IRON MAIDEN – DALLA A ALLA Z

Recensione e intervista a cura di Gennaro “DJ Jen” Dileo

Pagine: 448

Anno: 2011

Casa Editrice: Tsunami Edizioni

Ognuno di noi peccherebbe fastidiosamente di presunzione se pensasse di conoscere ogni minimo dettaglio relativo alla storia della propria band preferita, soprattutto se si tratta di un gruppo oramai leggendario in attività da oltre trent’anni in grado di riempire ancora le arene senza troppa fatica, come se il tempo fosse sempre dalla loro parte. La carriera degli Iron Maiden è stata analizzata minuziosamente sotto la lente di ingrandimento in questa enciclopedia scritta dagli autori Cristiano Canali e Marco Gamba, realmente scaltri e caparbi nel procacciarsi tonnellate di curiosità e aneddoti per filtrarli minuziosamente sotto un’ottica il più possibile oggettiva. Impresa che riesce decisamente bene anche nella recensione di tutti gli studio album e di ogni singola canzone (b-side comprese), anche se talvolta ai Nostri appare difficile rimanere distaccati, scivolando in considerazioni entusiastiche che strappano un sorriso. Inoltre, si rivela ottima l’idea di tracciare il profilo storico dei componenti più o meno noti che sono transitati all’interno della band britannica, senza dimenticare i personaggi più importanti come Rod Smallwood, Derek Riggs e Martin Birch che hanno contribuito a rendere sempre più immenso il marchio dei Maiden. Non possiamo esentarci dal menzionare l’intrigante front cover che raffigura l’immortale Eddie seduto di spalle impegnato a leggere un tomo voluminoso questa volta vinto e guidato dal diavolo di “The Number Of The Beast” (vi sfidiamo a scoprire un simpatico messaggio subliminale impresso sulla front cover ndA). Per ovvi motivi, gli autori hanno tralasciato alcune voci non particolarmente significative stilando un’analisi completa, sensata e significativa, ma il vero e proprio fattore X del volume risiede nella sua totale libertà di consultazione. Difatti potete scegliere se iniziare a scoprire (e magari acquistare) i dischi incisi dai side project di Adrian Smith, oppure siete liberi di indagare sulla realizzazione di ogni disco in ordine cronologico (con ogni particolare annesso) che vi farà rivalutare nel bene o nel male le canzoni in esso contenute o meglio ancora se non siete mai stati dei fan sfegatati della band – come chi scrive – rimarrete comunque intrappolati in una racconto affascinante dedicato ad una band che continua a far sognare milioni di fans in tutto il mondo con le loro canzoni, le loro imprese e i loro spettacolari live show. Assieme alla biografia di Cliff Burton forse abbiamo a che fare con il miglior libro edito dalla Tsunami. Chapeau.

Intervista a Cristiano Canali

L’intervista con Cristiano avviene in una calda e affollata serata sui celebri Navigli di Milano ed una volta giunto all’appuntamento mi trovo di fronte un ragazzo assolutamente disponibile a raccontare con entusiasmo ed un pizzico di orgoglio la genesi, gli sviluppi e le inevitabili difficoltà che si incontrano durante un qualsiasi processo creativo. Ci accomodiamo ai tavoli di una birreria artigianale e dopo aver ingollato un paio di pinte assistendo nel frattempo ad alcuni eventi comici (un tizio ha tentato di propinarci una poesia a offerta libera, senza dimenticarci di citare la leggenda dei panini a venti euro) inizia una loquace chiacchierata che in qualche modo assume i connotati di una rimpatriata con un vecchio amico…

