha influenzato la stesura del disco sia stata una serie di eventi che ci ha forzatamente rallentato nei lavori, cosa che a volte ha tirato a picco l’umore dell’intera band. Ci sono stati momenti in cui non sapevamo dove saremmo finiti e le tonalità scure riportate nel nostro naufragio sono dovute sicuramente a questo mood generale che si è protratto per mesi”.

COMPONETE ASSIEME O LAVORATE IN SQUADRA FORMANDO UN TUTT’UNO?
“Partiamo quasi sempre da giri di chitarra, i quali fanno da riferimento per il lavoro di squadra. Solitamente, una volta deciso di lavorare su un pezzo, ci prendiamo molto tempo prima di considerarlo definitivo; il lavoro di squadra richiede molto tempo, soprattutto quando l’eterogeneità interna porta menti così diverse a fare della loro somma un tutt’uno che possa funzionare al meglio”.

SIETE COMPLETAMENTE SODDISFATTI DEL RISULTATO OTTENUTO? ESISTE UN PEZZO CHE PENSATE SIA QUALITATIVAMENTE MEGLIO DI ALTRI?
“C’è sempre qualcosa che, col senno di poi, si sarebbe voluto fare diversamente. Detto questo, siamo sicuramente soddisfatti del risultato ottenuto. Probabilmente ognuno di noi ha un pezzo che ritiene più importante, fatto meglio, più riuscito, e far coincidere le impressioni di tutti i membri risulta spesso difficile. Non saprei, ogni pezzo ha una sua connotazione, una sua storia ed è parte fondamentale del viaggio che proponiamo”.

PENSATE CHE, RISPETTO A QUALCHE ANNO FA, UNA BAND ALLE PRESE CON UN GENERE COME IL VOSTRO ABBIA PIU’ POSSIBILITA’ DI FARSI NOTARE?
“Tutt’altro. Abbiamo vissuto un’ascesa di questo genere fino ad un paio di anni fa, che poi è andato scemando nell’ultimo anno. Ora sembra invece molto difficile proporre ciò che suoniamo, l’interesse dimostrato fino a poco tempo fa è diminuito vertiginosamente, in più molti locali hanno chiuso o si son dati ad altri tipi di eventi, è un problema che sembra banale riportare ma oggi più che mai avvertiamo il pericolo di grandi perdite dal punto di vista dell’attività dell’underground italiano (e non)”.

LE TEMATICHE MARITTIME SEMBRANO ESSERE STATE SDOGANATE PARECCHIO NEGLI ULTIMI ANNI IN UN CERTO TIPO DI METAL. “THE SHIPWRECK” SI PUO’ COLLOCALE AL LORO INTERNO O VOLETE LANCIARE UN MESSAGGIO MAGGIORMENTE INTIMISTA?
“Per come il nostro disco è nato, possiamo dire che assume un valore particolare, almeno per quanto ci riguarda. Nei nostri intenti non c’era la mira di andare a collocarsi all’interno di nessun tipo preciso di musica, la precedenza è sempre stata data all’emotività dei pezzi e a come questa veniva espressa. La metafora del naufragio ci è sembrata vestire bene il complessivo senso del nostro lavoro. Ovviamente la scelta di tali riferimenti rispecchia anche delle preferenze estetiche, ma più che la preferenza nei confronti di tematiche preconfezionate, ha avuto la meglio il lasciarsi trasportare dalle sensazioni”.

ESISTE QUALCHE ELEMENTO EXTRAMUSICALE CHE INFLUENZA LA VOSTRA PROPOSTA? LIBRI? FILM? POESIE?
“Quando si ha a che fare con l’espressività, qualunque forma questa assuma, è difficile non farsi influenzare da qualsiasi cosa susciti un interesse. Ognuno di noi si nutre di diverse vie d’espressione e, all’interno di queste, ognuno di noi ha delle peculiari preferenze, le quali finiscono tutte all’interno dei nostri processi creativi; nondimeno esistono anche altri elementi che influenzano il lavoro artistico di ognuno. Riassumere cosa in qualche modo finisce dentro la nostra musica mi sembra attualmente impossibile, c’è troppo di tutto.  Abbiamo sempre preso, consciamente o non, qualsiasi cosa potesse avere a che fare con la stesura di ogni nostra creazione”.

COSA STATE ASCOLTANDO ULTIMAMENTE? CI SONO GRUPPI CHE SEGUITE IN PARTICOLAR MODO?
“Qui è difficile parlare per tutti. Parlando in termini generali, ultimamente abbiamo perso un po’ di interesse nei confronti delle novità, nel nostro genere e non. Siamo tornati ad avere interesse per gli albori del post-rock, dello space-rock e del drone di un certo tipo. Ascoltiamo inoltre molte band della scena shoeghaze/dream-pop anni ’80-’90 ed infine molto rock degli anni ’60-’70, ventennio che a mio parere ha dato alla luce della musica che rimane tra la più inarrivabile di sempre in ambito rock. Dal punto di vista della sperimentazione molto è partito da lì e per band come la nostra non può che essere fonte di grande ispirazione”.

AVETE GIA’ PIANIFICATO EVENTUALI MOSSE FUTURE? NUOVI PEZZI? CONCERTI? COSA BOLLE IN CASA WHALES AND AURORA?
“Ultimamente stiamo cercando di risolvere problemi di line-up che si protraggono ormai da molto tempo: abbiamo infatti affrontato  l’ultimo anno con Gianna dei Devotion alla chitarra. Per noi è stato un vero amico nel momento del bisogno, ha cercato infatti di starci dietro il più possibile, ma gli impegni per lui sono spesso tanti e noi necessitiamo di un quinto elemento che possa entrare nell’organico della band in maniera definitiva. La soluzione sembra essere vicina ma preferiamo non anticipare nulla. Per quanto riguarda la stesura di pezzi nuovi, stiamo lavorando sodo e un cambiamento di rotta probabilmente, sebbene non radicale, potrebbe avvenire. Per ora ciò che sta uscendo è molto vicino ai nostri ascolti odierni, con retrogusti molto più rock rispetto a ciò che è stato fatto fin’ora. Penso ci daremo un tempo per esplorare diverse direzioni, dovremo poi tirare le somme e decidere se mantenere la strada aperta a deviazioni sonore o se prediligere una via meno eterogenea. Per ora ci concentriamo sulla fase compositiva. Abbiamo comunque un disco uscito da poco e abbiamo voglia di promuoverlo al meglio”.

SIAMO IN CHIUSURA. VI LASCIAMO LE ULTIME RIGHE PER DIRE QUELLO CHE MEGLIO CREDETE…
“Preferiamo lasciare che sia la nostra musica a dire ciò che a parole non è stato possibile esprimere. Ci teniamo a ringraziare voi per lo spazio concessoci e chiunque deciderà di esplorare il nostro ‘mondo'”.

 



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