09/12/2016 - ALTER BRIDGE + GOJIRA + LIKE A STORM @ Unipol Arena - Casalecchio di Reno (BO)

Pubblicato il 16/12/2016 da

Introduzione di Chiara Franchi
Report a cura di Andrea Raffaldini e Chiara Franchi
Fotografie di Enrico Dal Boni

Confessiamo di essere rimasti un po’ spiazzati quando, ai primi di luglio, è stato annunciato il tour europeo della ‘strana coppia’ Alter Bridge – Gojira. Impossibile non chiedersi come i devotissimi fan della band americana potessero reagire alla furia d’Oltralpe e, viceversa, quanto gli estimatori dei fratelli Duplantier si sarebbero potuti esaltare per i ritornelli facili di Kennedy&Tremonti. Potete quindi intuire con quanta curiosità abbiamo raggiunto lo scorso 9 dicembre l’Unipol Arena di Bologna, assediata da un’interminabile coda di fan e da una lattiginosa coltre di nebbia. È bene inoltre ricordare che entrambe le band stanno presentandosi al pubblico con dei lavori nuovi, e non solo perché usciti da pochi mesi: le due formazioni hanno infatti lanciato album ‘nuovi’ anche a livello di sound, approccio e songwriting. Da un lato, in “The Last Hero”, gli Alter Bridge hanno puntato a composizioni più articolate e ad un mood leggermente più cupo; dall’altro, “Magma” ha dato respiro al lato più emotivo dei Gojira, che hanno smorzato la spettacolarità a beneficio dell’introspezione. Il nostro interesse è quindi rivolto anche alla resa live delle ultime proposte e al loro accoglimento da parte dei fan. Prima, però, ci aspetta l’esibizione del quartetto neozelandese Like A Storm, pronto ad accompagnare con chitarre e strumenti aborigeni il riversarsi sul parterre del lunghissimo serpente umano rimasto per ore in attesa tra freddo e caligine.  Mettiamoci dunque comodi sulla nostra postazione in gradinata, graziata da un’ottima visuale sul palco e sulla vastissima platea, e diamo inizio alla cronaca di questa serata.

 

alter-bridge-locandina-2016

 

LIKE A STORM
L’Unipol Arena, ancora lontana dal pienone, ospita i Like A Storm abbastanza presto, mentre un sacco di gente deve ancora arrivare o non è ancora entrata. Il gruppo proveniente da Auckland, Nuova Zelanda, offre un hard rock imbastardito da influenze grunge e più moderne che, senza gridare al miracolo, si dimostra molto piacevole all’ascolto. “Chaos” e “Never Surrender” danno inizio ad uno show dinamitardo, grazie soprattutto all’istrionico singer Chris Brooks che non lesina energie sul palco. Sono pochi i minuti concessi ai Like A Storm, ma i ragazzi cercano di sfruttare al meglio il loro tempo puntando su bordate come “Become The Enemy” o “Wish You Hell”. C’è pure tempo per una mossa un po’ ruffiana, ma molto apprezzata, ovvero la cover di “TNT” degli Ac/Dc, qui riproposta con sonorità ed arrangiamenti più in stile Like A Storm. Lo spettacolo viene concluso da “Love The Way You Hate Me” ed il pubblico, dal primo all’ultimo minuto, non manca mai di mostrare molto calore e coinvolgimento di fronte a questa potente band di apertura. Un breve pausa ristoratrice permette di ricaricarci per affrontare quel plotone d’esecuzione chiamato Gojira.
(Andrea Raffaldini)

Setlist:
Chaos
Never Surrender
Become the Enemy
Wish You Hell
TNT
Love the Way You Hate Me

 

GOJIRA
Nonostante siano passati solo sei mesi dall’ultima volta che abbiamo visto i Gojira, abbiamo almeno due buoni motivi per essere impazienti di assistere alla loro performance. Primo, la data di giugno precedeva di pochi giorni l’uscita di “Magma”, dal quale erano state rivelate soltanto “Stranded” e “Silvera”. Dunque, c’è ancora molto da scoprire sulla resa dal vivo del nuovo, eterogeneo album. In secondo luogo, la serata al New Age di Roncade e questa all’Unipol Arena propongono due situazioni totalmente diverse: la prima molto intima, con la combo francese in veste di headliner, quella odierna decisamente più ‘in grande’ e, senza dubbio, con i Nostri confinati in un set più ridotto. Senza contare il fattore pubblico, che ci incuriosisce non poco. Alle 19:45 il quartetto sale sul palco con la consueta sobrietà e, sempre con la consueta sobrietà, spazza via la platea con una magistrale “Toxic Garbage Island”, baciata da suoni impeccabili. Le reazioni dell’uditorio sono, come ci aspettavamo, variegate: i veri fan si distinguono a vista d’occhio (soprattutto quando partono “L’Enfant Sauvage” e “Silvera”, accompagnate da levate di braccia e di cori), mentre il resto degli astanti manifesta un certo smarrimento. Tuttavia, possiamo affermare di aver visto molte espressioni che univano alla comprensibile perplessità una certa attenzione verso la proposta della band, soprattutto sugli ultimi brani della scaletta. Sempre in linea con le nostre aspettative, la parte del leone è affidata a “Magma”, dal quale abbiamo modo di ascoltare, oltre alla sopracitata “Silvera”, anche “Stranded”, “The Cell” e “The Shooting Star”. I brani confermano la loro eccelsa portata live, anche se non siamo del tutto certi che l’opener del nuovo album, schiacciata tra le feroci “Backbone” e “Vacuity”, abbia brillato come meriterebbe. Quasi superfluo dilungarsi sull’ineccepibilità tecnica dell’esibizione, come al solito contraddistinta dall’impressionante sezione ritmica Mario Duplantier – Labadie e dalle inconfondibili chitarre di Joe Duplantier e Christian Andreu. Rispetto a giugno, i volumi meglio calibrati ci hanno permesso di sentire chiaramente la voce di Joe anche sulle parti pulite, che sono senza dubbio una delle grandi novità di questo nuovo corso dei Gojira. Merita infine una menzione la raffinatissima cornice scenica, con giochi di luci e colori che nulla lasciano al caso. Allo scadere dei quarantacinque minuti della performance, possiamo dire di aver assistito ad un altro show privo di imperfezioni della formazione d’Oltralpe, che pare davvero incapace di compiere un passo falso. Sarà stato saggio, per gli headliner di questo tour, scegliere un opening act di tale livello?
(Chiara Franchi)

