17/08/2005 - Summer Breeze 2005 @ Abtsgmund -

A cura di Luca Pessina
 
Foto di Caroline Traitler (www.photopit.com) e Luca Pessina
 
Anche quest’anno Metalitalia.com ha deciso di seguire il Summer Breeze, un festival che oggi più che mai rappresenta la più valida alternativa ai vari Wacken e With Full Force. Con un bill che punta sempre di meno su gruppi classicamente metal, la manifestazione che ogni agosto ha luogo nella piccola Abtsgmund è diventata un vero punto di riferimento per gli amanti delle sonorità più estreme o gothic-oriented. Tra death metal, gothic, doom, black e hardcore, il Summer Breeze è un vero paradiso per tutti coloro in possesso di gusti musicali ampi e poco mainstream e che, al tempo spesso, non hanno più molta voglia di farsi chilometri e chilometri per saltare da un palco all’altro. Il Summer Breeze, nonostante registri il tutto esaurito da tre anni consecutivi, continua ad essere un festival di dimensioni medio/piccole (la capienza si aggira sulle dodicimila unità), dove tutto è perfettamente organizzato (mai una defezione, mai un ritardo) e dove è davvero possibile godersi i gruppi chiamati in causa. I palchi sono solo due e sono situati a poche decine di metri di distanza, dunque non esiste che un gruppo suoni in contemporanea con un altro; i servizi sono numerosi e ben gestiti, gli stand e i punti ristoro idem. I prezzi infine sono assai modici, cosa che permette ad ogni appassionato di trascorrere tre giorni in mezzo alla natura (la cornice è la più bella di cui si possa godere tra i festival teutonici) e di vedere cinquanta band senza spendere cifre eccessive. Quest’anno purtroppo il clima è stato tutto fuorché clemente: numerosi infatti sono stati gli acquazzoni e la temperatura a tratti è scesa spaventosamente. Nel complesso però, fatta eccezione per alcuni inconvenienti tecnici, anche l’edizione 2005 è riuscita alla perfezione e ha fatto registrare vari show di notevole bellezza. Certo, con condizioni metereologiche migliori il tutto sarebbe potuto venire ancora meglio, ma pazienza… in fin dei conti per una cosa del genere non si può dar la colpa a nessuno! Il Summer Breeze, nonostante tutto, si è confermato un happening tra i più interessanti dell’estate metal… noi non possiamo fare altro che continuare a consigliarvelo!
 
 
 
 
 
 
 

BORN FROM PAIN

Il primo brano in assoluto sentito dal sottoscritto nell’edizione 2005 del Summer Breeze è stato “Death And The City” dei Born From Pain… e, sinceramente, non avrebbe potuto esserci inizio migliore! Come prevedibile, l’opener dell’ottimo “Sands Of Time” ha scatenato il primo mosh pit della giornata, facendo diventare l’area antistante al Main Stage un piccolo girone dantesco. La gente ha iniziato a darsele di santa ragione e non ha tirato il fiato nemmeno per un attimo durante lo show dei cinque olandesi. “Rise Or Die”, “Day Of The Scorpio”, “The New Hate” e “Black Gold” sono stati i pezzi che hanno riscosso i maggiori consensi, ma a chi scrive è piaciuta moltissimo anche “Final Nail”, l’unico estratto dal debut “Reclaiming The Crown”! Tra violent dance, circle pit e cafonate varie, i quaranta minuti a disposizione dei Born From Pain sono trascorsi in maniera piacevolissima: il gruppo sul palco è stato impeccabile ed è riuscito a trascinare la folla alla grande. Non si poteva chiedere di meglio per cominciare!
 
 
 

IMPIOUS

All’insegna quasi della stessa ferocia è stato anche il concerto degli svedesi Impious, che con il loro death-thrash tiratissimo hanno coinvolto in un headbanging incessante tutte le persone accorse davati al Pain Stage. Il recente tour di spalla agli Amon Amarth ha senz’altro rodato a dovere il quintetto, che è apparso preciso e molto a suo agio sul palco. Di certo la varietà non è il più grosso pregio della band, però, almeno in sede live, la carica espressa fa passare tutto in secondo piano, tanto che si finisce per preoccuparsi esclusivamente di scapocciare e di divertirsi. Grandissima l’esecuzione di “Burn The Cross”!
 
