Smokin’ Valves – A Headbanger’s Guide To 900 NWOBHM Records

Smokin' Valves - Front - 2014

E’ sufficiente scorrere la corposa bibliografia di Martin Popoff, autorevole critico musicale canadese in attività da circa vent’anni, per rendersi conto di avere a che fare con un autentico stacanovista del giornalismo di settore. Con un misto di curiosità e venerazione nei confronti di questo appassionato professionista, ci accingiamo a recensire codesto libro contenente ben novecento recensioni relative alla mitologica scena denominata New Wave Of British Heavy Metal. Ad onor del vero va detto che “Smoking Valves” non raccoglie del materiale inedito vero e proprio, ma al suo interno sono illustrate le recensioni presenti sul precedente capitolo “The New Wave Of British Heavy Metal Singles”, insieme ad alcuni scritti estratti dalla “Collector’s Guide” scritta dall’autore e relativa al periodo preso qui in esame. Già dalla copertina, nella quale troviamo l’immarcescibile Lemmy Kilmister sulle assi del palco intenzionato a sparare una raffica di proiettili dal suo basso durante il tour di “Iron Fist”, appare evidente che questo lavoro sia destinato (quasi) esclusivamente ai fan più incalliti del genere. Questa irruenta corrente artistica viene trattata sin dalle sue timide origini generate dalla rivoluzione punk del 1977, fino ad arrivare alle ultime testimonianze incise nel 1984, anno in cui il thrash metal a stelle e strisce ha generato l’ennesima rivoluzione del metallo pesante. Sin dalle prime battute, inchiostrate con disarmante chiarezza nell’introduzione, è palese che il linguaggio adottato da Popoff risulti squisitamente frizzante, verace ed informale. Lo stile narrativo adottato dall’autore si rivela vincente senza ombra di dubbio, in quanto riesce a riversare con successo in poche righe la sua opinione per ogni opera trattata, senza risultare per questo forzatamente nostalgico o naïf. Ogni gruppo viene esaminato in rigoroso ordine alfabetico e, per ciascuno di esso, i long playing, i sette e i dodici pollici di materia vinilica vengono catalogati in base alla relativa data di pubblicazione. Meritevole di encomio il meticoloso e sfiancante lavoro volto ad includere per ogni disco la relativa casa discografica, l’anno di pubblicazione e addirittura il numero di catalogo, allo scopo di solleticare la mai sopita lussuria dei più impavidi collezionisti all’eterna ricerca di un nuovo prestigioso pezzo di plastica da inserire nella propria collezione. Intraprendiamo con vivo entusiasmo il nostro avventuroso viaggio tra queste pagine, che ci portano ad esplorare i meandri più reconditi della materia trattata da oscuri gruppi come Aragorn, Orion, Sabre fino a scalare l’Olimpo composto da mostri sacri del calibro di Saxon, Iron Maiden, Tygers Of Pan Tang, Diamond Head, Raven e Motörhead. La stucchevole nostaglia dei bei tempi andati non vive in casa Popoff, ancor meno il timore reverenziale nei confronti di tutto ciò che risulti fascinosamente vintage nella nostra Era digitale. Per l’occasione, non mancano feroci ed impietose stroncature ad una buona fetta di inconsistenti ‘wannabe’, miscelate senza soluzione di continuità a sperticati elogi nei confronti di alcune delle inamovibili pietre miliari da custodire gelosamente nella propria discografia. Certo, in casi come questi non mancano scelte opinabili (ad esempio gli Iron Maiden vengono trattati addirittura fino a “Powerslave”), che rischiano di generare ulteriore confusione in un genere così denso di protagonisti. Se dal nostro punto di vista risulta incomprensibile, o quantomeno fuorviante, la scelta di includere gruppi borderline come Airrace, Alaska e Girl; dall’altro diamo atto all’autore di aver immesso nel mercato un prodotto (al momento disponibile solo in lingua inglese) di assoluto spessore, che possiede la pregevole virtù di arricchire ed ampliare le nostre conoscenze di questa brillante materia. Un esperto come Lars Ulrich ne andrebbe fiero.



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  • Antonio Cappa

    Mio di sicuro