05/12/2012 - Jorn + Teodor Tuff + From The Depth + Dragonhammer @ The Theatre Club - Rozzano (MI)

A cura di Raffaele Salomoni

Jørn Lande (in arte Jorn)  una delle voci più interessanti del panorama hard rock/metal, torna in Italia per un concerto al The Theatre di Rozzano (cui seguiranno una data a Roma ed una a Prato) ed invita alla festa tre band di supporto, i romani Dragonhammer, i parmigiani From The Depth e i norvegesi Teodor Tuff. La gelida cittadina accoglie l’altrettanto gelido Jorn (poi vedremo il perché), che ha da poco pubblicato l’ottimo “Bring Heavy Rock To The Land” e abbandonato per la seconda volta i Masterplan, con cui ha composto dei veri e propri capolavori. A voi il resoconto di una serata estremamente godibile, quattro ore di metal/hard rock di qualità che hanno deliziato i palati dei non numerosissimi convenuti.

 


DRAGONHAMMER

I romani Dragonhammer hanno il compito di aprire la serata del The Theatre di Rozzano e lo fanno con una convinzione fuori dal comune. Ci propongono un roccioso power metal che si discosta parzialmente dalle sonorità tipiche del metal tricolore, privilegiando un approccio aggressivo e tecnicamente davvero interessante. Sono in giro da tredici anni e ancora hanno la forza di offrire uno show convinto e convincente, anche davanti alle poche persone che alle 20:00 si sono presentate al locale. I suoni ora, ed in generale in tutta la serata, non renderanno giustizia alla musica, ma quest’esibizione ci ha fatto venire voglia di ascoltare le loro prove in studio.

FROM THE DEPTH
Un veloce cambio palco ed è l’ora dei parmigiani From The Depth, già visti sul palco del Metalitalia.com Festival, che ci propongono un power metal abbastanza canonico, decisamente meno interessante rispetto a quanto proposto dal gruppo precedente. La band ha ben chiaro ciò che si deve fare su un palco, dimostrando una buona presenza scenica, ma la proposta fatica a colpire nel segno, complice il già citato problema relativo ai suoni nel locale. L’attenzione del pubblico si risveglia sulle note di “Kill The King” dei Rainbow, reinterpretata egregiamente dalla band, che proprio per la bellezza dell’immortale classico riesce a coinvolgere il pubblico con facilità. La mezz’ora abbondante riservata ai Nostri scorre tutto sommato abbastanza velocemente, ed ora siamo pronti per sentire un po’ di hard n’ heavy direttamente dalla Norvegia con Teodor Tuff e, ovviamente, il re della serata, Jorn.

TEODOR TUFF
Qualche piccolo problemino tecnico ha ritardato l’inizio dei norvegesi Teodor Tuff, che arrivano sul palco più carichi che mai. La band, nata pochi anni fa, ha all’attivo due album di heavy metal dalle tinte prog e oggi ci fa vedere di che cosa è capace sul palco. La coesione tra i componenti è tutto sommato buona, fatta eccezione per il cantante che da subito appare intimidito e poco calato nella parte: dovremo aspettare gli ultimi due pezzi per vederlo finalmente convinto, in particolar modo sulla bellissima “Stranger”, qui resa mille volte meglio rispetto alla scialba versione su disco. I musicisti sono navigati, la sezione ritmica precisa e potente, i chitarristi sono credibili e sufficientemente heavy. Gli ingredienti ci sono tutti, ma a conti fatti non ci possiamo dire pienamente soddisfatti dei pezzi proposti, troppo spesso privi di spunti di reale interesse. Forse solo il tempo ci dirà se questa band ha davvero qualcosa di bello da dire.

JORN
L’attesa è finita: ora tocca a Jorn, una delle voci più belle e potenti del nostro genere preferito, ed un cantante che ha macinato un sacco di esperienza tra dischi solisti e collaborazioni illustri. Tutto questo, tuttavia, non ha contribuito ad aumentare la sua capacità comunicativa sul palco, da sempre punto debole del norvegese. Quello che infatti è mancato al concerto (non che ci aspettassimo chissà che, conoscendo il buon Lande) è stato proprio l’aspetto di intrattenimento e di comunicazione, un onere lasciato interamente alla band che ha dovuto faticare non poco per tenere alto un coinvolgimento che non sembra essere lavoro di Jorn. Sono troppi i momenti della serata in cui è apparso svogliato, distratto, come se stesse svolgendo il suo compitino in attesa di arrivare alla fine del concerto (o del tour?). Inoltre, i pezzi proposti sicuramente sono molto belli, non si discute su questo, ma la scaletta non ha permesso a nostro avviso di godere pienamente dei classici del biondo cantante, complice la criminale esclusione all’ultimo momento di “Tungur Knivur” dalla setlist. L’unica cosa che non tradisce mai è proprio la voce, sempre potentissima e perfetta, tanto potente da farci quasi dubitare sull’effettiva necessità dell’utilizzo del microfono. Highlight della serata sicuramente sono stati “Shadow People” (Ronnie James Dio docet), “Bring Heavy Rock To The Land” (dove Jorn si è lasciato andare ad un botta-e-risposta con il pubblico), la stupenda “Time To Be King” dei suoi (ex) Masterplan e “We Brought The Angels Down” (vero capolavoro di potenza ed epicità). Il resto è da considerare buono ma ordinaria amministrazione e, visto l’elenco interminabile di pezzi pubblicati, ci aspettavamo una scaletta diversa da quella proposta sul live di recente pubblicazione. Quindi possiamo dire nel complesso di aver assistito ad un concerto più che buono, sorretto dalla voce incredibile di uno Jorn sempre più in forma, ma che avrebbe potuto rivelarsi indimenticabile con un pizzico di cuore in più.

 

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