 
 

MACABRE

Death metal demenziale e allo stesso tempo tecnicissimo. I maestri del genere – e praticamente i suoi soli ed unici esponenti – sono i Macabre, che tra filastrocche, racconti di serial killer, assoli mozzafiato e terremotanti attacchi di doppia cassa si sono resi protagonisti di un gran bel concerto in quel del Summer Breeze! Chi scrive non aveva mai avuto modo di vedere la band all’opera su un palco e deve ammettere di essere rimasto altamente colpito dalla sua performance: i Macabre sanno come divertire e far sorridere il pubblico però non si limitano certo a quello. Il loro è stato davvero uno show curatissimo, nel quale è stato possibile ascoltare tutti i loro classici eseguiti in maniera impeccabile e forti di suoni ottimi. Alla fine gli applausi per loro sono stati veramente più che meritati!
 
 
 

GOD DETHRONED

Dopo i Born From Pain, Olanda nuovamente sugli scudi con i God Dethroned, ormai dei veterani del Summer Breeze! Come al solito, il loro è stato uno show essenziale e assai intenso, nel quale hanno trovato spazio brani estratti da ogni album pubblicato finora. La nuova lineup ha dimostrato di reggere in tutto e per tutto il confronto con quella vecchia, rivelandosi già ben affiatata e abilissima nel rendere al meglio qualsiasi composizione. “Boiling Blood”, “Villa Vampiria”, “The Warcult” e “Salt In Your Wounds” hanno davvero lasciato il segno sull’audience, la quale ha seguito lo spettacolo con grande attenzione e partecipazione. Il cantante/chitarrista Henri Sattler ovviamente ha fatto la parte del leone nel breve set, cantando con grande convinzione, incitando chiunque a dare il massimo e concludendo lo show praticamente stremato. Quaranta minuti molto divertenti!
 
 
 

THERION

Ormai i Therion dal vivo sono una garanzia! Anche se è raro vederli esibirsi con l’appoggio di una vera orchestra, i baldi svedesi riescono comunque a ricreare sempre alla perfezione le atmosfere dei loro ultimi album, facendo largo uso di campionamenti e basi registrate. Lo show tenuto al Summer Breeze – pur essendo, per ovvie ragioni, assai più breve del solito – ha ancora una volta messo in mostra le grandi doti del leader Christopher Johansson e della sua crew, che in circa un’ora hanno sciorinato tutti o quasi i loro cavalli di battaglia: da “The Rise Of Sodom And Gomorrah” (sempre la migliore!) sino ad arrivare alle mitiche “Cults Of Shadows” e “To Mega Therion”. Il coro ha, tanto per cambiare, fatto la parte del leone per tutto l’arco dello spettacolo, aggiungendo ulteriore enfasi ai passaggi più pomposi e magniloquenti. Bravissimo infine anche il frontman Mats Leven, che in sede live ormai è solito convincere anche più che su disco! Concluso lo show, proprio lo stesso Leven ha tentato di coinvolgere il resto della band in una cover di “Iron Fist” dei Motorhead ma purtroppo non c’è stato il tempo per eseguirla. Sarà per la prossima volta? Si spera!
 
 
 

AMON AMARTH

Spiace dirlo, ma il concerto degli Amon Amarth ha lasciato l’amaro in bocca al sottoscritto. Il quintetto svedese è un vero veterano del Summer Breeze (come, del resto, di tutti i festival tedeschi!) e in questa edizione era stato addirittura insignito del ruolo di headliner della prima giornata. Ci si aspettava dunque un grande show… e invece alla fine il tutto è risultato solamente ordinario, davvero nulla di speciale! Complici dei suoni totalmente sballati (la batteria, come al solito, copriva tutto) e, soprattutto, una scaletta assai avara di sorprese e quasi del tutto incentrata su midtempo, la band ha fatto davvero fatica a coinvolgere e ad assestarsi sui livelli delle vecchie edizioni. Non c’è stato proprio nulla da appuntare sul modo di stare sul palco di Johan Hegg e compagni, né su tutto ciò che riguardava l’aspetto puramente scenico del concerto: ciò che non ha convinto, come detto, sono stati essenzialmente i suoni (iniziamo a pensare che siano proprio gli stessi Amon Amarth a voler sempre una batteria tanto alta) e la setlist, che ha pescato in maniera eccessiva dal mediocre “Fate Of Norns” e da “Versus The World”, tralasciando troppe perle del passato, su tutte “The Last With Pagan Blood” e “Ride For Vengeance”. Le conclusive “Death In Fire” e “Victorius March” hanno per l’ennesima volta esaltato tutti, e alla fine c’è dunque stato da applaudire… ma fra la folla in quanti si saranno davvero potuti dire soddisfatti?

