03/05/2013 - Repulsion + Necrophagia + Septic Tank @ London Garage - Londra (Gran Bretagna)

In una serata che vede Devin Townsend e Meshuggah catalizzare l’interesse di buona parte del popolo metal della capitale britannica, qualche centinaio di estremisti e nostalgici si ritrova invece al Garage per assistere alla primissima esibizione londinese dei Repulsion, i quali, per l’occasione, vengono spalleggiati da un altro combo di vegliardi: i Necrophagia di Killjoy. Come ciliegina sulla torta – o verme sul cadavere, per entrare in clima death metal – si registra l’esordio assoluto dei Septic Tank, progetto punk/grind nato dai Cathedral! Insomma, un bill di assoluto interesse, che infatti porta il locale a riempirsi sin quasi dalle prime battute della serata…

repulsion - locandina londra - 2013

SEPTIC TANK

Lee Dorrian saltella sul palco come se si trattasse di un concerto dei suoi Cathedral. Decenni di doom, stoner e rock settantiano hanno inevitabilmente plasmato il suo modo di tenere il palcoscenico e così, anche sulle note dei Septic Tank, che propongono un mix di Celtic Frost, Repulsion, Slaughter e hardcore-punk allo stato brado, il frontman britannico non riesce a fare meno di sfoderare le sue movenze feline. La band, completata da Scott Carlson al basso e Garry Jennings alla chitarra (il nome del batterista ci è per ora ignoto) sembra divertirsi parecchio e non mostra alcun segno di apprensione. D’altra parte, stiamo pur sempre parlando di musicisti sulle scene da oltre vent’anni: questo è un primo concerto solo sulla carta e senz’altro nessuno si aspettava di vedere uno di loro farsela sotto per la paura! Il set è piuttosto intenso e genera genuino interesse per l’EP che i Nostri hanno sulla rampa di lancio per la MCR Records: questo “back to the roots”, almeno ad un primo ascolto, risulta ispirato e spontaneo e dal canto nostro cercheremo di tenerlo d’occhio, a maggior ragione se i quattro prenderanno in considerazione l’idea di pubblicare altro in futuro.

NECROPHAGIA

Dopo il breve show dei Septic Tank tocca al buon Killjoy farsi vedere. L’Alice Cooper del death metal ha perso un po’ della sua voce nel corso degli anni, ma per essere in giro dal 1983 si può dire che si sia comunque mantenuto su discreti livelli. La sua performance sprizza esperienza e sicurezza: poco è lasciato al caso nel modo in cui si muove sul palco e nella maniera in cui interagisce con la folla. Il sangue, l’oggettistica horror e i finti arti amputati sono parte integrante dello spettacolo, il quale segue passo passo i tempi e le fissazioni del frontman, unico vero simbolo di questa band, che negli anni ha cambiato lineup decine di volte. In effetti, si potrebbe anche parlare dei Necrophagia come di un progetto solista, dato che da sempre lo si identifica solo ed esclusivamente con Killjoy. Va comunque dato atto al gruppo di avere un buon affiatamento on stage: il sound sporco e vizioso degli esordi è scemato negli anni per far spazio a qualcosa di più quadrato e ordinario, almeno a livello di suoni e produzione, ma la carica di pezzi come “Forbidden Pleasure” e “Cannibal Holocaust” si sente ancora e questa sera fa la gioia di diversi fan, che celebrano l’esibizione con un vigoroso headbanging. Avevamo visto i Necrophagia all’opera al Neurotic Deathfest un paio di anni fa e oggi ci danno l’impressione di essere ancora più concentrati e potenti; forse anche le dimensioni più ridotte del palco e del locale giovano alla loro proposta. Resta il fatto che gli statunitensi fanno una bella figura e soddisfano le aspettative del loro seguito, lasciando il palco dopo una quarantina di minuti fra un’ovazione generale.

REPULSION

Ai Repulsion serve meno di un quarto d’ora per prepararsi. Il concerto sarà breve e tutti sanno cosa aspettarsi dalla leggendaria formazione americana, che con il solo album “Horrified” è stata in grado di lasciare per sempre un segno nella storia del metal estremo. Scott Carlson riesce appena ad accennare un saluto agli astanti e a dedicare lo show al compianto Jeff Hanneman prima che il proto-grindcore del terzetto esploda all’interno del Garage, non facendo, come previsto, alcun prigioniero. L’urgenza della musica dei Repulsion viene sottolineata anche dai modi affabili ma spicci del bassista/cantante, che non perde troppo tempo fra un brano e l’altro, in modo da dare al concerto un taglio ancora più intenso e brutale. In effetti, il set pare quasi finire ancora prima di entrare nel vivo: tra una “Splattered Cadavers”, una “Slaughter Of The Innocent” e una “Black Breath” si corre all’impazzata e, mentre si assiste a tale carneficina, non si può davvero fare a meno di sorridere e di rimanere di sasso al pensiero che queste canzoni risalgano alla metà degli anni Ottanta. Fra il pubblico scorgiamo Bill Steer dei Carcass e lo vediamo ghignare ad ogni attacco dei Repulsion; d’altronde, senza quanto prodotto dalla band statunitense ormai quasi trent’anni fa, difficilmente oggi Carcass, Napalm Death, Entombed e tante altre formazioni altrettanto storiche sarebbero fra noi con le sonorità che tutti conosciamo. Questa sera si celebra la storia e all’interno del locale si respira un entusiasmo contagioso. Avevamo sempre visto i Repulsion suonare in occasione di un festival, magari davanti anche a persone capitate lì per caso; oggi la band si esibisce davanti al suo pubblico e la differenza si vede e si sente. L’unico nostro rammarico è rappresentato dal fatto di perderci una cover degli Slaughter proposta proprio in quel minuto impiegato per smaltire al bagno una birretta bevuta poco prima, ma, a parte questo, ce ne andiamo dal Garage stremati e soddisfatti. Volevamo risentire “Horrified” dal vivo e i Repulsion questo ci hanno elargito, con in più una carica ed un ardore degni di un gruppo di ragazzini.

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