OCCHI DI BRAGIA – Lapilli

Pubblicato il 28/07/2016 da

occhi di bragia - lapilli

Occhi Di Bragia è il Caronte di Dante, che traghetta le anime nell’Ade. E’ anche, per estensione e ormai scontato collegamento visivo, il Caronte illustrato per la Commedia stessa da Gustave Doré. Sì, perché parole e immagini vanno spesso a braccetto, a volte viene prima l’una, poi l’altra, altre volte si intersecano meravigliosamente tra loro, ed è difficile capire quale dimensione abbia guidato l’altra. E il progetto grafico-letterario, come da definizione degli stessi autori, di Sara Sostini e Marco Gallarati riesce egregiamente in questo: testi dipinti e quadri raccontati, a volte con un chiaro e immediato collegamento tra loro, altre volte con la necessità di rileggere le poesie di Marco o di osservare meglio i disegni di Sara, per potersi immergere in maniera adeguata in mondi Lovecraftiani o in incubi psicotici da accompagnare alla musica di John Carpenter. Il motivo per cui questo “Lapilli” trova recensione sulle nostre pagine non risiede solamente nell’appartenenza dei due autori al beneamato mondo del Metal scritto, ma nel fatto che sono bravissimi a vomitarci addosso quell’immaginario a cui ogni metallaro che si rispetti ha attinto o ancora attinge inevitabilmente. Non solo mostri, o visioni, ma una Weltanschauung complessa e piena di riflessioni: sulla vita, sul tempo, sull’altro da noi, anche e soprattutto in senso metafisico. Sara riesce ad alternare, graficamente, cupi carboncini, grottesche deformazioni che a tratti ricordano Costin Chioreanu, incubi a metà strada tra Grandville e Dalì in acido – cioè il Dalì quotidiano, a ben vedere. Marco, dal punto di vista lessicale, ha una ricercatezza che richiede certamente una certa immersione iniziale, specie nei capitoli in versi; ma la ricchezza delle allitterazioni, la doppia aggettivazione e un certo humour nero che emerge qua e là (“Claustrum”, per esempio) conquistano brano dopo brano il lettore e lo trascinano in altri mondi al pari della forza visiva delle immagini. Dal punto di vista tematico, dicevamo, abbiamo un vasto ma compiuto immaginario che va dal Sogno (inteso come mondo a sé) ai peccati capitali narrati nel capitolo “Vulnera Animae”, fino al compendio assoluto rappresentato da “Triassico”: qui troviamo dieci scene ispirate ai mondi del Genio di Providence, alla cui fonte Sara e Marco non fanno mistero di essersi abbeverati per anni. Una reinterpretazione rispettosa, insieme omaggio ed amplificazione, che ci avvolge come un abbraccio tentacolare (se permettete una citazione). Un’opera decisamente interessante, da non sprecare in un solo fiato, ma da godere pagina dopo pagina, chiudendo gli occhi dopo ogni capitolo. Fatevi trasportare.

“Lapilli”
Autore: Occhi Di Bragia
Anno: 2016
Pubblicato daLinee Infinite Edizioni
Pagine: 108

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