MAROON

“I love the smell of metalcore in the morning… it smells of mosh pit!”. Per introdurre lo show dei Maroon citiamo “Apocalypse Now”… questo perché il sottoscritto, quando è uscito dalla sua tenda per recarsi all’area concerti, già sapeva a che cosa sarebbe andato incontro! Gli organizzatori quest’anno hanno piazzato i gruppi più ignoranti nelle prime ore della giornata per svegliare l’audience e bisogna dire che mai mossa fu più azzeccata. I Maroon si sono presentati sul Pain Stage attorno alle 11:30 e in men che non si dica hanno scatenato l’inferno! Chiunque abbia avuto la fortuna (o la sfortuna) di trovarsi davanti al palco minore a quell’ora ha avuto modo di assistere ad una sequela impressionante di mosh pit, circle pit, stage diving e chi più ne ha più ne metta. I suoni sono stati eccellenti e la band tedesca non ha sbagliato un colpo, proponendo in rapidissima sequenza mazzate come “Endorsed By Hate”, “Watch It All Come Down”, “Shadow Of The Vengeance” e “The Worlds Havoc”. Il frontman  si è come al solito comportato da vero showman nelle poche pause, inventandosi una serie di siparietti uno più disgustoso dell’altro (ad esempio, sputarsi in faccia da solo…) e il resto della band gli è andata dietro, facendo diventare il breve concerto una piccola festa. Sicuramente si è trattato di uno degli show più coinvolgenti dell’intera edizione!
 
 
 

ABORTED

A dispetto di suoni non certo eccelsi, gli Aborted hanno confermato anche dal vivo di essere una delle realtà più interessanti della nuova scena death metal europea. Il frontman Sven De Caluwe ha guidato la sua combriccola nel migliore dei modi attraverso un breve ma intenso concerto, che ha presentato esclusivamente brani estratti dagli ultimi “The Archaic Abattoir” e “Goremageddon” e che ha saputo ampiamente divertire tutti coloro accorsi davanti al Pain Stage all’ora di pranzo. Tra headbanging furioso e qualche accenno di mosh pit, facendosi anche rapire dall’elevata caratura tecnica dei nostri, il pubblico ha avuto modo di trascorrere una piacevole mezz’ora e alla fine ha tributato un lungo applauso ai cinque belgi. Il pezzo più riuscito della performance? L’eccellente “Gestated Rabidity”, senza dubbio!
 
 
 

KRISIUN

“Dicono che siamo troppo veloci, troppo estremi, troppo caotici e blablabla… noi ce ne freghiamo, noi siamo i Krisiun!”. Il buon Alex Camargo fa questo discorso vagamente manowariano praticamente ad ogni concerto della sua band e subito dopo attacca con quanto di più violento i Krisiun abbiano mai prodotto! “Murderer”, “Dawn Of Flagellation”, “Conquerors Of Armageddon”… i brani suonati sono quasi sempre gli stessi ma ad ogni performance il trio brasiliano si dimostra migliorato rispetto alla volta precedente: più compatto, più preciso, più feroce. Andare in tour ogni anno per mesi e mesi alla fine ha pagato: i Krisiun nel giro di qualche anno sono diventati una delle death metal band più valide in sede live nonché un punto di riferimento per tutti coloro che si reputano dei veri death metal maniac! Inutile aspettarsi da loro innovazioni o finezze, i Krisiun sono e saranno sempre un gruppo death metal senza compromessi, che bada al sodo e che crede veramente in ciò che fa. Anche al Summer Breeze lo ha dimostrato.
 
 
 

DIE APOKALYPTISCHEN REITER

Non c’è che dire, i Die Apokalyptischen Reiter sanno assolutamente come divertire i propri fan. Solo loro avrebbero potuto montare un gigantesco materassino elastico nel mezzo del palco e farci saltare sopra per buona parte dello show alcuni dei loro seguaci più fedeli davanti a migliaia di persone! Poi bisogna anche dire che i nostri dal vivo sono ormai diventati bravissimi: tutti i brani proposti (per lo più tratti da “Have A Nice Trip” e dal recente “Samurai”) sono stati resi in maniera perfetta, una presenza scenica favolosa ha continuamente fatto da contorno ad ogni esecuzione e, di conseguenza, la risposta del pubblico è stata davvero eccellente. Come si fa a non diventare un vero reitermaniac dopo un’esibizione del genere?
 
