COLLATERAL DAMAGE – Lemmy Kilmister: Life Beyond Motörhead

Pubblicato il 11/06/2016 da

Sono trascorsi pochi mesi dalla morte di Lemmy e ovviamente fioccano le pubblicazioni che lo riguardano. “Collateral Damage”, tuttavia, non è un libro scritto da un improvvisato amante dei Motörhead, bensì da Alan Burridge, ovvero un fan di vecchia data di Lemmy, che lo ha seguito per oltre trentacinque anni e che curava “Motorheadbangers”, la fanzine ufficiale del gruppo britannico, oltre ad aver curato già diversi libri relativi alla band. L’opera si apre con un manoscritto, una dedica dello stesso Lemmy dopo il suo ultimo concerto, tenutosi a Berlino, lo scorso 11 dicembre 2015. Dopo un’introduzione firmata da Doro Pesch, il libro si concentra su tutta la produzione artistica di Lemmy al di fuori dei Motorhead. Si parte dunque dai primissimi anni della sua carriera, con le sue prime band e le sue prime incisioni: in tal senso, si possono annoverare quelle di fine Anni ’60 con The Rocking Vickers e Sam Gopal (nel frattempo era stato anche roadie per The Nice e Jimi Hendrix), prima di entrare ufficialmente negli Hawkwind. Ciò non ha impedito però a Lemmy di instaurare diverse collaborazioni con gli artisti più disparati e in ciò anzi è stato una sorta di pioniere, perchè aveva sempre preteso nei suoi contratti con le etichette di poter essere libero di collaborare con chi volesse. Per ogni release, Burridge annota diligentemente la data di pubblicazione, la copertina, la tracklist, la line-up e curiosità varie. Insomma, “Collateral Damage” diventa una sorta – ci sia consentita l’espressione – di “Lemmy-pedia”, perchè davvero ci si rende conto di quanto sterminate siano state le sue collaborazioni, a volte come guest, altre come autore, con semplici cameo in videoclip oppure persino come attore in diversi film. Tra i vari artisti con cui Lemmy ha collaborato, si possono citare nomi alquanto celebri come Ozzy Osbourne, Slash, Dave Grohl, Saxon, ma potremo citare anche la stessa Doro, Lita Ford, Girlschool, Twisted Sister, Ramones, Ugly Kid Joe, Nina Hagen. Altri nomi sono magari meno conosciuti: tra questi menzioniamo ad esempio Speed Queen, Boys Don’t Cry, Wendy O’Williams (singer, scomparsa nel 1998, della punk band americana The Plasmatics), Bootsauce, A.N.I.M.A.L., Jetboy, Dacia & WMD, Skew Siskin e tantissimi altri, per non parlare delle numerose partecipazioni a dischi tributo per Queen, Metallica, AC/DC, The Ramones, Kiss, Iron Maiden, ecc. Tra un disco e l’altro, di tanto in tanto l’autore inserisce alcune testimonianze autobiografiche, relative perlopiù alla sua presenza in determinati tour, che talvolta si dilungano in particolari davvero trascurabili (tipo a che ora è partito, cosa ha bevuto, con chi ha parlato e altre informazioni dal taglio meramente cronachistico), ma che in qualche circostanza sono invece interessanti per far capire come funzionava il mondo dei Motorhead dal vivo e anche per scoprire alcuni aneddoti legati allo stesso Lemmy, che aiutano a comprenderlo e a conoscerlo ancora meglio come uomo. Negli ultimi anni, poi, scopriamo con rammarico delle difficoltà incontrate dallo stesso autore, purtroppo colpito da sclerosi multipla e con grosse difficoltà di deambulazione ma che, nonostante ciò, grazie all’interessamento della band e del management riusciva comunque ad essere presente ai concerti del suo amato gruppo. In chiusura, l’opera è ulteriormente impreziosita da due appendici, che chiariscono e smentiscono anche diverse voci circolanti su internet: la prima è una lettera scritta da un tale Martin Peel che aveva conosciuto Lemmy e che getta luce sul periodo in cui aveva vissuto in Galles nei primi anni ’60; la seconda, è una specifica di Kevin Parrott relativa al periodo dei The Rocking Vickers. Insomma, un lavoro paziente e certosino, che è stato realizzato con la collaborazione peraltro dello stesso Lemmy, chiamato in più occasioni a confermare o a smentire una sua partecipazione qualora vi fosse qualsiasi dubbio. Sorprende, peraltro, la sua grande apertura, che lo portava a passare con disinvoltura dal metal a qualsiasi altro genere, che poteva essere punk, funky, pop e molto altro. E qualcosa ancora arriverà, dato che, a quanto pare, Lemmy aveva partecipato ad un film, “Gutterdammerung”, e aveva registrato diverse tracce per un album solista. Al di là del taglio forse un po’ compilativo che ha talvolta il libro, si tratta dunque di un’opera fondamentale per conoscere Lemmy come artista in tutte le sue sfaccettature, rivolto soprattutto ai suoi fan che avessero voglia di scoprire e di “andare a caccia” di tutto quello che ha fatto al di fuori della sua band principale, quella che lo ha reso famoso e amato in tutto il mondo.

“Collateral Damage – Lemmy Kilmister: Life Beyond Motörhead”
autore: Alan Burridge
anno: 2016
pubblicato da: I.P. Verlag Jeske
pagine: 194
lingua: inglese

COLLATERAL DAMAGE - Lemmy Kilmister - Life Beyond Motörhead

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