A PALE HORSE NAMED DEATH – Infernum In Terra

Pubblicato il 24/09/2021 da
voto
7.0
  • Band: A PALE HORSE NAMED DEATH
  • Durata: 00:54:20
  • Disponibile dal: 24/09/2021
  • Etichetta:
  • Long Branch Records
  • SPV Records

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“L’ultimo disco è stato un lavoro un po’ frettoloso di materiale che ho avuto in giro per un po’. Quello che mi piace di questo disco è che abbiamo un nuovo artwork, una nuova prospettiva e tutte le canzoni sono state scritte soltanto l’anno scorso. Ho portato molta più strumentazione: tubolari, campane orchestrali, un pianoforte e altre cose che ben supportano le chitarre pesanti. Mi piace rendere i dischi il più ricchi possibile. Non mi preoccupo di essere in grado di fare le cose dal vivo, faccio solo ciò che suona bene e ciò che suona giusto”. 
Pur non dicendo chissà quale illuminante verità, potrebbe essere questa una opportuna introduzione per questo nuovo capitolo della band di Sal Abruscato che, in effetti, qui giunge a piantare giù un bel lavoro, che fa quasi dimenticare le tonalità più scontate di certa ultima produzione. Certamente non siamo vicini a nessun fasto dei Type 0 Negative, dato che continua sempre a mancare quell’estro (che in questo caso sembra non essere nemmeno così ricercato), ma ci si avvicina sempre di più a quel grunge/alternativo – pur sempre immerso nell’heavy metal – di certi Life Of Agony, quelli più Alice In Chains, insomma (“Cast Out From The Sky”/ “Lucifer’s Son”, ad esempio). Appare ormai chiaro che è questa la dimensione preponderante che Abruscato vuole portare avanti del suo passato.
Un tripudio di gothic/doom, dunque, questo “Infernum In Terra”, esattamente come ci si poteva aspettare, ma fortunatamente qui i tasselli del puzzle degli A Pale Horse Named Death riescono a combaciare in un disco che fa davvero piacere sentire dall’inizio alla fine. Piacevoli le reminiscenze Paradise Lost/Katatonia/Tiamat (triade autunnale per eccellenza) di “Shreds Of Glass”, con uno dei ritornelli più impattanti dell’intero lavoro, ma c’è da dire che la qualità media dell’opera regge le aspettative e regala quasi un’ora di cupo accompagnamento autunnale. Anche in uno dei momenti che sembrerebbero più ‘riflessivi’, come in “Slave To The Master” non sembra pesare molto il fatto che il sound di pianoforte e hammond si poggi sempre sul medesimo andamento, anche e soprattutto vocale. Pesante, dopotutto, ma se si riesce ad immergersi con il fluire della musica, allora ci si potrebbe davvero ritrovare a prendere tutto questo come lato positivo del lavoro, divenendo omogeneo, coerente, sempre cantilenante, come una lunga processione verso la tomba. Difficile aspettarsi dinamiche più movimentate o innesti particolarmente estroversi: qui c’è da accontentarsi del ‘poco ma buono’, arricchito, certo, da un buon ampliamento timbrico rispetto al passato. Ma siamo sempre a parlare del medesimo pattern sabbathiano, come in “Devil’s Deed”: nulla di stravagante, ma funziona bene e siamo contenti, e non possiamo che rendere merito al quarto lavoro della formazione newyorkese così come si presenta, senza particolari pretese.
Sembra che Abruscato sia tornato a far musica nei giusti toni, non soltanto ‘dovuti’, ma anche probabilmente maturi per innalzarsi come potrebbero/dovrebbero, senza snaturare nulla. Molto bene: qui c’è pane per i denti dei malinconici aficionados dell’autunno gotico e piovoso, che non si è mai davvero dimenticato né Jerry Cantrell né i Black Sabbath.

TRACKLIST

  1. Infernum
  2. Believe In Something (You Are Lost)
  3. Cast Out From The Sky
  4. Shards Of Glass
  5. Lucifer's Sun
  6. It Is Done
  7. Two Headed Snake (Propofol Dreams)
  8. Slave To The Master
  9. Devil's Deed
  10. Reflections Of The Dead
  11. Souls In The Abyss
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