 
 

BEHEMOTH

Purtroppo lo show dei Behemoth ha avuto luogo proprio nel bel mezzo di uno dei più violenti acquazzoni che hanno colpito Abtsgmund nel corso della giornata. Questo ovviamente non ha permesso al sottoscritto e a molti altri di godersi lo spettacolo come avrebbero voluto, ma bisogna dare atto ai quattro polacchi di non essersi persi d’animo e di aver continuato a suonare come se nulla stesse accadendo. Nergal si è confermato un frontman esperto e decisamente aggressivo e l’intera band gli è andata dietro, riversando sulla folla una serie di classici di tutto rispetto. Da “Antichristian Phenomenon” sino a “Chant For Eskathon 2000″, passando per “Conquer All”, il concerto dei Behemoth è stato un vero massacro, che a tratti ha fatto quasi dimenticare ai presenti la fittissima pioggia battente. Non un attimo di sosta, non una pausa… i Behemoth hanno solo pensato a suonare e alla fine l’hanno spuntata loro, trattenendo migliaia di persone davanti al Pain Stage nonostante le condizioni metereologiche proibitive.
 
 
 

DARK TRANQUILLITY

Pur essendo anch’esso bagnato dalla pioggia e penalizzato da suoni assolutamente non all’altezza (soprattutto per quanto concerne le chitarre), il concerto dei Dark Tranquillity è stato comunque uno dei più intensi della giornata di venerdì. Il gruppo di Mikael Stanne ha suonato per poco meno di un’ora con grande ritmo e convinzione, proponendo la stessa scaletta dello show tenuto di spalla ai Kreator a Milano, nel febbraio scorso. Pezzi come “Lost To Apathy”, “Through Smudged Lenses”, “The Wonders At Your Feet” e “Punish My Heaven” hanno raccolto consensi all’unanimità ma molto apprezzati sono stati anche brani lenti o maggiormente introspettivi come “ThereIn” e “My Negation”. Nonostante il clima non certo idilliaco, la folla è rimasta incurante ad osservare la band per tutta la durata del suo concerto, arrivando anche a cantare le strofe dei pezzi e non risparmiandosi per nulla in headbanging e stage diving. Alla fine i Dark Tranquillity si sono congedati visibilmente soddisfatti dei riscontri ottenuti: vista la pioggia e il freddo, in molti avevano pronosticato un’accoglienza tiepida, invece i cinque svedesi hanno lasciato il palco da trionfatori.
 
 
 

ATROCITY

Suoni confusi anche per gli Atrocity, che pur giocando in casa non sono riusciti a coinvolgere pienamente tutta la grossa folla accorsa davanti al Pain Stage. Le chitarre purtroppo andavano e venivano e lo stesso faceva la voce di Alex Krull, il quale però si è confermato ancora una volta un frontman assai esperto. I quarantacinque minuti a disposizione della formazione tedesca sono stati quasi totalmente occupati dalle song dell’ultimo “Atlantis”, ma nel corso dello spettacolo vi è stato spazio anche per una buona esecuzione della vecchia “Blut” e, nel finale, per l’ormai immancabile cover di “Shout” dei Tears For Fears, canzone che ha visto la bella Liv Kristine lasciare la sua classica posizione da corista per raggiungere il marito Alex in mezzo al palco. Come sempre si è ballato e si è cantato, ma nel complesso l’esibizione è stata solamente sufficiente.
 
