65DAYSOFSTATIC – Wild Light

Pubblicato il 18/10/2013 da
voto
8.0
  • Band: 65DAYSOFSTATIC
  • Durata: 00:50:40
  • Disponibile dal: 16/09/2013
  • Etichetta: Superball Music
  • Distributore: EMI

Non si sa bene cosa stia accadendo, ma sembra pericoloso. Si apre così il sesto disco (contando anche la colonna sonora “Silent Running” del 2011) della formazione di Sheffield, intitolato “Wild Light”. E già con le prime note si è subito sommersi da un’atmosfera luminosa, a cui, di riflesso, opponiamo il nostro avambraccio per proteggerci meglio. “Heat Death Infinity Splitter” è infatti una grande prefazione ad un discorso fatto di tastiere, luci, beat frenetici, chitarre distorte e potentissimi pattern di batteria. Da tempo ormai i 65dos hanno guadagnato rispettabilità e hanno richiamato intorno a sé una grande attenzione, che li ha portati ad essere considerati tra i più rappresentativi  esponenti del post-rock più elettronico ed innovativo, con ottimi album assunti ormai a paradigma di genere (“The Fall Of Math”) e a esibizioni live sempre più convincenti. Distaccatisi un po’ dalle prime composizioni più incentrate sui cambi di intensità più tipiche del sound Mogwai, i 65dos arrivano a consolidare il sound ipermoderno che aveva contraddistinto “We Were Exploding Anyway”. Molte meno chitarre e parti propriamente suonate, più effetti evocativi, synth e beat elettronici. “Prisms” è infatti la summa dell’intero lavoro, non a caso estratta come primo singolo. Colpi intervallati di synth scandiscono un tema catchy, supportato da tappeti di tastiere e un beat elettronico e di batteria che creano un intervallarsi di interventi diversi, timbriche, intuizioni, in un movimento quasi perfetto che sfiora il lounge, l’ambient e il post rock più espressivo, rimanendo ritmicamente coinvolgente. “The Undertow” contiene un passaggio di tastiere che sembra ricordare le melodie di “Drove Through Ghosts To Get Here” o della magnifica “Radio Protector” dall’ottimo “One Time For All Time”, pur non arrivando all’altezza di questi capolavori, ma impostandosi come paradigma del sound 65dos più moderno, e risultando essere un ottimo brano, sicuramente da riproporre in sede live per il crescendo finale. “Taipei”, presentata in anteprima prima dell’uscita del disco, è un’altra di quelle tracce che lasciano il segno, una delle migliori del disco in quanto ad evocatività e arrangiamenti, tra il nuovo sound ipermoderno e il post rock più canonico che aveva caratterizzato i primi tre album della band. Il crescendo centrale fa ancora emozionare quasi come “Retreat! Retreat” e Rob Jones è, come al solito, uno dei protagonisti del disco, un batterista fenomenale in quanto a gusto e tecnica, micidiale nelle sezioni live. Magistrale il lavoro che intesse con il basso e tutto l’ensamble in “Unmake The Wild Light”, questa volta molto più vicini al timbro di “We Were Exploding Anyway”. “Safe Passage” riprende il tema iniziale e chiude il lavoro regalando l’ondata finale di raggi luminosi sporcati di elettronica, tastiere e chorus all’infinito, lasciando l’ascoltatore sulle proprie ginocchia. I ragazzi di Sheffield hanno fatto un passo avanti, rimodernizzandosi, e rimanendo sempre ancora più convincenti. Mahatma Gandhi diceva che ognuno prega Dio in base alla propria luce. Qualcuno potrebbe urlare al miracolo e affermare che “Wild Light” possa essere il migliore album della band. Qualcun altro potrebbe osare un po’ di meno ed affermare che sia invece solo un altro tassello chiave per stabilire che la band di Sheffield sia una delle realtà più importanti del genere post-rock in quanto a personalità ed impatto musicale.In entrambi i casi il comune denominatore è l’essere travolti da questa nuova onda di luce selvaggia.

TRACKLIST

  1. Heat Death Infinity Splitter
  2. Prisms
  3. The Undertow
  4. Blackspots
  5. Sleepwalk City
  6. Taipei
  7. Unmake the Wild Light
  8. Safe Passage
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