16/06/2006 - Heineken Jammin’ Festival 2006 – 17 giugno @ Autodromo Enzo E Dino Ferrari - Imola (BO)

Pubblicato il 27/06/2006 da
A cura di Luca Pessina, Maurizio Borghi e Fabio Scarpanti
 
La nostra musica preferita è tornata ad essere presente in una delle giornate dell’Heineken Jammin’ Festival e, proprio come nel 2003, Metalitalia.com non poteva mancare ad un tale appuntamento! Gli amati/odiati Metallica chiamati a ricoprire il ruolo di headliner e una serie di promettenti new-comers e affermate realtà a scaldare la platea a partire da metà pomeriggio. Ci si aspettava di divertirsi e così è stato, grazie alle buone performance offerte da quasi tutti i gruppi partecipanti e all’atmosfera da vera e propria festa che si è respirata per tutta la durata della manifestazione. Peccato solo per il caldo a dir poco torrido presente in quel di Imola – ma non è colpa di nessuno! – e per alcune scelte discutibili dell’organizzazione. Intendiamoci: la zona concerti è stata ancora una volta allestita ottimamente – colma di bagni chimici e punti ristoro – ma ci sentiamo di criticare lo staff per l’eccessivo costo delle bevande vendute presso questi ultimi: ci è sembrato infatti altamente fuori luogo – in un evento sponsorizzato interamente da una birra – vendere quest’ultima a prezzi da pub da centro città. A volte basta poco per essere veramente competitivi, se non superiori, al resto dei festival europei…

TRIVIUM

Dopo il brevissimo show di tali Amphitrium – black-death metal band svizzera assolutamente anonima chiamata ad esibirsi in quel di Imola all’ultimo momento (ma perchè poi?) – si inizia a fare sul serio con i Trivium, che all’Heineken, come, del resto in tanti altri festival europei di quest’anno, hanno modo di supportare i loro idoli: i Metallica! Matt Heafy e soci calcano il palco attorno alle 15:30 e intrattengono il già numeroso pubblico presente per circa mezz’ora, proponendo i brani più celebri dell’ultimo “Ascendancy” – molto riuscite “Like Light To Flies” e “Rain” – e una nuova composizione che verrà inclusa nel loro imminente nuovo album. “Detonation”, questo il titolo della song, ci è parsa notevolmente ispirata a certo power-thrash degli eighties, complice anche la voce di Heafy, che ha totalmente smesso di cantare in growl, abbracciando uno stile simile a quello di James Hetfield! Tra l’altro, anche i vecchi brani vengono interpretati dal giovane cantante/chitarrista in questo modo, stratagemma che contribuisce a rendere questi ultimi più catchy e orecchiabili che mai! In definitiva,lo show diverte e presenta una band in forma e forte di una esperienza già di tutto rispetto.

LACUNA COIL

Persa l’esibizione dei rockers Living Thing poichè impegnati ad intervistare i Trivium nel backstage, ci apprestiamo a seguire la formazione più attesa dalla platea dopo i Metallica, ovvero i Lacuna Coil, portabandiera dell’heavy tricolore in tutto il globo dalla uscita del fortunatissimo “Karmacode”. Per abbracciare il pubblico del festival la formazione milanese si presenta uniformemente festita di nero, fatta eccezione per Cristina e Andrea in camicia bianca. La bella morettina è, manco a dirlo, il fulcro dello show dei milanesi, sfoggiante una voce invidiabile e una sicurezza maturata da anni di gavetta: sempre casta e copertissima nonostante il caldo torrido Cristina regge anche i soliti cori burleschi, che ogni donna sulle assi di un palco sempre riceverà da un pubblico di metallari, rispondendo scherzosamente: “Nuda, nuda? E gli uomini no? Avanti fatemi vedere!”. Il suono moderno dei nuovi pezzi rende benissimo dal vivo, dove le oramai celebri “Our Truth” e “Enjoy The Silence” sorpassano anche “Heaven’s A Lie” nell’apprezzamento dei fan che riempiono l’arena e cantano a squarciagola tutte le canzoni. La performance del gruppo è rodatissima e senza sbavature, e senza mai scivolare in eccessi si mantiene su livelli di alta professionalità. Cristina infine fa esplodere il pubblico avvolgendosi in una bandiera tricolore per ricordare che c’è qualcuno che ha bisogno dell’incitamento del pubblico (rivolgendosi alla nazionale italiana che avrebbe di lì a poco realizzato l’anonimo pareggio con gli USA). Italiani esterofili? Non sempre, suvvia!