 
 

OPETH

Fino a pochi anni fa nessuno avrebbe mai creduto al fatto che gli Opeth dal vivo sarebbero diventati una tale macchina da guerra. I quattro svedesi hanno calcato il palco del Summer Breeze senza troppi orpelli e hanno offerto una performance semplicemente allucinante… calda, precisa, coinvolgente… perfetta in ogni dettaglio. Se non è stato il miglior concerto di questa edizione, poco ci manca. Gli Opeth ormai suonano ovunque, sul fronte live hanno accumulato esperienza da vendere negli ultimi tempi e oggi sono in grado di riproporre un qualsiasi brano della loro discografia in maniera perfetta… tanto che delle volte ci si chiede quasi se stiano suonando in playback! Lo show di questa sera è durato circa un’ora e in questo lasso di tempo Mikael Akerfeldt e soci (alla batteria c’era Martin Axenrot dei Bloodbath) hanno letteralmente fatto sognare tutti i presenti, proponendo una scaletta ovviamente concisa ma, per fortuna, piuttosto variegata. Il gruppo ha attaccato con “Deliverance” ma subito dopo ha pensato bene di regalare all’audiece un vero capolavoro come “The Drapery Falls”, una canzone a dir poco sublime, che è stata cantata in coro da buona parte degli astanti! E’ quindi stato il turno di “To Rid The Disease”, della nuova “The Grand Conjuration” e, in chiusura, della micidiale “Demon Of The Fall”, che a tratti ha quasi fatto scatenare un po’ di pogo! Qui lo show è terminato e il pubblico ha fatto partire un applauso che – non stiamo scherzando né esagerando – è durato dieci minuti! Per i quattro musicisti non c’è stato purtroppo molto tempo per ringraziare e salutare, ma poco male: a breve torneranno sui palchi di tutta Europa da headliner e in quel contesto ne vedremo delle belle!
 
 
 

THE EXPLOITED

Il bello del Summer Breeze sta nel fatto che è possibile passare in men che non si dica dalla musica raffinata e progressiva degli Opeth alla vera e propria caciara senza compromessi firmata The Exploited! Al grido di “Punk’s Not Dead!” ci siamo gettati nella mischia durante il loro show e oggi possiamo tranquillamente affermare che il combo guidato dal mitico Wattie sia stato uno degli assoluti protagonisti di questa edizione del festival. Sguaiati, volgari e irrispettosi nei confronti di tutto e tutti, i The Exploited hanno tenuto banco per circa una quarantina di minuti, sciorinando tutti i loro classici con una furia semplicemente assassina! Verso la fine, quando è giunto il momento di eseguire la grandissima “Fuck The USA”, è persino salito sul palco Schmier dei Destruction, e con il gigante tedesco Wattie ha dato vita ad un duetto mozzafiato, che non ha fatto altro che esaltare ancora di più gli astanti! Uno show a dir poco divertente!

IN EXTREMO

Headliner assoluti della manifestazione, in virtù di un seguito (in Germania) pari a quello di tanti gruppi pop e rock, gli In Extremo sono stati accolti in maniera calorosissima dal pubblico del Summer Breeze – in stra-grande maggioranza tedesco – che li ha incitati a gran voce per tutta la durata della loro performance. Come al solito, il combo teutonico si è dimostrato assai coinvolgente e preciso, presentando in maniera ineccepibile all’esaltatissima folla alcuni brani del nuovo “Mein Rasend Herz” e tutti i suoi classici… con un contorno di fiamme, fuochi d’artificio e una scenografia particolarmente curata. Chi scrive non è mai stato un grande fan della band, però ha sempre trovato quest’ultima una formazione altamente preparata e bravissima ad intrattenere il pubblico. Anche questa sera gli In Extremo non hanno tradito le aspettative e ancora una volta hanno dimostrato di essere meritevoli del ruolo di headliner in un festival tanto importante.
 
 
 

BARCODE

This is real hardcore! La mattina di sabato ci voleva qualcosa di veramente duro ed ignorante per far svegliare gli avventori del festival e grazie al cielo sono arrivati i Barcode, che con il loro old school hardcore hanno messo a ferro e fuoco il Main Stage per circa trenta, divertentissimi minuti. Il tempo era già uno schifo, ma incuranti della pioggia siamo andati a seguirli proprio sotto al palco, facendoci trasportare dalla verve del quintetto danese, che ha proposto i brani più significativi del nuovo “Showdown” e una serie di calssici estratti da “Hardcore”, “Berserk” e “Hard Jet Super Flash”. In chiusura è anche arrivata una cover di “Breaking The Law” dei Judas Priest, la quale è stata cantata praticamente da chiunque! Un gran bel modo per iniziare la giornata…
 
 
 

