28/04/2011 - Neurotic Deathfest 2011 @ 013 - Tilburg (Olanda)

Pubblicato il 11/05/2011 da

A cura di Luca Pessina

A poche settimane dal Roadburn Festival, Metalitalia.com è tornata in Olanda per assistere al Neurotic Deathfest, ovvero l’evento numero 1 per tutti i death metaller europei, che ogni primavera si danno appuntamento in quel di Tilburg per due giorni all’insegna del metal estremo. Ovviamente è stato il già mitico 013 ad ospitare la rassegna, ma va sottolineato come quest’anno l’organizzazione abbia deciso di sfruttare anche l’adiacente Midi Theatre (proprio come avviene per il Roadburn), dando così la possibilità di esbirsi a ben 42 band su 4 diversi palchi. Per il resto, poco da segnalare, se non la solita estrema meticolosità nel rispettare gli orari e nel mettere il pubblico nelle condizioni di assistere all’evento in maniera ottimale (vale a dire numerosi bar aperti, poche code, security intelligente, ecc). Unica nota stonata, il fatto che il festival abbia coinciso con il Koninginnedag, ovvero la festa nazionale dei Paesi Bassi. Ciò ha comportato l’allestimento di diversi palchi open air nel centro di Tilburg e la diffusione di musica techno ad alto volume che ha naturalmente infastidito tutti i pacifici death metaller presenti in città.

 

LOGIC OF DENIAL

Tocca ai giovani Logic Of Denial aprire ufficialmente l’edizione 2011 del Neuroric Deathfest. Il gruppo nostrano calca il palco minore del festival, ma, essendo appunto il primo in cartellone, riesce a esibirsi di fronte a un pubblico piuttosto numeroso, che ben presto dimostra di gradire la proposta del quartetto. Lo show è ovviamente incentrato sul debut album “Necrogenesis”, che viene saccheggiato dei suo brani migliori, ma trova spazio anche un inedito che non esitiamo a definire convincente. Più che altro, impressiona favorevolmente l’affiatamento dei ragazzi, che senza strafare danno vita a una esibizione molto compatta e impattante. In tutta onestà, non ce lo aspettavamo, visto che i Logic Of Denial sono tutto sommato ancora a inizio carriera. L’esperienza, tuttavia, si matura proprio in circostanze come questa e, considerati i risultati odierni, si può senz’altro affermare che il quartetto sia già sulla buona strada.

INCANTATION

Anche se costretti a suonare piuttosto presto nel pomeriggio, gli Incantation dimostrano per l’ennesima volta di essere una colonna portante della scena death metal internazionale. Gli anni passano e i capelli bianchi aumentano, ma John McEntee non perde un briciolo della sua passione. In un set di poco più di mezzora, la band statunitense dà sfoggio di tutte le sue capacità, mettendo in atto uno show che si basa rigorosamente su tutti i suoi classici trademark, vale a dire furia iconoclasta, rallentamenti catacombali e un marciume di fondo che non lascia molto campo a errate interpretazioni. “The Ibex Moon” e “Blasphemous Cremation” risultano gli highlight del concerto, ma bisogna ammettere che è l’intera performance a lasciare un’ottima impressione. Se gli Incantation continueranno a esibirsi dal vivo con questa efficacia, saranno in pochi coloro che oseranno chiedere un nuovo album.

AEON

Agli Aeon tocca esibirsi nel capiente Midi Theatre… un trattamento di un certo riguardo che i nostri sfruttano al meglio, rendendosi prortagonisti di uno show decisamente caldo e muscoloso. Del resto, lo stile della band svedese si presta alla perfezione alla dimensione live, nella quale i frequenti rallentamenti e il gran lavoro di doppia cassa acquistano un tiro invidiabile. Non c’è molto tempo a disposizione, perciò il frontman evita le solite introduzioni ai pezzi alla Glen Benton, che comunque, a dire il vero, il più delle volte suscitano solo grasse risate che altro. Il gruppo pensa a suonare e lo fa bene, coinvolgendo nel migliore dei modi una fetta di pubblico piuttosto grossa. Tra i brani spicca la nota “Living Sin”, mentre nella band risalta soprattutto il gran lavoro di Sebastian “Zeb” Nilsson alla chitarra solista e alle backing vocals.

