RICK RUBIN

Pagine: 224

Anno: 2011

Casa Editrice: Tsunami Edizioni

Dietro un grande disco – indipendentemente dal genere proposto – c’è sempre la firma di un grande produttore. Rick Rubin nel corso della sua lunga carriera ha dimostrato (e dimostra tutt’oggi come un insoddisfatto stakanovista) di essere un genio visionario, dotato di un immenso talento che gli ha permesso di essere avanti anni luce con le sue idee all’avanguardia. A differenza di alcuni suoi illustri colleghi, egli non ha mai avuto paura di mettersi in gioco, immergendosi come un temerario avventuriero, in stili musicali diametralmente opposti tra loro, guadagnandosi al contempo il rispetto e l’ammirazione degli addetti ai lavori. Il saggio curato dal talentuoso autore americano Jake Brown (già all’opera su svariate biografie di artisti d’eccellenza come Prince e AC/DC), narra il tutto con un taglio stilistico chiaro e scorrevole, approfondendo la genesi compositiva di alcuni dischi che hanno scolpito nel bene e nel male la storia della musica, ricavando altresì preziose ed interessanti testimonianze rilasciate da alcuni artisti che hanno lavorato con lui. Inevitabilmente, il lettore viene scaraventato con la macchina del tempo nella prima metà degli anni ’80, quando un anonimo ragazzo americano, animato da una passione sfrenata per la musica, fonda assieme a Russell Simmons la piccola ma intraprendente label DEF Jam, l’etichetta che ha trascinato improvvisamente dai piccoli club americani alle vette dorate di Billboard, il violento ed ironico hip hop dei Beastie, Boys, Run DMC e Public Enemy. Lungimirante nel suo eclettismo, il barbuto produttore ha avuto il modo ed il tempo di ottimizzare il suono furioso degli Slayer, con il mastodontico “Reign In Blood”, asciugando al contempo il sound sin troppo ampolloso dei The Cult con “Electric” ed elevando ad icone pop i Red Hot Chili Peppers con “Blood Sugar Sex Magic” e “Californication”. Seguendo il motto del ‘chi si accontenta non gode’, Rubin ha scommesso come in una partita a poker il tutto per tutto, contribuito a donare una seconda vita artistica ed economica a celebri cantautori come Johnny Cash, Neil Diamond e Tom Petty. Va infine evidenziato che all’epoca delle registrazioni analogiche, era molto più complesso e delicato incidere il ‘take’ giusto e spesso bisognava ingegnarsi per trovare una soluzione innovativa. Nulla contro la tecnologia, sia chiaro, ma soltanto se viene utilizzata con intelligenza e parsimonia. Da avere.



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