SUIDAKRA

Ogni tanto un po’ di melodic death metal non fa male… ecco perché abbiamo deciso di seguire lo show dei Suidakra con una certa attenzione, rimanendo alla fine anche soddisfatti dalla prova offerta! Il gruppo tedesco non è mai stato sulla cresta dell’onda però, tutto sommato, si è sempre reso protagonista di album validi e godibili, soprattutto per coloro che apprezzano il sound di In Flames e Children Of Bodom. Il concerto di quest’oggi non ha fatto altro che confermare la buona caratura della band, che ha calcato il Pain Stage con molta sicurezza e ha intrattenuto il piuttosto numeroso pubblico al meglio delle sue possibilità. I brani migliori del nuovo “Command To Charge” e dei precedenti “Signs For The Fallen” ed “Emprise To Avalon” si sono alternati per tutta la durata dello show, il quale si è costantemente mantenuto su livelli di coinvolgimento elevati. Buona parte degli astanti conosceva i pezzi e li cantava e a spettacolo concluso gli applausi non sono mancati. Niente male!
 
 
 

ORPHANED LAND

Grazie al successo dell’ottimo “Mabool”, gli Orphaned Land hanno di recente avuto modo di partecipare a grossi festival e, addirittura, di supportare i Paradise Lost nel loro intero ultimo tour europeo. L’esperienza acquisita durante tali appuntamenti li ha decisamente fatti diventare una band completa e preparata sotto ogni punto di vista, indi per cui il sottoscritto non vedeva l’ora di poterli vedere all’opera sul Main Stage del Summer Breeze! Fugando subito ogni dubbio, si può affermare che gli Orphaned Land siano stati i protagonisti di una delle più riuscite performance di questa edizione. Né il pubblico né ovviamente il gruppo israeliano hanno badato alla pioggia insistente e hanno anzi pensato esclusivamente a divertirsi e a divertire. I suoni, per fortuna, si sono immediatamente rivelati all’altezza della situazione e ciò ha fatto sì che si potessero cogliere proprio tutte le sfumature della raffinata proposta dei nostri. Canzoni come “Ocean Land” e “Nora El Nora” hanno davvero lasciato il segno sui presenti, i quali, esattamente come avvenuto con gli Opeth, hanno applaudito la band per diversi minuti prima che questa si congedasse e hanno chiesto con insistenza un bis… bis che purtroppo – causa il fitto programma della manifestazione – non è mai arrivato. Poco male, comunque… pur breve, lo spettacolo è stato di qualità sopraffina e non ha fatto altro che confermare le grandi doti degli Orphaned Land. Ci piacerebbe poterli rivedere presto.
 
 
 

DISBELIEF

Non un grande show per i Disbelief. Il gruppo questa volta è apparso un po’ stanco e, neanche a farlo apposta, ha goduto di suoni decisamente fiacchi e impastati, che non l’hanno certo aiutato nel cercare di fare una bella figura. Le nuove “Sick” e “Rewind It All” hanno dimostrato anche in sede live di saper reggere il confronto con classici come “Misery” e “To The Sky”, però l’esecuzione non è stata particolarmente esaltante. E’ mancato quasi del tutto quel groove che solo i Disbelief sanno generare in queste occasioni e la voce di Jagger non era affatto sui suoi soliti livelli… di conseguenza, quindi, la risposta del pubblico è stata solamente più che tiepida. Un peccato, ma siamo certi che i nostri saranno in grado di rifarsi al più presto.
 
 
 

CALIBAN

Essendo da sempre un’ottima live band, ci si aspettava molto dal concerto dei Caliban e bisogna ammettere che il gruppo di Essen non ha per nulla tradito le aspettative, tenendo il palco con grande esperienza e suonando in modo preciso. Il chitarrista Denis, a dir la verità, non è stato esattamente impeccabile nel suo ruolo di clean vocalist – steccando spesso e volentieri – però il resto della band e il frontman Andy si sono pienamente confermati all’altezza della situazione. Tra brani nuovi e altri più datati, tra mosh pit, circle pit e addirittura un wall of death, il concerto – nonostante l’immancabile pioggia – si è rivelato assai coinvolgente e divertente, di certo uno dei migliori della giornata di sabato. Le riproposizioni di “Vicious Circle”, “Forsaken Horizon” e “The Revenge” sono state eccellenti e alla fine i Caliban si sono congedati dal pubblico da veri trionfatori. Speriamo ora che il nuovo album – descritto dalla band come più heavy di “The opposite From Within” – la riporti anche in studio ai fasti del passato!

