10/04/2010 - Haggard + Furor Gallico @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Live report a cura di Matteo Cereda

Foto a cura di Francesco Castaldo

 

Gli Haggard sono una delle band più suggestive che la scena metal abbia partorito negli ultimi anni. La musica del numeroso gruppo teutonico è una miscela unica di metal sinfonico con influenze folk e di musica medioevale che coinvolge chitarre elettriche e strumenti classici per un connubio quanto mai intrigante che proprio nelle esibizioni dal vivo ha trovato nel corso degli anni la sua interpretazione migliore. L’ottima acustica del Live di Trezzo pare dunque l’ideale cornice ad uno spettacolo che richiede attenzione ma che non manca di coinvolgere la platea. Non c’è nessun disco da promuovere è vero, ma il ventesimo compleanno della band è un anniversario da non perdere.Un ritardo sulle nostre tabelle di marcia ci impedisce di assistere all’esibizione del gruppo di supporto. Arriviamo sul luogo del concerto giusto in tempo per assistere al finale dello spettacolo dei Furor Gallico, troppo poco per esprimere un parere sulla prestazione dei nostri, ma sufficiente per individuare nella band nostrana buona presenza scenica, l’heavy metal celtico espresso nelle due canzoni che riusciamo a sentire ("La Caccia MOrta" e "Banshee"), evidenzia se non altro personalità.

  

 

HAGGARD

La corposa formazione degli Haggard irrompe sul palco tra gli applausi e subito la vista viene catturata dai numerosi componenti della band. Oltre alla classica formazione metal con il leader Asis Nasseri impegnato alla voce e alla chitarra, il basso, la batteria e la seconda chitarra suonata da un Claudio Quarta quanto mai simpatico nei suoi siparietti in lingua italiana (le origini sono chiare sin dal nome), troviamo altri undici elementi impegnati nei cori e nel suonare violini, viole, contrabbasso, tastiere, flauti, percussioni e quant’altro per rendere al meglio le sonorità classiche del gruppo. L’intro “The Origin” dall’ultimo “Tales From Ithiria” apre i battenti seguita a ruota dalla titletrack del medesimo disco, per una decina di minuti scarsi in cui il pubblico, caldo ma per la verità poco numeroso, viene letteralmente proiettato in epoca medioevale. La scenografia è composta sostanzialmente dall’imponente presenza dei musicisti che occupano tutto il palco, restano il classico striscione con il nome della band sullo sfondo e un paio di torce accese sui lati a completare il quadro. Lo spettacolo prosegue con due estratti dall’amatissimo “Eppur Si Muove”, nella fattispecie “The Observer” e “Of A Might Divine”, prima di passare la palla ad “Awaking The Century” con una pregevole versione di “In A Foolmoon Procession”. La resa sonora è decisamente buona, forse le chitarre evidenziano un suono leggermente ovattato, ma d’altronde far coesistere quindici musicisti sul palco non è impresa facile e il fatto di poter apprezzare tutti i singoli strumenti è positivo, anche perché Asis e soci sembrano in grande spolvero e come spesso accade sono estremamente precisi nell’esecuzione dei vari brani. Anche dal punto di vista del feeling e del coinvolgimento della platea gli Haggard non deludono dimostrandosi simpatici intrattenitori e non disdegnando qualche piacevole sorpresa come quando Asis ed il bassista Giacomo Astorri scendono dal palco per suonare un pezzo tra il pubblico come se niente fosse. La setlist della band teutonica si concentra soprattutto sulle ultime due pubblicazioni, come confermano le riproposizioni di “Per Aspera Ad Astra”, “Herr Mannelig”, “The Sleeping Child” e l’acclamata “Eppur Si Muove”, introdotta con arrangiamenti leggermente diversi rispetto alla versione originale. Prima della meritata pausa c’è tempo ancora per un paio di brani: “The Final Victory” che mette in luce, se mai ce ne fosse bisogno, il grande talento dei due soprani Susanne e Manuela, e “Upon Fallen Autumn Leaves” che si candida ad essere una delle perle più brillanti dell’intera serata. Gli Haggard non ci fanno aspettare troppo e dopo pochi minuti di incitamenti la band rientra sul palco per regalare ancora un paio di gustose canzoni. Si comincia con “In A Pale Moon Shadow” unico estratto da “And Thou Shalt Trust… The Seer”, osannata soprattutto dai fan di vecchia data, mentre il compito di chiudere lo spettacolo spetta ad un classico del calibro di “Awaking The Centuries”, perfetta nel riassumere in dieci minuti i tratti salienti e i contrasti degli Haggard, band che conferma la sua grande personalità e che meriterebbe un pubblico più ampio. Lo spettacolo del Live ci ha trasportato per un’ora abbondante in un’altra epoca, a dimostrazione della magia che Asis e compagnia riescono a infondere attraverso la musica.

 

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