6.5
- Band: 1782
- Durata: 00:43:28
- Disponibile dal: 26/03/2021
- Etichetta:
- Heavy Psych Sounds
Heavy Psych Sounds è ormai un’etichetta di sicura garanzia per la scena doom/stoner, e conferma la qualità del suo roster con il ritorno dei 1782. Il trio sardo mostra, a soli tre anni dalla formazione, una buonissima solidità compositiva e un senso della misura che, troppo spesso, viene a mancare in questo ambito musicale.
Le sonorità messe in campo dai 1782 si muovono come in precedenza nel solco dei maestri Electric Wizard: grassi fuzz di chitarra, ritmiche rallentate e sabbatiche, linee vocali alienate che si trasfigurano lungo le linee di basso, spesso egregiamente in primo piano (“Bloodline”, “In Requiem”). Rispetto alla band inglese, i 1782 costruiscono tracce più ridotte all’osso in termini di durata, e nelle quali è riscontrabile un ulteriore passo indietro, in termini cronologici e quanto a riferimenti, andando a evocare le sperimentazioni più gloomy dei primi anni Ottanta. Gli esempi sono molteplici: “Black Void”, dopo una partenza quasi drone, offre un finale da brividi grazie all’organo di Nico Sechi (membro dei loro concittadini Forgotten Light), che non avrebbe sfigurato nelle mitiche e struggenti registrazioni di Paul Chain, mentre le ritmiche di brani come “Priestess Of Death” o “Seven Priests” (ok, è assodato che l’originalità semantica non fa parte del doom…) hanno il loro modello nelle ossianiche cadenze di Witchfinder General e Pagan Altar. Nella conclusiva e già citata “In Requiem” trova posto anche un tappeto di tastiere, non invasive ma affascinanti nel gioco di raddoppio sull’allucinato riff di chitarre, perfetto per chiudere questa oscura processione “From The Graveyard”.
Nel complesso, un disco che non ha certo spunti di novità strepitosi, ma conferma la dimestichezza dei 1782 con la materia e fa portare a casa il risultato senza troppe perplessità.