AVENGED SEVENFOLD

Tornano, in posizione altissima anche se ancora poco conosciuti nel belpaese, gli Avenged Sevenfold, fautori di uno degli album più sorprendenti (o delle più grande bufale secondo alcuni) del 2005, che li ha consacrati nelle classifiche e li ha nominati come eredi di grandi nomi del passato. Forse proprio gli headliner Metallica li hanno voluti così in alto, forse la casa discografica ha oliato bene i meccanismi del music biz, sta di fatto che la quasi totalità dell’audience se ne sta con il naso all’insù ad ammirare i pittoreschi ragazzotti tutto eyeliner e pose plastiche che infiammano lo stage con la loro personale versione di power metal europeo, metalcore, attitudine stradaiola e… Guns’N’Roses! Il gruppo convince dieci volte tanto rispetto alla esibizione scolorita del Rainbow, favorito da suoni ottimali e dalla carica che può concedere una folla nutrita, folla che si dimostrerà però poco generosa nei confronti del quintetto di redneck tatuati. “Unholy Confessions”, “Bat Country” e “Beast & The Harlot” sono eseguite in maniera eccellente, complice una prova vocale di M.Shadows sopra le righe, che proprio come il modello Axl Rose sforza fino al massacro le sue corde vocali, ma i presenti, pur apprezzando, non vanno oltre il timido applauso. Ci pensa la versione ricalcata del classico “Walk” dei Pantera a smuovere la situazione: finalmente tutti gridano e partecipano animatamente. Verso la fine della scaletta, il virtuoso Synister Gates si fa bello con un assolo smisurato che poteva valere una intera song del gruppo, che saluta il pubblico a testa alta questa volta, sicuro di aver attratto numerosi proseliti. Gates qualche mese fa ci confessò di puntare alle arene… Non ci ha messo poi tanto!

THE DARKNESS

E questi sarebbero gli eredi dei Queen? Non ce ne vogliano i The Darkness e i loro fan, ma, per quanto ci riguarda, il gruppo britannico dovrà fare ancora tantissima strada per poter anche solo avvicinarsi ai livelli della band di Freddie Mercury. Sorvolando sul valore dei brani – che, citando a ripetizione e senza alcun ritegno AC/DC, Thin Lizzy e, appunto, Queen, riescono anche a divertire – l’aspetto dell’esibizione che più di tutti lascia scontenti è la presenza scenica dei nostri e, in generale, il loro modo di proporre il repertorio on stage. Una vera band di hard rock/rock’n’roll, trovandosi su un palco grande come quello dell’Heineken Jammin’ Festival – per giunta di fronte ad una platea di oltre quarantamila persone – non dovrebbe far fatica a far muovere il culo ad almeno la metà di queste ultime. Invece i The Darkness appaiono a tratti distaccati e buona parte delle canzoni che scelgono di proporre (tra le tante, “One Way Ticket”, “Is It Just Me?”, “Growing On Me”) risultano prive di quel groove e di quella carica solitamente tipica dei concerti live. Sarà forse che le orecchie di chi scrive sono abituate ad ascoltare tutt’altri tipi di sonorità, però alla fine ci si esalta soltanto durante l’esecuzione di “Highway To Hell” degli AC/DC, posta verso fine show. The Darkness: almeno dal vivo, davvero poco cosa…