Setlist:
Toxic Garbage Island
L’Enfant Sauvage
Silvera
Stranded
The Cell
Backbone
The Shooting Star
Vacuity

 

ALTER BRIDGE
Ancora frastornati per il potentissimo muro sonoro innalzato dai Gojira, ci prestiamo a gustarci l’esibizione di Myles Kennedy e compagni. Quando gli Alter Bridge salgono sul palco ed attaccano con “The Writing On The Wall” e “Come to Life”, vengono fuori subito i primi problemi legati alle resa sonora: dalla nostra postazione, infatti, la cassa della batteria di Scott Phillips non si sente per nulla ed in generale il suono delle chitarre appare molto impastato. Pazienza, perché nonostante tutto Myles Kennedy al microfono riesce ad appiccare un incendio dietro l’altro nel cuore dei fan presenti, che hanno praticamente riempito l’Arena. Il cantante offre una performance davvero sugli scudi, la sua voce potente e squillante non perderà mai un colpo durante tutto il concerto. Il trittico “Addicted To Pain”, “Ghost Of Days Gone By” e “Cry Of Achilles” viene eseguito senza tante pause, Phillips picchia come un indemoniato, Tremonti ed i suoi bicipiti pompati cercano di aiutare Myles a tenere il palco, mentre Brian Marshall se ne sta nelle retrovie a tenere il tempo con il suo basso martellante. Brani nuovi e classici si alternano, gli Alter Bridge sono consci dell’amore che il pubblico italiano nutre nei loro confronti e danno anima e corpo per ricambiare. Le stupende “The Last Hero” e “My Champion” ci mostrano quanto bello sia il nuovo disco appena uscito e offrono un’ultima botta di calore prima di un toccante e sentito intermezzo acustico. Myles Kennedy infatti rimane solo sul palco con la sua chitarra a cantare “Wonderful Life” e “Watch Over You” con un’intensità tale da strappare qualche lacrimuccia ai fan più sensibili. Come parentesi coreografica, il pubblico nel parterre era diviso tra chi muoveva il suo accendino sopra la testa ed altri che facevano la stessa cosa, ma con in mano gli smartphone. I tempi sono proprio cambiati! Da questo momento in poi, i problemi di acustica spariscono e tutti i restanti brani suoneranno con una resa audio molto buona (ma sempre inferiore a quella dei Gojira). Il rock duro riprende con “Slip To The Void”, “Isolation” e la grande “Blackbird”, dove i Nostri ci deliziano con un grande assolo di chitarra. I fan della WWE e del wrestler Edge sicuramente apprezzano “Metalingus”, un classico pezzo hard rock dal ritornello molto accattivante. Siamo davvero in dirittura d’arrivo, “Open Your Eyes” chiude il sipario, ma in pochi minuti gli Alter Bridge si ripresentano sul palco per suonare un paio di bis, con grande gioia dei presenti. “Show Me A Leader” e “Rise Today” eseguite con la stessa forza di inizio concerto salutano davvero tutti i presenti: la band si congeda e noi torniamo ad immergerci negli spessi strati di nebbia emiliana per incamminarci sulla via del ritorno. Un concerto molto intenso, carico e coinvolgente, inquinato soltanto da dei suoni inizialmente non all’altezza della situazione.
(Andrea Raffaldini)

Setlist:
The Writing on the Wall
Come to Life
Addicted to Pain
Ghost of Days Gone By
Cry of Achilles
Crows on a Wire
Ties That Bind
The Last Hero
Waters Rising
My Champion
Wonderful Life
Watch Over You
Slip to the Void
Isolation
Blackbird
Metalingus
Open Your Eyes
Show Me a Leader
Rise Today

 

9 commenti
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