7.0
- Band: 100 DEMONS
- Durata: 00:36:00
- Disponibile dal: 05/06/2026
- Etichetta:
- Closed Casket Activities
Ventidue anni di silenzio discografico non hanno addolcito i 100 Demons. Anzi, “Embrace the Black Light” suona esattamente come il ritorno di una banda di veterani consumati dalla vita, ancora pieni di rancore e assolutamente disinteressati a scendere a compromessi. In un panorama hardcore e metalcore sempre più ossessionato dal recupero di sonorità anni Novanta e Duemila, il quintetto del Connecticut rientra in scena quasi con aria di sfida: dopo avere visto numerosi giovani gruppi ispirarsi al proprio catalogo, tanto valeva tornare a fare il lavoro personalmente.
Il ritorno sembra venire accolto con entusiasmo da una scena che appunto negli ultimi tempi sembra guardare con insistenza a certe formule di un tempo. Del resto, il debut “In the Eyes of the Lord” resta un piccolo classico del metallic hardcore, anche se il successivo “100 Demons” aveva già mostrato una band intenzionata a smussare alcuni angoli, introducendo soluzioni leggermente più melodiche. Il nuovo capitolo prosegue idealmente quel percorso evolutivo, ma lo fa spingendo in una direzione parzialmente diversa, ovvero optando per un’ibridazione tra hardcore ed elementi metal più spiccatamente thrash.
“Embrace the Black Light” riparte quindi da lì, aggiungendo ulteriore peso specifico al sound, affidandosi a una produzione moderna e massiccia che rende ogni riff più spesso. Il fulcro metallic hardcore resta palese, con il quintetto che poi va a inglobare galoppate e spunti più concitati, per una formula in cui affiorano chiaramente riff e dinamiche che devono a Slayer ed Exodus. Parallelismi con Hatebreed, All Out War e Sworn Enemy vengono altrettanto automatici, soprattutto per quel modo di alternare uptempo, groove pachidermici e cadenze che ispirano risse nei parcheggi.
In questo senso, naturalmente non c’è nulla di davvero nuovo sotto il sole: questo tipo di crossover tra hardcore e thrash essenziale esiste da decenni ed “Embrace…” non prova certo a reinventarlo. Però c’è una differenza sostanziale tra chi scimmiotta un’estetica e chi invece quella roba l’ha vissuta davvero. I 100 Demons suonano come uomini che arrivano da anni di lividi, errori e frustrazione accumulata, e quell’attitudine rende il disco più credibile di tanti prodotti revivalisti. In più, la band conosce ancora bene i meccanismi del songwriting hardcore: i breakdown arrivano quando devono arrivare e l’album mantiene quasi sempre un buon equilibrio tra ignoranza ostentata e spontaneità.
Certo, la seconda metà della tracklist perde un po’ di brillantezza dopo un inizio decisamente più ispirato, come se il gruppo avesse sparato le cartucce migliori all’inizio dei tafferugli, ma davanti a bordate come “The Nightmare”, “Meat for the Beast” e “Nail It Shut” e a una durata complessiva comunque piuttosto contenuta, il problema passa in secondo piano.
A conti fatti, i 100 Demons tornano, alzano il volume, recuperano il proprio bagaglio di rabbia e di sentimento antireligioso e lo riversano in una manciata di nuove composizioni. Non tutto funziona allo stesso modo, ma la sensazione è che questo ritorno abbia qualcosa di autentico da dire, soprattutto in una scena dove spesso l’attitudine viene imitata meglio di quanto venga realmente vissuta.
