LE STAGIONI DELLA LUNA – Gli OPETH Dal Death Al Prog

Opeth - libro Tsunami - 2014
L’acume della sempre più prolifica Tsunami Edizioni si scorge anche e soprattutto nella cura dei dettagli dei propri prodotti e nell’attenzione dedicata a essi. Quale momento migliore di questo, infatti, con alle porte l’uscita del nuovo e probabilmente discussissimo lavoro “Pale Communion”, per far uscire un libro sugli Opeth e la loro storia? “Le Stagioni Della Luna – Gli Opeth Dal Death Al Prog” è tempisticamente perfetto per preparare nuovi e vecchi fan della band svedese all’approccio verso il prossimo disco, punto cruciale di una carriera davvero atipica e, nonostante tutte le impressionanti difficoltà affrontate, sempre in crescendo.

Come ci raccontano gli abili Eugenio Crippa e Filippo Pagani – grafico, web-giornalista, fanzinaro (termine che non ci piace, ma tant’è…) e in primis grande appassionato il primo; giornalista, autore e critico musicale il secondo – la formazione guidata dal dittatore semi-assoluto Mikael Akerfeldt, nel corso della sua ormai lunga storia, ha vissuto tutto ciò che un’entità di tale calibro, nata agli albori dei Nineties in Svezia, poteva vivere. L’epoca delle prime prove e dei primi concerti, in quel brulichio incredibile di suoni pesanti che era la Stoccolma del periodo 1990-1994; il complesso periodo Candlelight Records, con una line-up poco stabile e un tenore di vita quasi da agiati clochard, ma con un trittico di lavori da far spavento per bellezza e responso critico (si parla ovviamente di “Orchid”, “Morningrise” e “My Arms, Your Hearse”); il rapido passaggio nel roster della Peaceville Records per il magnifico “Still Life”; la penuria drammatica di esibizioni dal vivo del primo decennio di vita; l’approdo alla Music For Nations e l’esplosione su scala mondiale grazie al celeberrimo “Blackwater Park”, seguito dal ‘doppio’ “Deliverance”/”Damnation” e dall’ingombrante (ma sarà poi così? Il libro lo svela) vicinanza con i Porcupine Tree e il loro leader maximo Steven Wilson. Poi gli anni della Roadrunner Records, che tuttora procedono, quelli delle sperimentazioni sempre più pressanti e dell’abbandono delle sonorità metal per approdare a quelle, amate fin dalla nascita, progressive rock; fino, infine, ad ipotizzare scenari futuri.

Si narrà ciò, in breve, in questo tomo ben scritto e ovviamente strutturato in un logico ordine cronologico, diviso in dodici capitoli. Crippa e Pagani fondono i loro stili in un omogeneo modus scrivendi a metà strada tra l’enciclopedico, il giornalistico e il poetico, rivelando a tratti tutte le loro influenze “Opethiane”, se così vogliamo chiamarle. Innegabile, del resto, che le lyrics di Akerfeldt siano decisamente fra i migliori testi decadenti/horror/sovrannaturali, per spessore, fantasia e atmosfera, di tutta la scena heavy metal. E, sebbene il libro in questione sia più adatto ai meno addentro l’universo Opeth – i neofiti della band, quindi – bisogna dire che, comunque, qualche curiosità dura a morire viene soddisfatta durante la lettura: le peripezie e i dolori degli abbandoni degli storici Martin Lopez e Peter Lindgren; le talvolta surreali e folli dichiarazioni di Mikael, certamente un personaggio con un ego ed una passione spropositati, ma anche con una vasta serie di problematiche caratteriali; le belle spiegazioni dei succitati testi della band. Manca qualche contenuto speciale, se proprio si vuole trovare un difetto all’opera. Sarebbe stato interessante, difatti, un’intervista apposita magari ai partner-in-crime di Akerfeldt, oppure ai membri non più in line-up. Poco male comunque, il testo scorre via veloce e coinvolgente, e assoluta nota di merito va alla bellissima copertina del libro, disegnata da Marco Castagnetto, che troviamo perfetta per rappresentare un racconto oscuro e misterioso, quale a tratti sembra essere la storia degli Opeth. Un combo che, soprattutto con gli avvenimenti degli ultimi anni, è diventato uno di quei gruppi da amare oppure odiare, a volte considerando poco la solida coerenza del loro leader, che praticamente, a suo rischio e pericolo, non si è quasi mai piegato alle leggi del mercato ma ha sempre fatto di testa sua, modellando la sua arte compositiva in simbiosi con la crescita personale e con i cambiamenti avvenuti nella sua esistenza. Esistenza che, guarda caso, combacia in tutto e per tutto con quella della sua principale creatura, in costante divenire.

“LE STAGIONI DELLA LUNA – Gli Opeth dal death al prog”
autore: Eugenio Crippa – Filippo Pagani
anno: 2014
pubblicato da: Tsunami Edizioni
pagine: 348



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  • LordTristan

    Interessante davvero!!! Complimenti alla Tsunami autrice di una serie di libri immancabili nella collezione di veri appassionati! Sempre fatti e curati con attenzione. Questo sarà il mio prossimo acquisto!