156/SILENCE – Irrational Pull

Pubblicato il 25/08/2020 da
voto
7.5
  • Band: 156/SILENCE
  • Durata: 00:32:51
  • Disponibile dal: 05/06/2020
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È metalcore tremendo, urgente e problematico quello sputatoci addosso dai 156/Silence. Nessun edulcoramento di una materia dura e granitica, divenuta simbiotica con un certo immaginario di desolazione urbana, emarginazione, soffocamento degli spazi vitali, plasmatosi in modo dettagliato nei primi anni 2000. Musica delle periferie, per ragazzi che vivono in contesti di estremo disagio, con differenti gradazioni di malessere, ma con una risposta comune, nel segno di una violenza cruda e devastante, che non ammette mediazioni. I ragazzi di Pittsburgh, qui al loro secondo album, non transigono dai concetti alla base del genere, permettendosi il lusso di bastonare come una gang perennemente a caccia di rissa, dosare i colpi con l’acume del killer di professione, flagellare gli strumenti ostentando persino un tasso tecnico e un’idea di suono molto più ad ampio spettro di quanto facciano presagire al primo impatto.
Una documentata enciclopedia di breakdown colossali fa da base all’operato del gruppo, heavy e collerico al limite del death metal, dinamico quanto basta per dare sfumature diverse a rallentamenti e tempi medi che tante band sludge darebbero l’anima, pur di averne in repertorio di così dolorosi. I ragazzi citano quali paragoni primari Norma Jean, Poison The Well, Daughters, accostamenti che ci stanno per un modo tutto loro di ferire nel profondo, dando prima l’idea di essere sostanzialmente un’entità impulsiva, primitiva, ma arrivando poco dopo a far filtrare un’anima più complessa, contorta, con alcuni momenti di ardua decifrabilità. Esemplare da questo punto di vista il lavoro chitarristico, che diffonde inquietanti stridori, armonie cupe, esalando un respiro mefitico, di chi nell’intimo sta morendo, cerca di sopravvivere a se stesso, eppure marcisce un poco alla volta. Senza scampo.
Vasto, turbinante una serie di groove uno più micidiale dell’altro, il campionario in dote alla sezione ritmica, che pur prediligendo tempistiche dense e limacciose sa far male assai anche nelle rare, ma sempre ben concepite, accelerazioni. A incombere, regnare, tiranneggiare sul già orgiastico comparto strumentale, ci pensano registri vocali abnormi, vomitanti tutto il disagio e la voglia di emergere di chi se ne sta in un angolo, preso a calci dalla vita, e non vede l’ora di tirarsi fuori dallo schifo in cui è costretto. A tali concitate, ossessive, urla, contornate di seconde voci altrettanto bestiali, fanno da contraltare alcune parentesi in pulito che accrescono il senso di straniamento portato dal disco. Infatti, “Irrational Pull” modifica lievemente i suoi connotati con gli ascolti, svelando sordidezze magari passate sottotraccia, oppure facendo intuire timide venature di distensione, o almeno di calma apparente. Brutale, dissennato, ma maneggiato in fondo con un insospettabile sentimento, l’album mette in dialogo il metalcore più feroce e dissennato e quello cerebrale e propenso alla sperimentazione. Un ruvido diamante undeground meritevole di entrare nella vostra playlist.

TRACKLIST

  1. High Dive in a Low Well
  2. God's Departure
  3. Taste of Ashes
  4. Upset, Unfed
  5. Lost Visual
  6. Problem Addict
  7. Conflict of Interest
  8. By a Thread - I Suspend
  9. Irrational Pull
  10. Denouement
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