PARTIAMO DAGLI ESORDI CRISTIANO… RACCONTACI QUANDO E’ SCOCCATA LA SCINTILLA PER GLI IRON MAIDEN E COME HAI COLTIVATO QUESTA INESAURIBILE PASSIONE PER TUTTI QUESTI ANNI
“Allora Gen, la scintilla per gli Iron Maiden è nata nel 1998, avevo soltanto tredici anni e per caso mi sono ritrovato a giocare con il famoso videogioco per pc Carmageddon 2. Sono rimasto folgorato ascoltando da canzoni come “The Trooper” e “Man On The Edge” e per coincidenza nello stesso anno la EMI ha rimasterizzato l’intero catalogo della band fino a “Fear Of The Dark”. Di conseguenza mi sono ritrovato a spendere le mie paghette settimanali comprando i loro dischi e da lì a poco ho capito che non si trattava di una semplice passione passeggera, ma di amore vero e proprio. Successivamente, ho conosciuto Marco Gamba (coautore del libro) ed è lui che ha paventato la prospettiva di approfondire e ricercare sempre di più i retroscena più oscuri della band.”

QUALI SONO LE PRINCIPALI MOTIVAZIONI CHE TI HANNO SPINTO A SCRIVERE UNA VERA E PROPRIA ENCICLOPEDIA SU UN’ISTITUZIONE DELLA MUSICA MODERNA?
“Avevo già pubblicato il libro-intervista di Pino Scotto per Tsunami Edizioni e nel frattempo gli avevo proposto l’idea di scrivere un libro sui Maiden. I tempi non erano maturi in quanto Eugenio e Max avevano già altri progetti in cantiere, ma in fin dei conti un volume in catalogo dedicato agli Iron Maiden ci voleva. Colgo l’occasione per dirti che la BD Edizioni ha pubblicato la traduzione del libro scritto dal celebre giornalista Mick Wall, purtroppo censurando circa cento pagine del volume originale che comprendevano il periodo da “The X Factor” al 2004. Personalmente, mi ero già posto l’obiettivo di scrivere qualcosa di diverso che prendesse le distanza dalla classica biografia inglobando in sè tutta la carriera della band cercando al tempo stesso di creare un prodotto il più completo possibile.”

IN QUALE OCCASIONE HAI PROPOSTO AI RAGAZZI DELLA TSUNAMI LE TUE IDEE E QUALE E’ STATA LA LORO REAZIONE AL TUO PROGETTO?
“Non ci crederai, ma sono stati proprio Eugenio e Max a propormi di scrivere un’enciclopedia dalla A alla Z. Ho accettato la proposta con entusiasmo pensando sin da subito di coinvolgere Marco nel progetto, dato che lui è un vero e proprio fanatico della band ed ha un ampia collezione di dischi e rarità. Abbiamo voluto dare un taglio particolare al nostro lavoro, dato che al suo interno non trovi solo informazioni accademiche, ma la nostra opinione sugli album, sulle canzoni e cosi vià. Penso che l’impresa più difficile sia quella di accontentare tutti i lettori, dato che alcune persone vedono gli Iron Maiden come un gruppo infallibile. Io non la vedo così: sono degli esseri umani che sbagliano come tutti noi e ti potrei indicare nel libro quali errori hanno commesso a livello professionale.”

L’INTRODUZIONE E’ FIRMATA DA JOEL MC IVER IN PERSONA. COME SIETE ENTRATI IN CONTATTO CON LUI E COSA VI HA DETTO IN MERITO AL CONTENUTO DEL LIBRO?
“Io ho abbozzato l’idea e semplicemente Eugenio ha colto la palla al balzo. Joel è uno scrittore autorevole a livello internazionale ed ha già scritto alcuni libri per la Tsunami Edizioni. Gli è stato chiesto di scrivere un testo introduttivo e lui ha accettato la proposta senza battere ciglio. Ci tengo a precisare che Joel non ha letto tutto il libro, ma solo alcuni estratti, così si è fatto un’idea sui contenuti evitando di fare propaganda. In pratica ha parlato della sua esperienza con la band ammettendo al tempo stesso di essere felice sul fatto che sia stato scritto un libro sugli Iron Maiden. Si è comportato come un signore…”

