28/02/2013 - Rotten Sound + Martyrdöd + Enabler @ London Underworld - Londra (Gran Bretagna)

Dopo aver trascorso l’ultimo anno a fronteggiare la “reunion” dei Nasum, Keijo Niinimaa torna a dedicarsi ai suoi Rotten Sound, da poco reduci dalla pubblicazione del nuovo EP “Species At War” ed evidentemente desiderosi di rifarsi vedere on the road. Il gruppo finlandese si dimostra per l’ennesima volta poco incline ad allestire tour prettamente grindcore, scegliendo appunto due supporter sì estremi, ma non esattamente appartenenti a tal filone: gli svedesi Martyrdöd, solida realtà crust hardcore svedese da qualche tempo entrata a far parte del roster Southern Lord, e gli statunitensi Enabler, gruppo crossover hardcore/thrash anch’esso sotto l’egida della casa discografica di Greg Anderson dei Sunn O))). Londra, città che viene visitata all’incirca a metà dell’itinerario di questo breve tour, risponde piuttosto bene per un giovedì sera di febbraio, riempendo il solito Underworld per una metà abbondante. Di certo nessuno si aspettava il sold out di fronte a un bill così underground, quindi, dato anche l’entusiasmo dimostrato dagli avventori sin dalle prime battute, si può dire che la serata sia un buon successo già a partire dalla cornice…

rotten sound - locandina euro tour - 2013

ENABLER

Ai giovani Enabler si può certamente rimproverare un po’ di indecisione a livello stilistico, visto che, almeno di fronte a un loro set dal vivo, è difficile comprendere che cosa i ragazzi vogliano effettivamente suonare. Si sentono echi di Slayer, Integrity, From Ashes Rise, Nails… un po’ di thrash, un po’ di metal-core vecchia scuola, qualche sfuriata grind. Certi momenti funzionano e divertono, altri non granchè. Tuttavia, il quartetto si impegna e si getta a testa bassa nella performance, lasciando una buona impressione almeno sotto il punto di vista dell’impatto complessivo. Il pubblico pare apprezzare abbastanza, anche se, tornando appunto al discorso di queste oscillazioni stilistiche, si percepisce pure un po’ di perplessità, come se gli astanti, oltre a battere il piede o muovere la testa, stiano anche studiando la proposta della band. In ogni caso, la mezzora a disposizione degli Enabler scorre liscia e tutto sommato gradevole, anche se dubitiamo che stasera il gruppo abbia guadagnato parecchi nuovi fan.

MARTYRDÖD

L’arrivo in città dei Martyrdöd fa evidentemente svuotare qualche centro sociale e circolo punk della zona, visto che, tutto a un tratto, l’Underworld risulta popolato da crusty, punk e “punkabbestia” assortiti. Gli svedesi vantano un seguito trasversale e ci mettono poco a infiammare gli animi: basta nutrire una predilezione per tutto ciò che è marcio e volgare in musica per apprezzare almeno un po’ la loro prova. Già la visione dei Nostri sul palco, che si presentano a petto nudo o indossando maglie sbrindellate, con capelli untissimi e ascelle atomiche, dà immediatamente l’idea di quale sia il loro pensiero; poi arriva la musica e la sala si anima di gente invasata, che accoglie a braccia aperte la miscela di crust hardcore, punk e death’n’roll del quartetto. Mikael Kjellman letteralmente vomita nel microfono, spuntando ovunque e suonando la sua chitarra con una noncuranza tale che ben presto ci ritroviamo a chiederci come faccia il Nostro a riuscire comunque a riproporre fedelmente la propria musica on stage. Il resto della ciurma, in ogni caso, non è da meno: gli strumenti, più che suonati, vengono aggrediti, così come il pubblico, che subisce una mazzata dopo l’altra da parte di questi animali nordici, che a tratti sembrano quasi dei Motorhead in acido. “Ett Hjärta Av Eld” è forse il brano più apprezzato della serata, ma, a dire il vero, risulta un po’ difficile segnalare dei picchi in un concerto che ha nella sua compattezza e nella sua perpetua cafonaggine i propri veri punti di forza. I Martyrdöd avrebbero quaranta minuti a disposizione, ma restano sul palco solo una mezzora; va bene così, nessuno si lamenta. Un set più lungo potrebbe stemperare l’impatto della proposta e gli svedesi sono probabilmente i primi a saperlo. Meglio colpire e fuggire, da veri terroristi.

ROTTEN SOUND

I Rotten Sound replicano al veemente concerto dei Martyrdöd con uno show altrettanto impetuoso, dimostrando di essersi preparati al meglio per questa serie di date, a dispetto della lunga pausa dovuta agli impegni dei Nasum. Durante le performance dei finlandesi siamo soliti rimanere impressionati soprattutto dal viscerale drumming di Sami Latva, ma questa volta è soprattutto Keijo Niinimaa a colpirci: il frontman dà prova di non essere minimamente stanco; anzi, quella di questa sera è probabilmente la sua migliore performance tra quelle a cui abbiamo avuto modo di assistere in tutti questi anni. La voce tiene alla grande per tutto l’arco del set, sia sullo screaming che sul growling, e persino la presenza scenica ci pare migliorata. Il Nostro guida i suoi tre soci con fare sicuro e spiccata simpatia, gestendo bene anche le poche pause che il gruppo si concede tra una raffica di pezzi e un’altra (come al solito i brani vengono proposti in rapida sequenza, come “doppiette” o “triplette”). I Rotten Sound godono di buoni suoni già dalle prime battute, ma il “top” si raggiunge dopo le prime due raffiche, quando al mixer viene dato un volume maggiore alla chitarra di Q ed episodi come “The Effects” o “Nation” hanno modo di deflagrare al massimo delle loro possibilità. Piace anche la scaletta, che per l’occasione pesca da vari periodi della storia della band; addirittura, vengono riesumate un paio di tracce dell’EP d’esordio “Sick Bastard” (1994), con cui i quattro danno sfogo al loro lato più crust, in odore di Extreme Noise Terror, mentre “Alternews” e le nuove “The Solution” e “Salvation” riportano in auge la miscela death-grind collaudata negli ultimi anni. Davvero uno show divertente e completo, quello dei finlandesi, che in poco più di mezzora riescono ad irretire e soddisfare tutti i palati presenti in sala, mettendo in mostra nel migliore dei modi tutte le diverse facce del proprio sound. Ogni volta che vediamo i Rotten Sound in azione dal vivo non facciamo altro che tessere lodi, ma, d’altra parte, risulta difficile trovare aspetti negativi in questa formazione, che, lavorando sodo e con umiltà, ha col tempo limato ogni sbavatura, raggiungendo una compattezza e una personalità assolutamente invidiabili, tanto da diventare uno dei veri pilastri della moderna scena grindcore. Questa sera il pubblico è in gran parte qui per loro e giustamente i Nostri si ritrovano a fare la parte degli eroi, circondati da gente che sale continuamente sul palco per incitarli e poi procedere con lo stage diving. Il suono è annichilente, il pogo è feroce, la missione è compiuta.

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  • http://www.facebook.com/filippocaino.apostata Filippo Caino Apostata

    bellissima line up, peccato non vederla in italia ma d’altronde da noi suonerebbero davanti a 3 persone.