12/11/2012 - Trivium + As I Lay Dying + Caliban + Upon A Burning Body @ Live Music Club - Trezzo Sull'Adda (MI)

Pubblicato il 17/11/2012 da

Tanta bella roba per gli amanti di hardcore e metalcore di questi tempi a Milano: ci siamo lasciati alle spalle Impericon Never Say Die! e Memphis May Fire; sono in arrivo August Burns Red e compagnia, Parkway Drive ed Emmure; e lunedì 12 novembre è stato il turno del carrozzone guidato da Trivium ed As I Lay Dying, che è sbarcato in grande stile al Live di Trezzo. Già dalla coda all’apertura si capisce che la serata sarà interessante sin dall’inizio, anche per chi non è tra i fortunati possessori del braccialetto per incontrare gli headliner…

 


UPON A BURNING BODY

Erano anni che non si assisteva ad un’accoglienza del genere per una band di apertura, e lo diciamo col sorriso sulle labbra visto che amiamo gli UABB! “Showtime” è la canzone più adatta a segnare l’inizio delle danze e il suo ‘Welcome to the family’ corale, seguito da un bass drop che mischia i connotati alle prime file, supera le più rosee ed esaltate aspettative. “Carlito’s Way” mostra tutta la grinta dei texani, che mischiano i Bury Your Dead di “Cover Your Tracks” (i vestiti da mafioso, le pettinature, i breakdown assassini) al deathcore di ultima generazione, con attitudine spaccona e quel ‘Texas pride’ ereditato nel DNA dai Pantera. Come dicevamo, il pubblico, già numeroso, risponde alla grandissima a “Devil’s Advocade” e “Sin City”, tanto da seguire alla grande i cori di “Once Upon A Time In Mexico”. I ragazzi, galvanizzati, si caricano ancora di più quando il locale batte la mani all’unisono sul break acustico “El Mariachi”, creando le migliori prerogative per le hit “Texas Blood Money” e “Intermission”, canzoni che contengono più di un motto della band. Scatenati sul palco, trascinanti, ispirati e ignorantissimi, gli UABB hanno dimostrato coi fatti la loro consistenza, calpestando una concorrenza schiava di basi registrate e clichè abusati. Che successone!

CALIBAN
Dopo aver calpestato i palchi europei per una decade, i Caliban sono riusciti a farsi amare da molti e odiare da altrettanti. Come popolarità, in madrepatria i tedeschi sono secondi solo agli Heaven Shall Burn e, pur non raggiungendo i picchi creativi dei compatrioti, hanno sempre dimostrato di sapersi esprimere al di sopra della sufficienza. Non possiamo dir nulla infatti della loro presenza scenica e neppure della scaletta, che pesca bene nei momenti migliori del repertorio proponendo un buon metalcore di maniera sia nella versione più stagionata (“It’s Our Burden To Bleed”) che in quella più moderna (“Dein R3.ich”, “24 Years” e la conclusiva “Memorial”). Quel che è certo è che, dopo la manata degli UABB, il loro set risulta più insipido e leggero del solito; addirittura i suoni sono più bassi. Il pubblico applaude e si diverte in ogni caso, concedendo i primo wall of death della serata.

