A PALE HORSE NAMED DEATH – When The World Becomes Undone

Pubblicato il 29/01/2019 da
voto
7.0
  • Band: A PALE HORSE NAMED DEATH
  • Durata: 59:30
  • Disponibile dal: 18/01/2019
  • Etichetta: Long Branch Records
  • Distributore: Audioglobe

Quando uscirono qualche anno fa non furono in pochi a pensare che gli A Pale Horse Named Death potessero essere i nuovi Life Of Agony, se non addirittura i nuovi Type O Negative. In realtà, pur ricalcandone le sonorità più gothic-doom Nineties, il progetto di Sal Abruscato (membro effetivo di entrambe le band citate) ha sempre voluto tendere per un’efficacia più immediata rispetto a quella più visionaria della band di Pete Steele, pur restando nelle tonalità grungiane della band di Caputo. E’ stato detto che questo “When The World Becomes Undone”, uscito sei anni dopo l’ultima fatica “Lay My Soul To Waste”, avrebbe potuto essere l’album definitivo dei newyorkesi, autori di due buoni dischi, ma che non avevano mai convinto fino in fondo.
Quello che si può affermare in pianta abbastanza stabile è che il terzo album degli A Pale Horse Named Death, pur non esaltando al massimo ed essendo lontano dall’offrire tutto quello che una band del genere può offrire, non delude di certo, piazzandosi un po’ a metà tra il gran lavoro e il “potevano però dire di più”. Il disco offre sicuramente canzoni efficaci, ed è qui forse il suo merito più grande. E’ infatti con la titletrack che le carte si mischiano subito in un heavy metal goticheggiante, lento e radiofonico, con una melodica nenia che si stampa subito in testa. Si prosegue bene con un altro bel pezzo, il singolo “Love The Ones You Hate”, questa si reminiscente delle trame più immediate dei Type O Negative, e una “Fell In My Hole” che inizia una certa vena Alice In Chains che rimarrà per buona parte del disco. Quasi impossibile è infatti non sentire gli echi di Cantrell in “End Of Days” (non solo nelle linee vocali ma anche nel solo) o nella affabile “Lay With The Wicked” (uno dei migliori risultati del disco) .
Se sono molte le canzoni che riescono a risultare pienamente efficaci è anche vero che, a guardare l’intensità e l’atmosfera del disco, le cose non vanno così di pari passo. Non sono infatti di certo ben funzionanti tutti gli intermezzi strumentali, di cui in realtà non si capisce bene l’effetto finale, così come tutto quel tono “tribale” a cui si riferisce Sal quando parla del concept intimo della sua vita inserito nel disco. “The Woods” sembra infatti un momento di due minuti e mezzo addirittura fuori contesto. Un album come questo non è il risultato di un processo di costruzione narrativo o atmosferico così da rimarcare, anche perché l’effetto (quello sì, riuscito) è quello di colpire per alcuni dei suoi pezzi più radio-friendly e delle sue tonalità oscure che oggi sembrano spesso sparire in favore di una patina più indulgente e sorniona. Quello che, però, emerge è il fatto che “When The World Becomes Undone” ha molte belle canzoni ed è oggi quanto di migliore un disco come questo possa dare. Il peccato risulta che questo avrebbe potuto veramente essere il caposaldo dei newyorkesi di cui, fiduciosi, aspettiamo ancora lo zenith.

TRACKLIST

  1. As It Begins
  2. When The World Becomes Undone
  3. Love The Ones You Hate
  4. Fell In My Hole
  5. Succumbing To The Event Horizon
  6. Vultures
  7. End Of Days
  8. The Woods
  9. We All Break Down
  10. Lay With The Wicked
  11. Splinters
  12. Dreams Of The End
  13. Closure
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