Emmure + Chelsea Grin + Obey The Brave + Attila + Buried In Verona

Pubblicato il 25/04/2013 da

Report a cura di Maurizio "Morrizz" Borghi

Erano mesi che gli appassionati di hardcore/deathcore di ultimissima generazione si fregavano le mani in attesa di questo The Mosh Lives Tour, carrozzone di cinque band sulla falsariga dell’Impericon Never Say Die! che riporta in Europa gli Emmure nelle attese vesti di headliner. Compagni di squadra di tutto rispetto in cartellone attirano molti appassionati, che affollano il parcheggio del Live Forum ancor prima dell’apertura dei cancelli in un’atmosfera colorata e carica d’energia. Nell’attesa qualcuno si scola una birra pompando le casse dell’auto con bagagliaio aperto, altri tacchinano le ragazze “scene” (manco fossimo ai tempi di MySpace), mentre aldilà dei cancelli i ragazzi delle band abbozzano qualche incerto tocco nello sport che chiamano “soccer”…

emmure - mosh lives tour - 2013

BURIED IN VERONA
In Italia il loro nome suona particolarmente ridicolo, ma nella terra dei canguri i Buried In Verona stanno facendo davvero bene, soprattutto con la spinta della fortissima etichetta australiana We Are Unified (Yellowcard, The Amity Affliction, Deez Nuts, IKTPQ). Non abbiamo mai sentito una nota da loro su disco, quindi le prime impressioni sono quelle di una giovane metalcore band con tastiere, sulle orme dei We Came As Romans. Il loro set scivola velocissimo, e anche se i presenti sembrano essere incuriositi dalla proposta del gruppo noi, tra problemi di audio e sospetti su qualche base di troppo, ci riserviamo di rimandare il giudizio definitivo sulla formazione.

ATTILA
Breve cambio palco e tocca al figlio di Rikki Rockett e alla sua band (lo sappiamo che non è vero, ma la similitudine tra Fronzak e il batterista dei Poison ci fa scompisciare, ndR). L’ignoranza si respira sin dal beat grasso che fa da intro al set, quindi la premessa è d’obbligo: bisogna stare al gioco quando si parla degli Attila. Non si può trattare seriamente un gruppo con architettura delle canzoni Lego Duplo (4-5 anni) e liricismo a livello Fred Durst con piercing fresco alla lingua. Entrati nell’ottica, gli eccessi caricaturali dei ragazzi di Atlanta sono anche molto divertenti, la prova sta nel fatto che il pubblico salta, urla e si agita dando il cinque a una band comunque frizzante, che sa fare il suo lavoro senza prendersi sul serio. Perchè, come vedremo più tardi, chi si prende troppo sul serio stasera c’è, e non è tra il pubblico.

OBEY THE BRAVE
Seconda volta in Italia per la nuova band di Alex Erian, che orfano dei Despised Icon si è lanciato sulla frangia più attuale, down tuned e groove dell’hardcore metallizzato. “Young Blood” ci esalta e non è un mistero, e dopo la prova al Live Club continueremo a incensare anche la presenza scenica di Alex, completamente immerso nel suo universo di mosse enfatiche, marchio di fabbrica sin dagli anni dei DI. Una performance concreta e di livello, che forse non riceve indietro dal pubblico quanto dispensato. Come per gli Attila, 30 minuti scorrono veloci, ma sono più che sufficienti per convincerci che tra le band che ruotano gli slot in questo “The Mosh Lives Tour” puntiamo ad occhi chiusi sugli OTB.

CHELSEA GRIN
Lo ammettiamo, ai nostri occhi i Chelsea Grin sono l’esempio di come una band NON dovrebbe suonare: un coacervo di luoghi comuni, scelte scontate e pezzi ricalcati dal bigino del deathcore. Nulla di più generico e noioso, condito da un’esecuzione sufficiente ma tutt’altro che energica: se il frontman spara giusto un paio di pose, il resto della band è sostanzialmente immobile; quasi deve guardare la paletta della chitarra per vedere di non commettere errori di esecuzione. Certe virate improvvise come assoli, breakdown o svolte melodiche poi non possono che essere raffigurate dal popolare “WTF Jackie Chan Meme”. Eppure il gruppo ha fatto un meet & greet nel pomeriggio con gli headliner ed è fisso il penultimo gruppo ad esibirsi in questa serie di date. Il pubblico li apprezza, li conosce e concretizza per la prima volta quel mosh che avrebbe dovuto essere il leitmotif dell’evento. Spiegateceli.

EMMURE
Gli Emmure con “4 Poison 3 Words” iniziano a prendere le distanze dai quattro gruppi prima di loro, poi con le successive “Solar Flare Homicide”, “Protoman” e “Sound Wave Superior” spazzano via la concorrenza e la schiacciano letteralmente. Con una setlist oramai indistruttibile, con un frontman in piena forma (lo vediamo per la prima volta senza la giacca a vento sotto i riflettori) e con una serie allucinante di date alle spalle i ragazzi del Queens hanno finalmente costruito una fan base solida anche qui in Italia, continuando a crescere in maniera lineare. Il Live Forum non ha una visuale eccellente, quindi bisogna rischiare qualche gomitata per godersi lo spettacolo (no problem), ma l’acustica è ottima e gli Emmure la sfruttano appieno per il loro attacco sonico derivato dal nu metal (il duo Ketive/Mudholland dovrebbe essere citato più spesso dagli addetti ai lavori), saccheggiando letteralmente “Speaker Of The Dead” e lasciando 2 o 3 canzoni a rappresentare gli altri album. Letteralmente mostruoso Mark Castillo: il periodo fitness, oltre a snellirlo e renderlo decisamente atletico, ha reso il suo stile ancor più dinamico, scoppiettante, divertente, tanto da poter essere considerato una vera e propria svolta (in positivo) per una delle live band migliori in circolazione per il tipo di sonorità. Gli Emmure hanno mandato a casa la concorrenza, insomma. Ancora una volta, tutti “slaves to their game”.

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