7.0
- Band: 1476
- Durata: 01:01:55
- Disponibile dal: 07/07/2023
- Etichetta:
- Prophecy Productions
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Abbiamo un bel ricordo dei 1476, formazione nata nel New England che raccoglie tutta la tradizione occulta di quella terra, trasformandola in una miscela sonora nuova ed arcana, capace di sovrapporre paesaggi sonori apparentemente impossibili e lontanissimi tra loro. Questo percorso musicale, che avevamo conosciuto nel 2017, all’epoca dell’uscita del loro album “Our Season Draws Near”, trova la sua naturale continuazione nel nuovo “In Exile”, un disco impegnativo, che estremizza ancora di più questa volontà di espandere i propri confini sonori. Un ipotetico ascoltatore che non conosce la band potrebbe guardare la copertina, con questa specie di Michael Myers, vestito da monaco, in visita del villaggio di “Midsommar”, ed immaginare una colonna sonora a tinte horror, magari con delle pennellate di folk. E avrebbe ragione, almeno in parte, se non fosse che, canzone dopo canzone, questo ascoltatore si ritroverebbe immerso in un calderone ribollente che aggiunge alla formula alchemica occult rock, (post) punk, indie rock, post metal nello stile dei Sólstafir e così via, in un continuo alternarsi di vibrazioni sonore spiazzanti eppure funzionali all’atmosfera generale. I 1476 sono soltanto in due, Neil De Rosa alla batteria e Robb Kavjian, che si occupa di tutto il resto, ma appare evidente come i due non abbiano alcuna intenzione di limitare il proprio campo d’azione, inglobando tutto ciò che li affascina in questo strano ibrido. Funziona? Nella maggior parte dei casi sì, anche se “Our Season Draws Near” ci era sembrato in generale più equilibrato. D’altra parte, questa varietà esacerbata è al tempo stesso la forza e la debolezza di “In Exile”: è oggettivamente difficile trovare un vasto pubblico che riesca ad apprezzare tutte le anime della band. Così magari qualche ascoltatore troverà più efficace il lato più punk, rappresentato da brani come “May Mountains Never Fall”; altri invece ameranno di più le atmosfere folk di “Tristesse In Exile” o “Beyond The Meadows, Beyond The Moors”; altri invece, come il sottoscritto, saranno intrigati dalle contaminazioni indie di “Where Are You”. Insomma, i pochi che riusciranno ad apprezza veramente tutti i lati della band, anche quelli più inconciliabili, troveranno nei 1476 una realtà davvero unica; tutti gli altri, invece, dovranno fare i conti sempre con qualche aspetto meno confortevole, una nota stonata in un affresco che sembra sfuggire ad ogni possibile catalogazione.