EXHUMED

Bentornati Exhumed! Non li vediamo all’opera dal lontano 2004, quindi per noi oggi è un vero piacere godersi dal vivo il “gore” metal della formazione statunitense, da sempre fra i migliori discepoli dei Carcass che la scena death-grind abbia partorito. Matt Harvey, come al solito, ricopre il ruolo di frontman e principale cantante, ma i duetti growling/screaming con il bassista Leon del Muerte rimangono comunque colonna portante di molte delle canzoni proposte, fra le quali spiccano la mitica “The Matter Of Splatter” e la nuovissima “As Hammer to Anvil”, che comparirà nel come-back album di imminente pubblicazione. Come da tradizione per gli Exhumed dal vivo, i suoni non sono il massimo, tuttavia, data la natura già di per sè grezza e aggressiva della proposta, nessuno pare farci caso più di tanto. Complice anche l’attitudine molto “terra terra” e simpatica del gruppo, i quaranta minuti degli Exhumed volano via fra headbanging, circle pit e, in generale, moltissime risate. D’altronde, quando Harvey presenta i pezzi, non si fa mai mancare qualche simpatico aneddoto o delle deliranti spiegazioni del contenuto lirico, il tutto all’insegna di una ilarità a dir poco contagiosa.

MASTER

Invece, si ride meno con i Master, ma semplicemente per il fatto che la maggior parte del pubblico è troppo impegnata a fare headbanging, mentre il gruppo sfodera un pezzo dopo l’altro, concedendosi davvero poche pause. A quasi cinquant’anni, Paul Speckmann è ancora in buona forma: potrebbe tranquillamente prendersi un break tra i brani e gestire il palco da frontman consumato – nessuno avrebbe nulla da ridire, considerata l’età! – invece la sua band è praticamente un treno in corsa. Addirittura, a tratti si fa anche fatica a credere che i nostri sul palco siano solo in tre, tanto è il casino che riescono a generare. Del resto, il basso di Speckmann è talmente distorto da suonare quasi come una chitarra, mentre al mixer è stato fatto un lavoro egregio per dare al resto degli strumenti una definizione e un impatto elevatissimi. Da “Master”, “On the Seventh Day God Created… Master” e dal recente “The Human Machine” vengono estratti la maggior parte dei brani in scaletta – scelta oculata, visto che si tratta tutto sommato degli album migliori della discografia – e la nutrita folla presente all’interno del Midi Theatre li osanna uno dopo l’altro, in un rito 100% old school che nel pit fa letteralmente sacrifici umani!

SEPTYCAL GORGE

I Septycal Gorge al Neurotic Deathfest sono ormai di casa. Dopo aver suonato lo scorso anno, il gruppo nostrano è stato richiamato nel 2011, questa volta con uno slot di tutto rispetto, ovvero sul palco medio in prima serata. Molto sentita e decisamente fortunata la prova del quintetto, che dimostra in poche battute di aver maturato parecchia esperienza negli ultimi anni, soprattutto da quando “Erase The Insignificant” è stato pubblicato. Sia per presenza scenica che per accuratezza nell’esecuzione, la band – aiutata anche da dei suoni quasi perfetti – palesa una maturazione importante, che ha come conseguenza una risposta da parte del pubblico a dir poco su di giri. Sia sui brani recenti che su quelli più datati, i presenti si scatenano in pogo, circle pit e stage diving, arrivando anche a invadere il palco nel finale e a sollevare di peso il frontman Mariano Somà, visibilmente emozionato. Assistiamo allo show dalla galleria e, essendo in posizione sopraelevata, non ci perdiamo nemmeno un briciolo di tale dispendio di ignoranza.

