7.0
- Band: A FOREST OF STARS
- Durata: 00:59:24
- Disponibile dal: 27/02/2015
- Etichetta:
- Lupus Lounge
- Distributore: Audioglobe
Da sempre esponenti di uno stile poco convenzionale e di difficile catalogazione, gli A Forest Of Stars tornano alla pubblicazione con “Beware The Sword You Cannot See”, dando così una nuova e personale lettura dell’extreme metal, mischiato con elementi a volte anche molto lontani dal genere di riferimento. Se il substrato aggressivo dimostra una certa vicinanza con un approccio musicale vicino a forme di black metal evoluto e progressivo, la parte più sperimentale viene ricoperta dalla presenza istrionica e molto marcata della parte vocale di Mister Curse, che si pone in assoluta preminenza sin dalle prime battute dell’album. Ora teatrale ed evocativo, ora più minaccioso ed incalzante, lo spettro emotivo che la voce va ad interpretare è davvero ampio e variegato, elemento questo già presente nelle passate pubblicazioni e mai come oggi curato ed innalzato all’ennesima potenza. L’utilizzo di numerosi strumenti estranei al metal come cornamuse, flauti e violini dona inoltre un tocco melodico-folkloristico mai sottolineato come oggi, influenza dovuta sicuramente alle origini albioniche della band, che arriva in alcuni episodi a citare apertamente la cultura musicale celtica nord-europea (“Drowing Down The Rain”). Come una spirale di imprevedibilità e follia, la scaletta segue un percorso abbastanza delineato verso strutture sempre più vorticose, che da “Hive Mindless” fino all’impronunciabile “Proboscis Master Versus The Powdered Seraphs” trascina l’ascoltatore in una fruizione necessariamente attenta delle mille sfumature inserite a livello compositivo, riunite però in strutture molto eleganti e mai eccessivamente caotiche o azzardate nel loro complesso. In questo senso, la suite finale suddivisa in sei parti e rappresentante quasi la metà del minutaggio del full-length si configura come un esperimento ambizioso ma perfettamente riuscito per i sette inglesi, che danno vita ad una mini-opera che cammina agilmente sulle proprie gambe senza mostrare particolari segni di cedimento. In diverse circostanze, la spinta epica e solenne data alle canzoni potrebbe ricordare i Primordial, altra band dal ruolo vocale molto pronunciato ma senza lambire territori tanto vicini al black metal. Gli A Forest Of Stars confezionano un prodotto che potrebbe interessare tanto il blackster dalle larghe vedute, quanto un’abituale fruitore di musica etnica non disdegnosa di soventi calate in territori più oscuri e pesanti. In ogni caso, consigliamo l’ascolto di “BTSYCS” a chiunque sia interessato ad un’ora di musica ricca e composita, non certo immediata ma affascinante e prodotta da musicisti maturi e ben consci dei propri mezzi.