METALLICA

Un’atmosfera tra l’ansioso e il deluso – dovuta alla messa in onda della mediocre partita Italia – Usa – fa da cornice all’avvenimento clou della giornata che, con il solito ritardo del caso, inizia alle 23.20 circa. Apre le danze l’ormai canonico ma sempre emozionante intro morriconiano de “Il Buono, Il Brutto e Il Cattivo”, che fa da apripista ad un pezzo di storia come la monumentale “Creeping Death”, eseguita con insolita precisione dai four horsemen… il che fa subito presagire una serata particolarmente avvincente. Il buon James è in forma e, al grido “you make noise, Metallica makes noise”, i nostri partono con la ritmata “Fuel”, unico estratto (per fortuna!) dal periodo più recente della band. Il pezzo, nonostante la sua bassa caratura, riscuote un discreto successo tra il pubblico, così come la successiva “Wherever I May Roam”, che dal vivo stanca meno che su disco, complice anche una prova del frontman abbastanza convincente, quasi del tutto priva delle indecisioni a cui ci stava abituando da qualche anno a questa parte. E’ quindi tempo per la prima sorpresa della serata: difatti si riparte con un pezzo nuovo ancora senza titolo che, nonostante l’eccessiva durata, presenta interessantissimi spunti qua e là, soprattutto nelle parti di chitarra solista e nell’incedere ossessivo della sezione ritmica, che a tratti sfocia in apprezzatissime cavalcate in doppia cassa! Una volta eseguita la nuova composizione, giunge il turno del primo momento di romantico relax della serata, che arriva sotto forma di “The Unforgiven”, song ben eseguita che ha il pregio di far preparare gli animi alla vera grande sorpresa dello spettacolo… sorpresa che trasformerà in evento questa serata di giugno! Un breve filmato proiettato sui grandi schermi posti alle due estremità del palco annuncia che, in occasione del suo ventennale, verrà interamente eseguito il disco che, nel lontano 1986, aiutò a delineare i confini del genere thrash metal, diventandone indiscusso manifesto, e che fece da spartiacque tra il vecchio metal classico ed il nuovo modo di intendere l’estremo musicale, in buona parte anche a livello concettuale. Parliamo ovviamente di “Master Of Puppets!” I moltissimi fan increduli assistono così ad una esecuzione quasi perfetta oltre che dei soliti classici (“Battery”, “Master Of Puppets” o “Welcome Home”), anche di pezzi negli ultimi anni mai suonati dal vivo come “Disposable Heroes” o “Leaper Messiah”. Durante la performance ci si stupisce soprattutto della ritrovata tecnica e fedeltà di esecuzione del sempre contestato (a volte giustamente) diavoletto danese Lars… ultimamente non lo si era mai visto tanto in forma! Come in un gran musical che incanta, nota dopo nota, arriva dunque il momento di “Orion”, canzone scritta quasi interamente da Cliff Burton e che attendeva a grande prova il caro Rob “gonzo” Trujillo. L’ultimo entrato in casa Metallica, nonostante la pesantissima eredità, se la cava discretamente e chiude la song con una apprezzata dedica al precocemente scomparso bassista. Infine, il compito di chiudere questo tributo ad uno dei più importanti dischi degli anni Ottanta spetta naturalmente alla cattivissima “Damage Inc.”, che piomba senza pietà sui quarantamila presenti in quel di Imola, creando scompiglio in ogni zona del pit! Non c’è davvero tempo per rifiatare questa sera e, infatti, dopo una brevissima pausa, i quattro tornano sul palco dell’Heineken Jammin Festival per rispolverare altri brani risalenti all’era Black album, ovvero la hit da pogo “Sad But True” e la ballad più famosa della band (ma non certo la più bella), ovvero “Nothing Else Matters”, che come sempre riesce a far breccia anche nei cuori dei metalhead più oltranzisti. Come in buona parte dei tour dell’ultimo decennio, l’unica canzone chiamata a rappresentare un altro grande capolavoro della band (“And Justice For All”) è “One”, la quale – anticipata dalle esplosioni pirotecniche di rito – viene eseguita in maniera impeccabile. Si è quasi alla fine, ma poteva forse mancare il singolo che ha fatto conoscere i Metallica in tutte le parti del globo, arrufianandosi anche la tanto odiata MTV? No,infatti, immancabile, su Imola piomba “Enter Sandman”, canzone sentita e stra-sentita che però viene cantata a squarciagola da chiunque abbia ancora fiato, come se si trattasse di una novità. Tutti a casa? Nemmeno per sogno, perchè in un finale concitatissimo trovano spazio anche la cover dei Misfits “Last Caress” – che garantirà sicura pensione anche ai nipoti di Danzig – e un apprezzato estratto da “Kill’em All”, ovvero la roboante “Seek And Destroy”, che fa impazziare un’ultima volta la platea e chiude uno show senza eguali dal punto di vista emozionale. Anche questa volta i Metallica live fanno un altro centro, non lasciando nessun interrogativo sul loro futuro on stage. Maestri!

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