AT THE GATES

Ma quello del 2008 non doveva essere il tour di addio definitivo? Probabilmente i fratelli Bjorler devono saldare i debiti dei The Haunted, i cui dischi escono purtroppo sempre più in sordina. Malignità a parte, a noi fa davvero piacere rivedere sul palco gli At The Gates, anche perchè – almeno per il momento – non è venuta loro la folle idea di dare a “Slaughter Of The Soul” un successore. Considerato ciò che compongono i gemelli ultimamente con la loro band, è chiaro che certe sonorità non siano più nelle loro corde, quindi appare sacrosanta la decisione di esibirsi soltanto dal vivo, passando in rassegna un repertorio che non ha praticamente punti deboli. Ovviamente attesissimi, gli At The Gates si esibiscono in una sala principale stra-piena, che diventa più calda brano dopo brano. Si parte in grande stile con “Blinded By Fear”, che nel 2008 veniva invece posta nei bis, e si prosegue con una selezione che pesca a piene mani dall’ultimo album, ma che non tralascia almeno una perla di ogni full-length precedente. I suoni, almeno in prossimità del palco, sono bel calibrati e la band appare in forma, con un Tompa Lindberg che, come suo solito, dirige le danze con sicurezza e simpatia. Fa eccezione il batterista Adrian Erlandsson, che, a poche settimane di distanza dal pasticcio combinato con i Paradise Lost nel corso dello show per il nuovo DVD a Londra, qui si ripete sbagliando completamente la parte centrale di “The Swarm”. Per fortuna Anders Bjorler intuisce ciò che sta accadendo e corre verso la batteria lanciando direttive/invettive, cosa che evita alla band di fermarsi del tutto e di fare una figuraccia. Ma per fortuna questo rappresenta l’unico intoppo della serata… dopo una piccola pausa, gli At The Gates riprendono a suonare da grande band, tirando fuori dal cilindro una prestazione sontuosa, che li incorona giustamente come headliner della manifestazione. Sulle note di “Slaughter Of The Soul” e “Kingdom Gone” il pubblico esplode definitivamente e per i cinque svedesi è un vero trionfo.

DEFILED

I Necrophagia sono arrivati in Olanda con un giorno di ritardo, cosa che ha portato a rivedere il programma di sabato, anticipando molte esibizioni per fare spazio al gruppo americano in serata. Purtroppo però non tutti i presenti sembrano aver preso visione di tali cambiamenti nel running order, cosa che si evince soprattutto quando andiamo nel Midi Theatre ad assistere allo show dei Defiled, il cui primo brano viene seguito soltanto da poche decine di persone. Per fortuna, comunque, di lì a poco il pubblico diventerà un po’ più numeroso, permettendo ai giapponesi di esibirsi in un’atmosfera maggiormente calorosa e partecipe. D’altronde, i nostri se lo meritano, perchè danno vita a un concerto estremamente compatto e divertente. Il techno-death del quartetto in sede live acquista in groove e cattiveria, risultando all’apparenza un po’ meno cervellotico di quanto lo sia effettivamente. Il bassista Haruhisa Takahata, comunque, fa ben capire quanto di intricato ci sia nelle musica della band, suonando il suo strumento da vero maestro e rendendosi protagonista di una serie di evoluzioni assolutamente notevoli. Non è un caso, dunque, che la maggior parte dell’attenzione venga catalizzata da quest’ultimo… non che il resto del gruppo sia meno preparato, ma Takahata, con barba lunghissima, capelli grigi e questo basso fretless è sicuramente colui che fa la differenza negli show dei Defiled.

OBSCURA

Nel giro di un paio d’anni, gli Obscura sono diventati una vera e propria istituzione all’interno della scena techno-death mondiale. Celebratissimi in Europa così come oltreoceano, i quattro tedeschi arrivano al Neurotic Deathfest sull’onda del successo del recente “Omnivium”, che li ha visti ingentilire ulteriormente una proposta già molto agile e melodica. La sala principale è pienissima già diversi minuti prima che il gruppo si presenti on stage, segno che è molta la curiosità di vedere all’opera la formazione dopo un lavoro per certi versi controverso come quello succitato. Ma ci vuole poco per capire che quest’oggi vi sarà poco spazio per le voci pulite e per trame particolarmente barocche. Steffen Kummerer fa “il simpatico” solo nelle pause tra una canzone e l’altra, mentre per il resto dà campo libero al suo growling, guidando la sua band su una scaletta che offre molte delle tracce più aggressive del repertorio. In particolare, la morbidangeliana “Ocean Gateways” raccoglie ampi consensi, grazie alla sua andatura cadenzata che dal vivo acquista un impatto notevole, spingendo immediatamente all’headbanging. In circa mezzora, il gruppo tedesco si fa solo criticare per una presenza scenica che andrebbe almeno un po’ rivista, dato che i nostri non si muovono mai di un centimetro dalle loro posizioni. Tuttavia, si tratta di inezie di fronte a una resa complessiva certamente sopra la media in ambito techno-death e affini. Se continueranno su questa strada, ammirarli in concerto sarà sempre un piacere.

