A.A. WILLIAMS – Solstice

Pubblicato il 02/06/2026 da
voto
8.0
  • Band: A.A. WILLIAMS
  • Durata: 00:58:19
  • Disponibile dal: 05/06/2026
  • Etichetta:
  • Reigning Phoenix Music

Please take me, just needs work.” Recitava così la scritta sotto le corde della chitarra abbandonata vicino a casa di A.A. Williams. Lei va dicendo in giro di averla adottata, ed è sicuramente vero, ma tace il fatto che questo strumento, di cui è autodidatta, rimanga comunque il fratellino minore all’interno di un bagaglio musicale che comprende violoncello e pianoforte.
Proprio quest’ultimo è la chiave portante di “Solstice”, terzo album della cantautrice che segue di quattro anni “As The Moon Rests”, mirabile esempio di cantautorato doom illuminato da una grazia pop che ci aveva fatto innamorare di pezzi come “Hollow Heart” o “Golden”.

Il nuovo album esce anticipato da un EP che presenta quattro brani della scaletta, piegandosi a una fastidiosa tendenza allo spoiler che ormai ha contagiato anche il mondo del metal. “Poison” apre entrambi i lavori ed è a tutti gli effetti il brano che definisce il tono dell’opera: un ostinato di pianoforte dietro cui arrancano elettrica e percussioni, mentre la voce di A. A. Williams fluisce lungo una magnifica melodia che esplode nel refrain, con echi degli Anathema del periodo prog e dell’ultima Anneke Van Giersbergen (ascoltate “Fade In Fade Out” dal recente EP “La Mort”).
In un mondo perfetto sarebbe considerato, dal punto di vista radiofonico, un piccolo capolavoro, la cui struttura si autoreplica nella struggente dichiarazione di dipendenza amorosa raccontata in “Wolves”, un pezzo che ci piacerebbe sentire reinterpretato dai Paradise Lost.
Insomma, in appena due brani emerge il reale valore di Williams come cantautrice, ovvero la sua capacità di rielaborare in modo personale gli elementi tipici della scrittura dei mentori a cui si affida e inserirli all’interno di canzoni dal forte impatto emozionale. Succede in “Hold It Together” e nella sua seconda parte quasi interamente strumentale, dove ci mostra cosa sarebbe diventato Billy Corgan se la sua scrittura avesse continuato a maturare dopo “Adore” (e non è un caso che A.A. Williams abbia riproposto per pianoforte e voce “Porcelina Of The Vast Oceans” nella raccolta nata durante le sessioni del lockdown “Songs From Isolation”), oppure in “Little By Little”, che incatena il fatalismo della Adele di “Skyfall” al passo pesante dei Deftones.
Intendiamoci, la qualità delle canzoni all’interno di “Solstice” è indubbiamente alta e, sebbene abbiamo avuto il privilegio di ascoltarlo in anticipo per più volte, sappiamo di essere destinati a scoprirne nuove sfumature nei prossimi mesi.

Per ora ci limitiamo quindi alle osservazioni più immediate: il ritornello trascinante dispensato con parsimonia in “Outlines”, la rabbia trattenuta a fatica in “Just a Shadow”, la Kate Bush crepuscolare che riecheggia in “I’ve Seen Enough” (per chi scrive, il brano più emozionante del lavoro), “The Veil”, che omaggia ancora la scrittura fragile di Daniel Cavanagh, e “It Won’t Rain Forever”, dove ci siamo trovati a pensare a un Trent Reznor particolarmente ispirato di fronte alle tastiere.
Chiudono il disco “Breathe”, essenzialmente un numero goth da disco 4AD, e “The Gentle Arm”, che si apre lentamente, melodrammatica e sospesa come un estratto da “Tilt” di Scott Walker.
“Solstice” insomma non ci stupisce per le canzoni (conosciamo questa artista e le sue potenzialità) ma per la capacità di mantenere una personalità così forte e distinta pur muovendosi sullo stesso palcoscenico di altre figure di peso come Chelsea Wolfe e Anna von Hausswolff. Una conferma.

TRACKLIST

  1. Poison
  2. Wolves
  3. Little By Little
  4. Hold It Together
  5. Outlines
  6. I've Seen Enough
  7. The Veil
  8. Just A Shadow
  9. It Won't Rain Forever
  10. Breathe
  11. The Gentle Harm
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