22/03/2005 - Converge + Modern Life Is War + La Crisi @ Rolling Stone - Milano

A cura di Luca Pessina

La data milanese del tour europeo dei Converge si apre con l’esibizione dei La Crisi che, pur essendo gli opener, godono di suoni già decenti e mettono in atto uno show dinamico e pirotecnico, sulle note di un hardcore tiratissimo ed ultra classico. Seguono poi gli statunitensi Modern life Is War, che fanno una gran bella figura con il loro sound alla Give Up The Ghost e The Hope Conspiracy e l’invidiabile presenza scenica del vocalist. I suoni sono forse un po’ troppo alti e non aiutano a cogliere pienamente tutto il gran lavoro delle chitarre però il coinvolgimento generale aumenta decisamente rispetto al set dei La Crisi, il pubblico – non vastissimo ma decoroso – infatti reagisce più che bene alla musica proposta e concede ai nostri lunghissimi applausi. Lo show si conclude dopo circa trenta minuti e le file immediatamente davanti al palco iniziano ad ingrossarsi, è il turno dei Converge e non sono in pochi coloro che non vogliono assolutamente perdere il terrificante attacco del loro concerto…

CONVERGE

Dopo solo un quarto d’ora si spengono le luci ed è un vero boato quello che accoglie il gruppo di Boston, che sale sul palco senza troppi fronzoli attaccando con la bellissima “First Light”. L’attenzione viene sin da subito catalizzata dall’esagitato frontman Jacon Bannon, che inizia come suo solito a muoversi da ogni parte del palco come un invasato, e dalle evoluzioni del chitarrista Kurt Ballou, il quale non si sposta mai tantissimo dalla sua posizione defilata ma suona senza sbagliare una nota. La primissima, iper tirata, parte del concerto è quasi interamente dedicata all’ultimo “You Fail Me” ma non ci vuole molto affinché i nostri facciano i primi passi a ritroso nel tempo, sfoderando alcune perle estratte da “Jane Doe”, forse l’album più acclamato della band. “Concubine” scatena un putiferio in un pubblico sin lì rimasto stranamente alquanto tranquillo e lo stesso riesce a fare la vecchia “Downpour”, accolta in maniera estremamente calorosa dai vecchi fan. Bannon da metà spettacolo in poi utilizza le pause tra un pezzo e l’altro per ringraziare e per interagire con i presenti; tanto per cambiare non sono in molti a conoscere l’inglese e quindi a capire ciò che sta dicendo ma il biondo singer sembra non farci troppo caso e sorride sinceramente alla folla adorante, cogliendo anche l’occasione per far riposare le sue martoriate corde vocali, artefici questa di sera di una prova a dir poco maiuscola… una fucina di urla disumane semplicemente angoscianti! Comunque, dopo un’altra manciata di pezzi proveniente dagli ultimi due lavori, giunge purtroppo il momento dei saluti. I Converge abbandonano il palco tra gli applausi ma, nonostante il poco tempo a loro disposizione, scelgono di farvi ritorno pochi minuti dopo per proporre una micidiale “The Saddest Day”, canzone estratta dal vecchio full length “Petitioning The Empty Sky”. Il pit finalmente esplode e regala all’esecuzione della song una cornice davvero memorabile, con decine di persone impegnate a cantare e a pogare sotto al palco. Il pezzo termina e questa volta è proprio finita, Bannon e soci se ne vanno e c’è a malapena il tempo di bere una birra prima che anche i presenti vengano allontanati dal Rolling Stone in chiusura. Un concerto comunque riuscito e veramente intenso, quello dei Converge; forse un po’ troppo breve ma i cinquanta minuti che hanno visto protagonista il quartetto americano sono stati senza dubbio sublimi!

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