IN CHE MODO HAI ORGANIZZATO CON MARCO GAMBA UN PROGETTO COSI’ VASTO E RICCO DI DATI E ANEDDOTI?
“Il tutto è iniziato dalla calata di Gamba a Milano, ha conosciuto Max e Eugenio e si è sviluppato subito un rapporto di fiducia. Tecnicamente, Marco ha scelto di usare excel, una scelta che in parte si è rivelata un incubo, in quanto, quel programma annulla ogni punteggiatura, ma d’altro canto la scelta si è rivelata vincente, perchè uno scambio di file in Word sarebbe stato ancora peggio. Abbiamo lavorato quasi ininterrottamente per circa cinque mesi ed è stata una vera e propria sfida fatta di notti insonni trascorse a chattare su Skype con Marco, scambiandoci così un flusso enorme di idee ed informazioni. Inoltre, abbiamo prestato un’estrema attenzione alle fonti dalle quali ci siamo documentati senza trascurare il web, che in alcuni casi si è rivelato uno strumento molto utile.”

LA COPERTINA E’ MOLTO PARTICOLARE. EDDIE E’ RAFFIGURATO DI SPALLE MENTRE LEGGE UN LIBRO E SOPRA LA SUA TESTA APPARE IL DIAVOLO DI “THE NUMBER OF THE BEAST” CHE PARE FORNIRGLI LA ‘RETTA VIA DA SEGUIRE’. CHI L’HA IDEATA E CHI E’ L’AUTORE DEL DISEGNO?
“L’autrice è Laura Chiara Colombo ed ha realizzato questo disegno fuori tempo massimo, perchè la copertina originaria era un’altra e raffigura Eddie frontalmente ispriandosi su un disegno di un autore americano. Per alcuni motivi tecnici non siamo riusciti ad ottenere in tempo l’autorizzazione dalla Phantom (la società che gestisce il marchio della band ndA), dato che anche l’immagine di Eddie è protetta da copyright e di conseguenza abbiamo optato per un disegno più sobrio. Laura ci ha inviato tre bozze distinte ed in una di queste compariva una finestra con le sbarre, lasciando intendere che Eddie fosse in carcere, ma per esigenze di impaginazione abbiamo dovuto toglierla perchè andava a cozzare con il titolo. Inoltre, ti svelo una curiosità: abbiamo impresso un messaggio subliminale e confidiamo nella capacità di osservazione dei lettori a scoprirlo e interpretarlo (risate ndA).”

E’ STATO COMPLESSO DESCRIVERE OGGETTIVAMENTE OGNI SINGOLO BRANO DELLA LORO DISCOGRAFIA?
“I brani li ho descritti io soltanto per una pura questione organizzativa, in quanto, dovevamo riempire in tempi relativamente brevi circa settecentocinquanta voci. E’superfluo aggiungere che Marco ha contribuito fattivamente alle relative recensioni fornendo molti imput che si sono rivelati decisivi. La descrizione è stato suddivisa a scomparti: inizialmente ho citato i dischi dai quali sono tratte le canzoni, successivamente ho descritto brevemente il testo, raccogliendo da varie fonti autorevoli il significato oggettivo. Nella parte finale trovi il libero commento dell’autore ed in questo caso ho cercato di tirare fuori i momenti migliori presenti in ogni brano, ad esempio un assolo, un riff o una linea vocale…”

HO NOTATO CHE AVETE DEDICATO UN PICCOLO PARAGRAFO AL FUMETTO CULT RANDA USCITO NEGLI ANNI’80…
“(risate ndA) Lo sapevo che mi avresti citato questo episodio Gen. Dietro questa chicca c’è lo zampino di Max Baroni, pensa che lui è totalmente appassionato di materiale paninaro degli anni’80 e a libro praticamente completato ci ha pregato di inserire questa curiosità. La copertina raffigura una caricatura degli Iron Maiden e la storia assume connotati comici, dato che è ricca di errori e imprecisioni. Il nostro scopo era quello di raccogliere più chicche possibili per rendere il libro appetibile anche ai fans più sfegatati, non è stata un’impresa facile, ma siamo assolutamente soddisfatti del risultato.

