19/03/2010 - Obituary + Persefone + Neurasthenia @ Blackout Rock Club - Roma

Pubblicato il 02/04/2010 da

Report a cura di Claudio Giuliani

Tour italiano per gli Obituary, questa volta nelle vesti di headliner. Tre tappe, realizzate grazie all’ottimo lavoro della Extreme Agency, che hanno permesso ai fan italiani del gruppo di goderseli in una setlist più lunga rispetto all’ultima data del gruppo che risale al marzo del 2009 a Bologna. A far compagnia ai nostri ci sono i thrasher italiani Neurasthenia e una band mai vista prima all’opera in Italia: i Persefone da Andorra. Un terzetto molto vario, quindi, che, tranne per la parentesi Persefone, ha visto una serata improntata sulla violenza sonora. Il Blackout di Roma è stato assalito dai fan del gruppo, che hanno fornito una bella cornice di pubblico a uno show molto carico d’energia e che – unico rilievo da sottolineare agli Obituary – poteva essere più lungo. Detto ciò, passiamo al resoconto di una serata di death metal americano, quello del quale non potremmo mai fare a meno!

NEURASTHENIA

Salgono sul palco bardati e corazzati i conterranei Neurasthenia e c’è molta attesa per il loro vigoroso thrash metal. Il gruppo non si smentisce e comincia a inanellare una sequela di pezzi molto carichi, tutti molto cattivi e che non mancano di scatenare il pogo fra le prime file del pubblico. Brani come “Go Fuck Themselves” oppure “Your Omen” aizzano la folla e mostrano il gruppo molto compatto e perfettamente inquadrato nel thrash metal d’impatto, quello che non concede spazio alla melodia. Diverte molto il cantante, coinvolgente e completamente rapito dall’estasi musicale durante il concerto. Il batterista ha un paio di metri quadri di spazio per picchiare sulle pelli, è relegato in un angolo ma è selvaggio nel suo incedere thrash. A chiudere la mezz’ora una chicca: la cover di “Phobia” dei Kreator. La gente è praticamente invasata durante questo brano, eseguito molto bene dai nostri.

PERSEFONE

Gruppo di supporto alquanto strano questi Persefone, band di death metal progressivo proveniente addirittura da Andorra. La loro musica, un mix di aggressività e parti molto melodiche con tanto di tastiera clericale, ha poco a che spartire con i compagni di tour. Sicuramente le date con gli americani serviranno per farsi conoscere e per propagandare il nuovo album “Shin-Ken”. Detto ciò, il pubblico romano si è appena goduto una mezz’ora di buon thrash metal ad opera dei Neurasthenia ed è costretto a sbollire gli animi poiché la musica dei Persefone non si adatta minimamente al mood aggressivo della serata. Riconosciamo dal nuovo album “Fall To Rise”, canzone che alterna momenti più aspri (pochi) a tanti passaggi melodici. La proposta dei nostri risulta pesante e la sensazione – di chi scrive, ma anche a livello generale – è che non si veda l’ora che passi la mezz’ora di spettanza per la salita degli Obituary sul palco.

OBITUARY

Entusiasmo alle stelle, il tempo di tributare un’ovazione al gruppo dei fratelli Tardy ed ecco subito arrivare una granitica “List Of Dead” che dà subito modo ai nostri di scatenare la folla e a noi di constatare che la band è in gran forma. Si nota subito che il corpulento Watkins si è molto blackmetallizzato nell’aspetto, ma l’importante è che il suo basso continui a pulsare per reggere la sezione ritmica dei nostri. Questo avviene puntualmente e a beneficiarne è la folla che gode sulle note violente degli Obituary, amplificate dagli assoli (anche prolungati) di Ralph Santolla alla chitarra. Dal nuovo album viene eseguita anche “Blood To Give”, dove il leader John aiuta il fratello alle percussioni. Arriva subito la velocissima “On The Floor” dall’album “Frozen In Time” (ma perché i nostri non eseguono più l’intro di quell’album, capolavoro assoluto di pesantezza musicale?) e scatena la gente, ma è quando parte “Chopped In Half” che compare il delirio vero e proprio. Il locale è pieno, comincia a far caldo e gli americani continuano a macinare death metal con la solita maestria. Donald Tardy è fantastico nelle sue percussioni, cariche ad ogni colpo. La gente sale e si tuffa dal palco costringendo la security (visibilmente turbata per l’assalto al palco dei fan, pensavano forse di lavorare a un concerto di musica classica?) a fare gli straordinari e soprattutto ad usare i muscoli. Il viavai è incessante, Santolla e compagni si tirano indietro sul palco per lasciare spazio ai fan scatenati. A sorpresa, gli Obituary eseguono la cover dei Celtic Frost “Dethroned Emperor”, carica di pesantezza nella loro versione, e tornano poi al loro repertorio con brani come “Slow Death” (fantastico il suo incedere) e “Threatening Skies”. Dal contestato “Xecutioner’s Return” sono eseguite la semplice e banale “Face Your God” ed “Evil Ways”, forse l’unico brano a salvarsi da quel lavoro uscito nel 2007. Il gruppo allunga un po’ la minestra grazie a un assolo di batteria di Donald Tardy e a un breve saggio di perizia strumentale a cura di Ralph Santolla (come se non bastassero i suoi già lunghissimi assoli durante i brani). Il finale ovviamente è per quel granitico pezzo che risponde al nome di “Slowly We Rot”, che tutti conosciamo e su cui spendere parole è superfluo. Peccato per qualche brano in più che poteva essere suonato, per il resto il death metal granitico degli americani si è confermato inimitabile e come sempre coinvolgente.

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