DECAPITATED

Ai Decapitated purtroppo tocca esibirsi senza bassista, bloccato in Polonia per problemi familiari. Tocca quindi al solo Vogg e al frontman Rafal Piotrowski muoversi sul palco, mentre il tentacolare batterista Krimh sorregge il tutto con estrema precisione. Un concerto un po’ atipico, dunque, che però ci permette comunque di apprezzare nuovamente le doti della nuova lineup della band, che, pur monca, riesce a suonare e a gestire il palco con esperienza invidiabile. Dispiace per l’assenza in scaletta di tracce da “The Negation”, ma dui certo nessuno ha storto il naso di fronte ai brani di “Organic Hallucinosis”, ai classici “Winds of Creation” e “Spheres Of Madness” e a un inedito destinato a comparire sull’attesissimo nuovo album, in uscita entro la fine dell’anno. Buona l’impressione suscitata da quest’ultimo, stilisticamente vicino alle coordinate di “Organic…”, ma con una coda più prettamente death metal che è sembrata uscire dai lavori precedenti. Anche il pubblico ha gradito molto e, in generale, si può dire che la band polacca sia ormai definitivamente entrata nella cerchia delle grandi, visto l’interesse che oggi ha destato per tutto l’arco della sua performance. La sala principale era gremitissima e l’atmosfera elettrizzante.

CRIPPLE BASTARDS

A costo di venire accusati di stupido campanilismo, non esitiamo a definire il concerto odierno dei Cripple Bastards come uno dei migliori del Neurotic Deathfest 2011. Il palco medio calza a pennello alla band, che, come al solito, si presenta senza troppi fronzoli e attacca con “Being Ripped Off” pensando soltanto a picchiare duro. Avendo suonato di recente in Italia, i nostri appaiono rodati e in forma, con Giulio The Bastard a guidarli con il suo consueto sguardo spiritato. I suoni migliorano di brano in brano, così come si fa più calorosa la risposta degli astanti, che da metà performance in poi danno vita a un bel movimento immediatamente di fronte al palco, che durerà sino al termine dello show. La scaletta è a grandi linee la solita degli ultimi anni, con molti pezzi di “Variante Alla Morte” (micidiale l’accoppiata “Implacabile Verso Il Suo Buio”/”Stupro E Addio”) alternati ai classici di “Misantropo a Senso Unico” e degli altri lavori del passato della grindcore band nostrana. Sempre più sorprendente la coesione che i ragazzi sono riusciti ad acquistare negli ultimi anni, soprattutto considerando che i Cripple Bastards non si imbarcano mai in veri e propri tour. Si vede che fra loro ormai si conoscono alla perfezione e sono pienamente coscienti delle loro capacità. L’impatto, di conseguenza, è di quelli da ricordare. Fan vecchi e nuovi, italiani e stranieri, potranno confermare.

GRAVE

Quando rientriamo nel Midi Theatre l’ignoranza si taglia a fette. I Grave stanno riproponendo “Into The Grave” per intero, dal primo all’ultimo brano. Il gruppo, accolto alla grande da un pubblico ora caldissimo, che finalmente poga e si muove con costanza, si esibisce fra l’altro sotto gli occhi dei membri di Autopsy e Incantation, anch’essi molto coinvolti dallo show. Quella al Neurotic è l’ultima tappa di un tour di cinque settimane che ha visto i nostri suonare in tutta Europa con gli Obituary e di conseguenza l’affiatamento e la compattezza risultano su livelli stellari. La band non sbaglia niente e suona anche i brani del disco meno noti con una sicurezza invidiabile. Certo, non si tratta di materiale particolarmente astruso o tecnico, ma l’esperienza insegna che questo tipo di concerti non vanno mai presi sottogamba. I Grave, insomma, arrivano al Neurotic Deathfest preparatissimi e annientano letteralmente qualsiasi cosa gli si pari davanti. Ora speriamo che tracce come “Hating Life” o “Banished To Live” trovino spazio anche nei concerti “normali”, visti i risultati di questa sera!