END OF GREEN

Accolti da veri e propri eroi da una folla in delirio – il gruppo in Germania è affermatissimo e per giunta proviene da Stoccarda, città vicinissima ad Abtsgmund – gli End Of Green hanno sfruttato il concerto del Summer Breeze per presentare il loro nuovo album, “Dead End Dreaming”. I brani dell’ultimo full-length (ottima l’esecuzione di “Speed My Drug”) hanno perciò fatto la parte del leone nella breve setlist, che ha compreso anche una manciata di pezzi più datati per non scontentare i fan della prima ora. La risposta tedesca ai Type O Negative si è confermata molto abile sul palco e brava ad interagire con il pubblico, ottenendo in cambio grandi ovazioni nonché mutandine e reggiseni… questi ultimi lanciati a più riprese sul palco dalle goth girl più audaci! E pensare che fuori dalla Germania gli End Of Green sono praticamente degli sconosciuti!
 
 
 

TRISTANIA

Un’acquazzone più violento degli altri non ha impedito ai Tristania di far breccia nel cuore di tutti i gothic metal fan accorsi in quel di Abtsgmund. Il concerto del gruppo norvegese in effetti è stato decisamente buono, assai migliore di quello tenuto di spalla ai Therion l’autunno scorso. Finalmente la band ha dato prova di essere coesa e professionale nel riproporre i suoi pezzi e questo è stato apprezzato moltissimo dal pubblico, che è rimasto numeroso per tutto l’arco dello show nonostante il maltempo. Classici come “Angina” e “Beyond The Veil” si sono alternati al meglio con i pezzi più recenti (molto riuscita “Equilibrium”) e un impianto luci giostrato nel migliore dei modi ha fatto il resto. Una bella sorpresa.

LACUNA COIL

Il successo di “Comalies” è stato straripante, quindi non c’è affatto da stupirsi nel ritrovare i nostri Lacuna Coil tra gli headliner di un festival come il Summer Breeze. Nella giornata di sabato buona parte dei presenti era lì per loro e infatti quando si sono spente le luci del Main Stage ed è partito l’intro la folla è andata letteralmente in visibilio! I sei milanesi hanno riproposto con grande maestria ed esperienza la stessa scaletta dello show del Gods Of Metal, riversando dunque sui fan tutti i loro classici, da “To Live Is To Hide” a “No Need To Explain”, passando ovviamente per le hit “Swamped” ed “Heaven’s A Lie”. C’è stato spazio anche per un brano che comparirà sul prossimo, attesissimo album. La nuova composizione ha decisamente ricordato i Korn nel riffing ma le tastiere e la voce di Cristina Scabbia, come ovvio, facevano stare il tutto su binari un poco più personali. Sarà interessante vedere come suonerà l’intero disco… giudicando da questo pezzo, sembra proprio che i Lacuna Coil stiano pensando a fare il grande e definitivo salto negli USA. Tornando al concerto, bisogna dire che nel complesso è stato assai riuscito e divertente, grazie anche ad un Andrea Ferro un po’ più  suo agio e coinvolto nello show. Come dicevamo, la risposta del pubblico è stata eccezionale, si sono sprecati i cori e gli applausi e i Lacuna Coil hanno ovviamente dimostrato di apprezzare una tale reazione. Dopo solo un’ora si sono dovuti congedare, ma l’impressione lasciata è stata senz’altro positiva!
 
 
 

PAIN

Per i Pain suonare in Germania è come giocare in casa: nonostante l’ora e la stanchezza accumulata nei tre giorni, sono state migliaia le persone che li hanno aspettati in prossimità del Pain Stage, pronte a scatenarsi sulle note delle varie “She Whipped”, “Supersonic Bitch”, “Bye/Die” e “The End Of The Line”. Sempre accompagnato da due splendide ragazze al basso e alla chitarra, il buon Peter Tagtgren ha fatto il bello e il cattivo tempo sul palco per circa tre quarti d’ora, dando prova come al solito di essere un frontman eccellente. Purtroppo i suoni avrebbero potuto essere migliori, ma complessivamente lo show non ne ha risentito troppo. Ci si è divertiti e si è ballato e cantato sino alla fine… come concerto conclusivo dell’edizione 2005 del Summer Breeze non si poteva chiedere molto di meglio!

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