AS I LAY DYING
Sono tutti arrivati al Live quando un lungo cambio palco prepara il terreno agli As I Lay Dying. Il pubblico si frega le mani, perchè l’ultimo “Awakened” è piaciuto parecchio agli amanti del genere, e pure chi scrive non vede l’ora di rivedere i californiani dopo l’ottima esibizione a Wacken 2011. Alzato lo stendardo con l’artwork dell’album succitato, il gruppo si presenta con l’efficace “Condemned”. Da subito bocche spalancate di fronte a Tim Lambesis e al suo fisico granitico: l’hobby del culturismo e l’ammirazione per Arnold Schwarzenegger hanno trasformato il frontman in una macchina da guerra con deltoidi impressionanti e dorsali inumani che spuntano da una t-shirt a brandelli. Che i concerti siano diventati un derivato di un tour massacrante delle palestre in ogni parte del globo? Non sembra proprio, perchè “94 Hours” è lo schiaffo che sposta di nuovo l’attenzione su una band all’apice di forma ed ispirazione, che, valorizzata dall’acustica eccellente del Live, mette in chiaro di essere ancora affamata, decisamente motivata nel conquistare il pubblico dei Trivium. Poche parole, tanta sostanza: il miglior club dello Stivale permette a tutti di pesare il valore di Jordan Mancino come batterista, di apprezzare le clean di Josh Gilbert e di glorificare il lavoro delle asce, soprattutto gli assoli ispirati e gustosi dell’esotico Nick Hipa, la versione di Kirk Hammett con sangue hawaiano, giapponese e irlandese. Il set densissimo si sviluppa in maniera molto bilanciata, ogni richiesta di Lambesis viene esaudita da un pubblico agitato e la tripletta finale composta da “A Greater Foundation”, “Within Destruction” e “The Sound Of Truth” sintetizza quanto di meglio la formazione ha da offrire, lasciando più che soddisfatti i presenti. Una prova maiuscola che metterà molto in difficoltà i Trivium.

Setlist:
Condemned
94 Hours
Anodyne Sea
Paralyzed
Cauterize
Through Struggle
Nothing Left
Confined
A Greater Foundation
Within Destruction
The Sound Of Truth

 

TRIVIUM
Il cammino dei giovani metalhead avanza dritto e senza sosta. I pupilli di Roadrunner Records possono dire di non aver sbagliato un colpo e stanno crescendo assieme a una nuova leva di metallari. Tra le facce nel locale ci sono anche facce meno giovani però, che testimoniano come Heafy e soci abbiano fatto breccia anche tra chi ha già visto mode nascere e morire. Ed eccoli qui, ancora headliner, a sfiorare il sold out in quello che dovrebbe essere il ‘giro’ finale a supporto di “In Waves” (almeno nei club). Dopo averli visti ai Magazzini Generali, questa sera apriamo gli occhi davanti ad un gruppo che, una volta odiato da addetti ai lavori e fan intransigenti, oggi è davvero amatissimo. Lo dimostra il modo in cui la band si pone sul palco: di fronte al pubblico di Machine Head o Iron Maiden li abbiamo visti taciturni, nervosi come un animale accerchiato. Oggi hanno lo sguardo disteso di chi ha ottenuto le grazie del pubblico e se Heafy ci ricorda Hetfield stavolta è per l’atteggiamento sul palco, sorridente e carico di energia positiva. Quasi una replica del set tenutosi esattamente un anno fa la prima parte dello spettacolo, con i brani leggermente rimescolati. Una setlist più lunga però, stavolta, si rivoluziona nella seconda parte del set con ripescaggi interessanti e un finale diverso dalla solita “Pull Harder…”. Uno show rodatissimo (il frontman ci comunica che sono state fatte già 270 date a supporto dell’ultimo album!) e variegato, che soddisfa tutti i fan del gruppo e riesce a coinvolgere facilmente. Matt è furbo a far leva sulle chiare origini italiane di metà formazione e sulla rivalità coi cugini francesi, definiti i più rumorosi del tour; sul finale Paolo Gregoletto sa fare la stessa cosa e strizza nuovamente l’occhio alla platea indossando la maglia degli Azzurri. Chi li critica ancora sui soliti temi è semplicemente obsoleto. Ottima prova.

Setlist:
Capsizing The Sea
In Waves
Like Light To The Flies
Rain
Into The Mouth Of Hell We March
Down From The Sky
Entrance Of The Conflagration
Black
The Deceived
Watch The World Burn
A Gunshot To The Head Of Trepidation
Ember To Inferno
Built To Fall
Dying In Your Arms
Pull Harder On The Strings Of Your Martyr
Torn Between Scylla and Charybdis
Throes Of Perdition
Leaving This World Behind

 

5 commenti
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