OBITUARY

Nonostante su disco lo smalto dei tempi d’oro sia ormai un lontanissimo ricordo, dal vivo gli Obituary riescono ancora a regalare delle esibizioni degne del loro nome. Gli ingredienti sono semplici: groove a vagonate, suoni ben calibrati e una voce – quella di John Tardy – che a dispetto dell’età è ancora su livelli decorosi. Certo, si potrebbe reclamare per una setlist che concede troppo spazio alle ultime, scialbe, prove… ma, alla fine dei conti, ci sentiamo di rispettare la volontà della band, che apparentemente crede molto nel suo materiale recente e, di conseguenza, non può essere proprio accusata di essere poco onesta. Anzichè continuare a vivere sui fasti del passato, gli Obituary si mettono in gioco e, pur con risultati discutibili, provano a dire la loro al meglio delle loro possibilità. Insomma, questa sera ci sorbiamo una certo non eccelsa “Contrast The Dead” e poco dopo godiamo per una “Slowly We Rot” senza battere ciglio, anche perchè, come accennato, il gruppo appare decisamente in forma e gode di suoni terrificanti. Il pit, non a caso, risulta fra i più animati dell’intera edizione, ennesima conferma che l’Obituary sound è da sempre una vera e propria manna dal cielo per coloro che ai concerti amano sfogarsi a tutto tondo.

NECROPHAGIA

Per i Necrophagia – al primo concerto in Europa dopo secoli – può essere allargato il discorso fatto per gli Obituary: gli album degli ultimi tempi sono lungi dall’essere fondamentali, ma in sede live la band sembra ancora in grado di dire la sua. In un Midi Theatre molto affollato, Killjoy e compagni offrono una bella prova, peraltro baciata da suoni corposi e ben definiti. Non avevamo grandi aspettative nei confronti del combo statunitense, ma sono bastate un paio di tracce per ricredersi: i Necrophagia si sono preparati a dovere per questa apparizione e, nonostante la voce del frontman non sia sempre sui livelli di una volta, l’impatto e l’affiatamento fra i membri appare subito più che valido. Vengono proposti anche due brani estratti dall’imminente “Death Trip 69” e, nonostante il pubblico non li conosca, la risposta è piuttosto incoraggiante. Del resto, è divertente anche solo osservare le movenze di Killjoy sul palco, che da frontman consumato riesce a catalizzare tutta l’attenzione su di sè, facendosi anche aiutare da qualche orpello scenico, come sangue finto e teste e braccia amputate. Alice Cooper docet!

AUTOPSY

L’ultimo grande concerto del Neurotic Deathfest 2011 è ovviamente quello degli Autopsy, assieme agli At The Gates headliner assoluti dell’evento. Chiamati a presentare l’imminente “Macabre Eternal”, che arriverà nei negozi fra poche settimane, i quattro americani decidono comunque di dar vita a un “best of show” che include tutte le loro vecchie perle, da “Ridden With Disease” a “Dead”, passando per “Severed Survival” e “In The Grip Of Winter”. I suoni sono potentissimi ed esaltano la straordinaria prova di Chris Reifert, che a 42 anni riesce ancora a dettare i tempi con la sua batteria e al contempo a cantare con ottimi risultati. Come per molte delle vecchie glorie presenti quest’oggi, si può dire che gli Autopsy si siano preparati alla perfezione per la serata: li avevamo visti in buona forma già lo scorso anno al Maryland Deathfest e in questa occasione li ritroviamo ulteriormente affiatati e coinvolti nella performance. Se non fosse per i chili di troppo e i capelli in meno, potremmo quasi dire che il tempo non sia per nulla passato per gli Autopsy. Del resto, fra il pubblico vediamo pure Tompa Lindberg e Trevor Peres dimenarsi come degli ossessi… e ciò vorrà anche dire qualcosa, non trovate?

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