SEI STATO CONTATTATO DA QUALCHE LETTORE? HAI RICEVUTO SOLO COMPLIMENTI O ANCHE QUALCHE CRITICA SUI CONTENUTI?
“Sono stato contattato via mail da una fans sfegatata che mi ha fatto un sacco di complimenti sul lavoro, senza contare tutti i miei amici o conoscenti fanatici dei Maiden che hanno espresso un parere positivo. In media alcuni di loro non conoscevano circa trenta voci e per me questo è un complimento enorme, dato che ho contribuito a fornire informazioni su questa mitica band.”

PENSA CHE SEI RIUSCITO AD APPASSIONARE ANCHE ME CHE NON SONO MAI STATO UN FAN DEGLI IRON…
“In un certo senso questo è un complimento ancora più grande, in quanto, sono riuscito nell’obiettivo di far approfondire alcune canzoni o dischi che magari hai sottovalutato o neanche preso in considerazione.”

A LIVELLO DI POPOLARITA’ I MAIDEN HANNO SEMPRE AVUTO UNA MARCIA IN PIU’ E DOPO 30 ANNI SONO ANCORA SULLA CRESTA DELL’ONDA. SECONDO TE QUALI SONO I SEGRETI CHE HANNO PERMESSO AI NOSTRI DI DISTINGUERSI DA OTTIME BAND COME JUDAS PRIEST E SAXON?
“Sul piano della popolarità è stato fatto un lavoro manageriale enorme, di fatto i Judas Priest non hanno mai avuto Rod Smallwood e questa mancanza ha influito tantissimo sulla loro carriera. E’inconcepibile che siano venuti in Italia per la prima volta nel 1988 di supporto ad un disco non proprio irresistibile come “Ram It Down”, quando negli anni precedenti avevano già scritto alcune delle hit più famose della loro carriera. Smallwood invece ha avuto la capacità di procurare ai Maiden un contratto con la EMI per tre album e non dimentichiamoci che il loro debutto in Italia è avvenuto nel 1980 di supporto ai Kiss. Non trovi che ci sia un enorme differenza a livello promozionale?”

HAI MAI AVUTO IL PIACERE DI CONOSCERE DI PERSONA UNO O PIU’ COMPONENTI DELLA BAND?
“Si, Nicko Mc Brain è il componente che ho conosciuto meglio, dato che lui è venuto diverse volte in Italia a fare delle clinic. Ricordo con piacere il fatto che si sia fermato a parlare con i fans condividendo alcuni aneddoti molto belli. Te ne cito uno che non ho messo neanche sul libro, perchè non ricordo bene tutti i particolari, dato che sono passati parecchi anni: gli ho chiesto di autografarmi la VHS “Maiden England” che all’epoca era il mio live preferito. Lui mi ha risposto che quella sera ha suonato con una particolare enfasi, perchè gli era morto un caro amico, questo evidenzia il fatto che sia una persona molto semplice. Nel 2007 invece ho avuto l’onore di conoscere tutta la band ad eccezione di Adrian Smith che era già partito. Preciso che non li ho conosciuti come inviato ottenendo particolari pass, ma grazie alla faccia tosta di un mio amico che era andato il giorno prima all’Heineken Jammin’Festival e aveva chiesto ad un vigile urbano sul posto in quale hotel alloggiassero i Maiden. Incredibile, ma vero.”

