22/11/2012 - Luca Turilli’s Rhapsody + Freedom Call + Orden Ogan + Vexillum – Bologna @ Estragon - Bologna

Report a cura di Andrea Raffaldini
Foto di Enrico Dal Boni

Fredda serata all’Estragon e il primo particolare che notiamo è la mancanza dei proverbiali ‘patatari’ e di qualsiasi stand di merchandise al di fuori dello stabile. Al nostro ingresso, balza subito all’occhio l’esiguo numero di presenti accorsi per vedere la nuova incarnazione dei Luca Turilli’s Rhapsody. Forse la giornata e/o forse la successiva data milanese non hanno invogliato i fan del nord Italia ad accorrere numerosi per sostenere il chitarrista di Trieste… Riusciamo ad arrivare al locale solo nel momento in cui gli Orden Ogan danno inizio al loro spettacolo: prima di loro, da quanto abbiamo potuto sentire dai presenti, i nostri Vexillum hanno offerto uno show entusiasmante!

 

ORDEN OGAN
I tedeschi Orden Ogan danno il massimo sin dalla loro comparsa sul palco dell’Estragon. Il power metal venato di folk dei teutonici punta tutto sulle melodie vincenti e sulla presenza scenica della band, che non lesina energie per tutta la durata del concerto. “Rise And Ruin” e “To New Shores Of Sadness” riescono a scaldare i pochi presenti, che si accalcano tutti nelle prime file per supportare il gruppo. La musica degli Orden Ogan non si è mai dimostrata eccessivamente originale e la scaletta proposta, seppur contenente i loro migliori classici, non presenta purtroppo capolavori degni di rendere memorabile lo show. Diamo atto ai tedeschi di aver creato il giusto stato d’animo per assistere carichi al concerto dei Freedom Call.

 

FREEDOM CALL
I power metaller più zuccherosi della Germania salgono sul palco e, senza tanti fronzoli, attaccano con “Freedom Call” e “The Eyes Of The World”, due cavalli di battaglia che incontrano il favore dei fan. Chris Bay, con il suo sorriso sornione e le sue mossette tattiche, cerca di ammiccare ai presenti, biascicando anche qualche parola in italiano. L’inno “Rock Star” scalda ulteriormente il cuore degli spettatori, anche se i suoni, almeno dalle prime file, non sono proprio puliti. La band è in forma, ogni musicista esegue egregiamente il proprio compito, solo il batterista Ramy Ali, sebbene preciso nelle sue parti, non riesce a far dimenticare i tempi in cui l’ex Gamma Ray Dan Zimmermann picchiava selvaggiamente la batteria privo di pietà per le sue pelli. “Power & Glory”, “Warriors” e “Land Of Light” fanno da climax finale per uno show non certo spettacolare, ma di buona fattura. I Freedom Call sono una conferma in sede live: ormai dai tedeschi non ci si aspettano più sorprese, ma si ha la garanzia di assistere ad un buon concerto all’insegna del power metal più classico e melodico.

Setlist:
Freedom Call
The Eyes Of The World
Rock Star
Tears Of Babylon
The Quest
Power & Glory
Warriors
Land Of Light

 

LUCA TURILLI’S RHAPSODY
Nonostante il poco pubblico presente, c’è molta attesa per i Luca Turilli’s Rhapsody, in primis per vedere dal vivo il nuovo spettacolo architettato dal chitarrista triestino, ma poi anche perché il nuovo singer Alessandro Conti, modenese DOC, qui gioca praticamente in casa. Un lungo filmato in computer grafica introduce la band, che esplode sul palco con “Riding The Winds Of Eternity”, classico dei Rhapsody. I volumi delle basi offuscano del tutto le parti ritmiche di Turilli e la scelta di sostituire il chitarrista Dominique Leurquin, a casa infortunato, con tracce pre-registrate non si rivela vincente, poiché il tutto va a discapito di una sezione ritmica poco incisiva. Al contrario, Alessandro Conti non sbaglia una nota: la sua tecnica e la sua capacità di toccare picchi altissimi lo rendono l’idolo indiscusso della serata. Lo spettacolo prosegue con la poderosa “Clash Of The Titans” e con una toccante “Tormento E Passione”, in cui Conti duetta con la talentuosa Sassy Bernert. Luca Turilli non ci fa mancare nulla e propone addirittura una performer dal vestito fatto di neon che si cimenta in una breve danza sul palco. Il buon Luca on stage non si può certo definire un animale da palcoscenico, ma i suoi assoli suonano precisi ed efficaci. Piccola chicca: durante la presentazione di “Excalibur”, all’improvviso il vocione del Rag. Fantozzi Ugo irrompe tuonando un’esilarante ‘Excalibur, imbecille!’, scatenando l’allegria per tutto l’Estragon. Ovviamente i classici dei Rhapsody sono i più sostenuti dai presenti, in particolare “Forest Of The Unicorns” e “Dawn Of Victory” vengono cantate a squarciagola dall’audience. Conti è autore di una performance impeccabile anche se, senza scadere in nostalgici e scontati paragoni, l’ugola maschia e caratteristica di Fabio Lione sui vecchi capolavori ha tutto un altro sapore. Con “Dark Fates Of Atlantis” iniziano i bis, che culminano nell’immortale “Emerald Sword” e si concludono, piacevole sorpresa, con “Warrior Of Ice”, tratta dal disco d’esordio dei Rhapsody. Buon concerto e grande impatto scenografico, ma le eccessive basi hanno più volte posto in secondo piano la componente umana della band. Speriamo presto di rivedere i Luca Turilli’s Rhapsody con due vere chitarre sul palco, solo allora la resa sarà veramente perfetta.

Setlist:
Riding The Winds Of Eternity
Clash Of The Titans
Tormento E Passione
Demonheart
The Village Of Dwarves
Excalibur
Drum solo
Forest Of The Unicorns
Warrior’s Pride
Ancient Forest Of Elves
Bass solo
Of Michael The Arcangel And Lucifer’s Fall
Flames Of Revenge
Son Of Pain
Dawn Of Victory
Dark Fate Of Atlantis
Emerald Sword
Ira Tenax
Warrior Of Ice

 

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    a me è piaciuto tantissimo lo show! complimenti! ci voleva!