6.5
- Band: A PALE HORSE NAMED DEATH
- Durata: 00:53:37
- Disponibile dal: 17/06/2011
- Etichetta:
- SPV Records
- Distributore: Audioglobe
Questo “And Hell Will Follow Me” degli A Pale Horse Named Death rappresenta la prima uscita ufficiale di un membro dei Type O Negative dopo la morte del leader Peter Steele avvenuta lo scorso anno. La curiosità di ascoltare nuovo materiale dei membri dei Type era tanta, anche per testare le loro capacità lontani dal genio e dalla sregolatezza di Steele. Il drummer Sal Abbruscato, qui in coppia con il sound engineer Matt Brown si produce in un lavoro piuttosto lungo che al proprio interno fa convivere il gothic doom rock della band madre con dei marcati accenti grunge che caratterizzano gran parte dei brani. Possiamo parlare di un album adulto, piuttosto controllato e dall’alto tasso melodico, ma con quel manto di grigiore che ne limita le potenzialità commerciali. Il lavoro di Brown alla consolle è veramente ottimo e riesce a rendere alla perfezione le sensazioni decadenti che Abbruscato voleva evocare. Il songwriting però non sempre risulta all’altezza della situazione, dato che molto spesso le melodie crepuscolari contenute nelle canzoni tendono a ripetersi e a diventare tediose. Che dire poi dei brani più veloci e tirati come “Heroin Train” e “Bath In My Blood”? Oltre che ad apparire completamente fuori contesto ci paiono assolutamente pacchiane e derivative, una sorta di Life Of Agony meets Death SS; capiamo che Abbruscato abbia suonato a lungo con i Life Of Agony stessi e che Keith Caputo abbia messo lo zampino in “And Hell Will Follow Me”, ma ciò non giustifica la povertà compositiva delle tracce in questione. Molto meglio quando si viaggia su territori più controllati, con la voce di Sal che si rifà vagamente a quella di Scott Weiland degli Stone Temple Pilots e con le chitarre volutamente in secondo piano, quasi a volersi distaccare dal mondo metal tout court ed avvicinarsi maggiormente a quello rock. I migliori episodi sono l’esplicativa “As Black As My Heart”, posta in apertura e che mette subito in chiaro le velleità grunge della band, “Meet The Wolf” con i suoi interessanti effetti utilizzati su una base goth rock e la conclusiva “Die Alone”, viaggio alla ricerca del fantasma di Peter Steele e carica di emozioni negative e di melodie semplici ma dannatamente efficaci. Luci ed ombre quindi per questi A Pale Horse Named Death, ma forse era inevitabile; Abbruscato ha vissuto gran parte della propria vita musicale accanto ad un genio, vivendo riflesso nella luce verdastra e malata di Steele. Ora che si tratta di camminare da solo dimostra di essere un buon musicista e un songwriter migliorabile, ma non crediamo che possa mai spingersi oltre a questi livelli. Onesto.