“SOMEWHERE IN TIME” RIASSUME AL SUO INTERNO TUTTI I PREGI E I DIFETTI DELLE GRANDI PRODUZIONI DI QUEL PERIODO. IL SONGWRITING E’ DI CLASSE SOPRAFFINA, INFARCITO DA UNA FORTE DOSE DI MELODIE CRISTALLINE CHE A DISTANZA DI VENTICINQUE ANNI CONTINUA A DIVIDERE I FANS
“Si tratta del primo tentativo di fare le cose con stile, sfruttando ed ottenendo il massimo dalla tecnologia disponibile all’epoca. Hanno speso un sacco di soldi per realizzare quel disco, dato che all’epoca erano galvanizzati dal successo del “World Slavery Tour” e comprensibilmente hanno deciso di realizzare le cose in grande. In un’intervista del 1986 Steve Harris ha consigliato di ascoltare il disco in formato cd, per ottenere il migliore risultato possibile, ma paradossalmente se lo ascolti adesso è uno dei lavori più invecchiati male.”

TOGLIMI UNA CURIOSITA': SI EVINCE CHE ADRIAN SMITH E’ IL TUO CHITARRISTA PREFERITO. COSA NE PENSI DEL PROGETTO A.S.A.P.?
“Certo, non si è capito dal libro (risate ndR)? A.S.A.P. è un disco meraviglioso, ma capisco chiunque lo critica, perchè prende completamente le distanze dal sound tipico della band madre per addentrarsi nei territori tipici dell’AOR. Adrian ha dimostrato di avere un’ottima voce e di sapere scrivere delle grandi canzoni e ad oggi sarei curioso di chiedergli che rapporto ha con quel disco e se non ha intenzione di ristamparlo per renderlo accessibile a tutti. Sono tuttora basito che un lavoro di pregevole fattura come questo uscito nel 1989 ha ottenuto uno scarso riscontro commerciale come il fenomenale “Loud And Clear” dei Signal, eppure gli anni erano quelli giusti.”

BLAZE BAYLEY NON E’ MAI STATO AMATO DA GRAN PARTE DEI FAN DELLA VERGINE DI FERRO. EPPURE DA QUALCHE ANNO PARECCHI FANS HANNO RIVALUTATO LA SUA UGOLA, NONCHE’ THE X FACTOR, SICURAMENTE IL DISCO PIU’ CUPO INCISO DALLA BAND…
“Assolutamente, a me piace molto Blaze, perchè ha uno stile vocale molto particolare, molto diverso da Bruce Dickinson, difatti non poteva reggere il confronto con il suo illustre predecessore. Il suo talento è emerso con i suoi album solisti, prodotti molto bene da Andy Sneap e scritti appositamente per il suo timbro vocale ed a mio avviso i risultati sono stati molto convincenti. Ti assicuro che nel giro di dieci anni l’opinione nei confronti di Blaze è cambiata parecchio. Inizialmente, con i Maiden è stato visto come un intruso da gran parte dei fans, ma la poca stima che aveva guadagnato l’ha persa durante le sue esibizioni live, interpretando canzoni non adatte per la sua ugola.”

PROVA A CONVINCERE I LETTORI DI METALITALIA.COM CHE NON AMANO I MAIDEN AD ACQUISTARE IL TUO LIBRO…
“Ora entro in modalità banditore (risate ndA): potrete trovare molti elementi che vi permetteranno di scoprire una band composta da persone con tutti i loro pregi e difetti, non composta da rockstar viziate che credono di essere infallibili. Un esempio rilevante riguarda il chitarrista Paul Cairns, che pare abbia suonato nel famoso demo “Soundhouse Tapes (ci sono molte prove che accreditano questa presunta realtà ndA), ma non è stato minimamente citato nei credits, uscendo suo malgrado dalla storia della band. Un altro fattore riguarda le tematiche toccate dalla band nei primi anni’90. Lasciate da parte le pur affascinanti tematiche fantasy, i Nostri si sono concentrati su scottanti tematiche di attualità come l’AIDS, distinguendosi da gran parte delle heavy metal band dell’epoca e tutto ciò dimostra la loro grandezza.”



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