11/11/2012 - Dragonforce + Huntress + Kissin’ Dynamite @ Alcatraz - Milano

Report e foto a cura di Riccardo Plata

Sbarca nuovamente in Italia il circo dei funambolici Dragonforce, freschi dei buoni responsi ottenuti con l’ultimo “The Power Within” e attesi al varco con il nuovo singer Marc Hudson, chiamato a tenere testa alle pentatoniche ipersoniche di Herman Li e compari. A rendere più gustosa la serata, l’esibizione dei promettenti rocker tedeschi Kissin’ Dynamite e dei chiacchierati Huntress, capitanati dalla conturbante Jill…

KISSIN’ DYNAMITE
Cinque in originalità + dieci per l’energia on stage = perfetto opening show. Senza paura di fare torto a nessuno, potremmo così riassumere la mezz’ora a disposizione dei Kissin’ Dynamite, quintetto tedesco di belle speranze cresciuto con il mito della più famosa ciurma losangelina e per questo capace, almeno on stage, di replicarne l’energia degli anni migliori. Capitanati dal vulcanico singer Johannes Braun, i cinque crucchi si dimostrano veri e propri animali da palcoscenico, incendiando le assi del palco sulle note dell’ultimo “Sex, Money & Power” e dell’altrettanto valido “Addicted To Metal”, come se davanti avessero uno stadio intero e non un Alcatraz semi-deserto, seppur partecipe. Tra qualche scenetta da rocker consumati e un paio di consigli per gli acquisti, la mezz’ora a loro disposizione scorre veloce e ricca di energia, scaldando a dovere un pubblico sparuto ma decisamente reattivo. Prima piacevole sorpresa della serata: difficile chiedere di più ad un opening act ed una band da tenere d’occhio in vista di posizioni più alte nel bill.

 

HUNTRESS
Dopo la buona prova dei Kissin’ Dynamite, tocca agli Huntress della piacente Jill l’onore di aprire ai Dragonforce, di fronte ad un pubblico man mano più numeroso, anche se ben lontano dal pienone nonostante la versione ridotta del locale. Famosi più per le vicissitudini pubiche della frontwoman che per la loro musica, i cinque californiani si dimostrano anche dal vivo una buona macchina da guerra, almeno dal punto di vista musicale. Se la prestazione dei quattro musicisti è infatti priva di sbavature nell’esecuzione dei pezzi, altrettanto non si può sempre dire della già citata singer, dotata sicuramente di una buona estensione, nonchè di movenze in grado di catturare l’attenzione dell’homo metallicus (compresi movimenti pelvici e ammiccamenti degni più del Mi-Sex che dell’Alcatraz), ma non sempre impeccabile nelle parti più alte e, anche dal punto di vista fisico, un po’ troppo secca per un’ex-coniglietta di Playboy. Nel complesso, uno show sufficiente ma meno intenso rispetto ai Kissin’ Dynamite: pur con i suoi limiti, Angela Gossow resta su un altro pianeta, e con questo abbiamo detto tutto…

 

DRAGONFORCE
Scaldata l’atmosfera a dovere, è tempo per il circo dei Dragonforce di salire sul palco; e, come ogni circo che si rispetti, il palco medesimo viene preparato con una serie di pedane per accogliere Herman Li e soci. Entrati in scena sulle note di ”Holding On”, i sei partono subito in quarta ma, complice un mixaggio non efficace, la voce del singer scompare sotto la cascata di note. Risolto in fretta il problema tecnico, la situazione non cambia però di molto, dato che le indiscusse protagoniste della serata non possono che essere le due asce di Herman Li e Sam Totman, ben supportate dalla solida sezione ritmica e occasionalmente impegnate a duellare con il tastierista mascherato Vadym Pružanov. In tutto ciò, la prova del nuovo entrato Marc Hudson, impegnato anche in qualche siparietto in lingua madre, è sicuramente da valutare in modo positivo (soprattutto sui nuovi pezzi), ma lo stesso è relegato al ruolo di comprimario durante l’esecuzione delle interminabili sessioni di onanismo sonoro imbastite dai due axe-men, impressionanti anche dal vivo per pulizia di esecuzione, ma a volte più simili a dei giocolieri che a dei musicisti con la “c” di cuore. Ciò premesso, i cinque volte campioni mondiali di Guitar Hero non danno l’impressione di tirarsela come altri illustri colleghi e riescono a coinvolgere il pubblico, soprattutto nella seconda parte dello show con ‘classici’ vecchi e nuovi come “Cry Thunder”, “Through The Fire And Flames” e “Valley Of The Damned”, degna chiusura dopo poco più di un’ora di show suonato a velocità smodata dall’inizio alla fine. Il vero spirito dello speed metal non abita probabilmente qui, ma uno show dei Dragonforce merita di essere visto almeno una volta nella vita, proprio come il circo da bambini.

 

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