A CUNNING MAN – To Heal A Broken Body

Pubblicato il 20/04/2018 da
voto
7.0
  • Band: A CUNNING MAN
  • Durata: 00:14:23
  • Disponibile dal: 23/02/2018
  • Etichetta:
  • Distributore:

Con discreto senso dell’umorismo, gli A Cunning Man si definiscono un gruppo ‘dal forte accento scozzese’. Non sappiamo dirvi quanto ci sia di ‘scozzese’ nella musica di questi ragazzi, qui al secondo EP autoprodotto, fatto sta che in neanche un quarto d’ora congegnano un crossover di influenze piuttosto ardito e fuori dagli schemi. Di un genere preciso inutile parlarne, si parte dal metal classico e si incrocia camaleonticamente il progressive, il folk, il dream-pop e il post-rock, secondo uno sviluppo nervoso e imprevedibile trascinato, in buona misura, dalla voce alta e squillante di Ged Cartwright, principale compositore. Più che da cantante, la prestazione di Cartwright va pensata come quella di un attore, impegnato in un dramma assai movimentato. Vibrati colmi di enfasi e una drammaticità variopinta danno l’impronta più forte a canzoni che hanno poi nel funambolico apparato di effetti un altro forte motivo di originalità. Ci si immerge in mondi fantastici – la copertina potrebbe essere l’illustrazione di un’avventura di “Conan Il Barbaro” – andando a toccare una dimensione stralunata, un mondo illusorio dove le chitarre scorrazzano fluide, ponendo l’accento su melodie oblique e arzigogolate, mettendosi di prassi un passo indietro all’invadenza vocale e synth poco convenzionali. Bisogna tornare ad alcune sperimentazioni prog di tardi anni ’80, quando i sintetizzatori a volte stravolgevano il normale operato chitarristico, per ottenere un punto di riferimento (quasi) credibile per gli A Cunning Man. Le punteggiature di piano, inoltre, evocano scenari da musical di Broadway, cui contribuiscono efficaci interventi di voce femminile. Ogni brano non ha una struttura ben definita, esplode ed implode di un’inventiva spumeggiante, saziando gli appetiti di chi ama le finezze con rapidi, delicati, fraseggi di pianoforte dal sapore jazz-fusion. Nonostante si ricorra alla drum-machine, l’impatto ritmico è di tutto rispetto, le accelerazioni si fanno sentire ed evitano al gruppo di diventare troppo rarefatto e astratto. Ora che hanno rafforzato la propria poliedrica identità, questi intrepidi scozzesi debbono proporsi senza alcun indugio sulla lunga durata, cercando magari di dare maggiore profondità ai suoni e mettere in rilievo tutti le peculiarità del loro ricco sound.

TRACKLIST

  1. Lemegeton & The Leaden Saviour
  2. Picatrix & The Calcine Alchemist
  3. Abramelin & The Silver Hand
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