WHITESNAKE – Il Viaggio Del Serpente Bianco

Pubblicato il 27/10/2016 da

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Martin Popoff, noto giornalista musicale specializzato nell’hard rock e nel metal, nonché autore di circa una cinquantina di libri, ha dedicato stavolta questa sua nuova fatica ai Whitesnake, il gruppo che David Coverdale ha fondato alla fine degli anni ’70. L’opera, in particolare, parte dai primi anni del cantante britannico nei Deep Purple, quando venne chiamato, pur con la sua ancora scarsa esperienza, a sostituire Ian Gillan, diventando tuttavia in pochissimi anni una vera rock-star, ansiosa di sperimentare nuove strade, dapprima come solista a tutti gli effetti, poi con una band vera e propria, appunto i Whitesnake. Popoff accompagna il lettore in queste vicende, concentrando la propria analisi soprattutto dalle origini fino al grande successo degli anni ’80, accennando solo qualcosa del periodo successivo. Mancherebbero gli anni più recenti, con particolare riferimento alla realizzazione del “The Purple Album”: per questa ragione, nell’edizione italiana è stato aggiunto in appendice, ad integrazione, un capitoletto a cura di Gaetano Loffredo, il quale evidenzia, peraltro, giustamente, come sia stato ingaggiato da Coverdale per le tastiere e i cori un nostro connazionale, lo straordinario Michele Luppi.

Per quanto concerne il metodo adottato da Popoff, la sua opera si basa in modo particolare su una serie di interviste, per cui tutto il libro è impostato come una sorta di documentario, dove sono i protagonisti dell’epoca a narrare i fatti, mentre l’autore di solito si limita a poche annotazioni di raccordo tra un intervento e l’altro. Tale impostazione, tuttavia, a nostro avviso presenta alcuni grossi limiti: le suddette interviste, infatti, spesso si sono svolte a distanza di tantissimi anni dalle vicende narrate e ciò comporta che per una stessa questione vi possano essere ricostruzioni differenti e confuse perché ognuno la racconta dal suo punto di vista o anche semplicemente perché ormai si fa fatica a ricordare: emblematico il caso di John Kalodner della Geffen, che giocò un ruolo fondamentale negli anni ‘80, ma che diverse volte ribadisce chiaramente questo concetto, in quanto dice di ricordare poco o di non essere sicuro di ricordare bene. Inoltre, molto spesso, soprattutto quando i rapporti di qualche membro del gruppo si erano deteriorati, si aveva tutto l’interesse a dare la propria versione dei fatti. Il lettore, così, in qualche frangente, rischia di fare un po’ fatica a capire veramente come siano andate le cose: fa bene l’autore, in tal senso, a riportare diverse versioni di più persone, però ci saremmo aspettati una sua maggiore presenza per sottolineare o evidenziare alcune circostanze, cosa su cui si dimostra un po’ carente. Chi conosce a menadito la storia dei Whitesnake, probabilmente, infatti, non troverà di grande interesse questo libro; viceversa, chi non la conoscesse approfonditamente, rischierebbe di non farsi un’idea precisa su tante questioni. A nostro parere, dunque, “Whitesnake – Il Viaggio Del Serpente Bianco” non va considerata come una vera e propria opera biografica, quanto come una sorta di documentario, dove vengono trascritte una serie di testimonianze dei protagonisti dei fatti (tra l’altro riportate in maniera troppo colloquiale e non adattate molto bene ad una lettura fluente e scorrevole), che li raccontano in prima persona, senza che però rispecchino necessariamente l’obiettività dei fatti stessi. Ci saremmo aspettati dunque un maggiore intervento in tal senso di Popoff, che sembra avere l’atteggiamento, più che di un biografo, di un semplice cronista che raccoglie le dichiarazioni dei suoi interlocutori. Tra l’altro, anche sotto questo profilo, troppo poco spazio viene dato in proporzione a Coverdale, per il quale è stato tratto materiale solo da due interviste (rispettivamente del 2001 e del 2003), contro ad esempio le quattro, giusto per rendere l’idea, di Glenn Hughes e Steve Vai (che nei fatti narrati hanno un ruolo certamente assai più marginale), mentre è ovvio che buona parte del libro è incentrata su di lui. Alquanto scarna e davvero essenziale, è poi la discografia, posta in appendice.

A conti fatti, siamo sinceri, l’impostazione de “Il Viaggio Del Serpente Bianco” non ci è piaciuta granchè e ci sono diversi aspetti che a nostro avviso potevano essere meglio curati. Bisogna, tuttavia, altresì riconoscere come l’autore abbia comunque indiscutibilmente svolto un grandissimo lavoro andando a pescare il proprio materiale tra tantissime fonti, riuscendo così a delineare un quadro abbastanza ricco di quella che è stata la carriera di David Coverdale per cui, pur non essendo magari questo il libro definitivo per quanto riguarda i Whitesnake, rappresenta un utile ed importante occasione di approfondimento riguardo ad una delle band più importanti nella storia del rock.

“Whitesnake – Il Viaggio Del Serpente Bianco”
Autore: Martin Popoff
Anno: 2016
Pubblicato da: Tsunami edizioni
Pagine: 258

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