A18 – Dear Furious

Pubblicato il 19/08/2004 da
voto
6.0
  • Band: A18
  • Durata: 00:34:07
  • Disponibile dal: 01/06/2004
  • Etichetta: Victory Records
  • Distributore: Venus

Con gli A18 toccaci fare un salto indietro nel tempo di circa una decina d’anni, quando ancora emo- e post-core erano termini assolutamente sconosciuti: la band californiana, infatti, all’inizio della propria carriera nota con il più complicato monicker Amendment Eighteen, poi abbreviato in A18, propone un decente incrocio tra old-school hardcore e hardcore di fine anni ’90, quello reso famoso, per intenderci, da gruppi quali Snapcase ed Earth Crisis. Anch’essi seguaci della filosofia straight-edge, come i sopra citati Earth Crisis, i tre giovanotti americani (il quarto membro, il bassista Matt Lynch, è entrato a far parte della formazione solo a registrazione terminata) inanellano una serie di brani ben suonati, piuttosto potenti e riusciti, ma che certo non dicono nulla di esaltante, né tanto meno innovativo: agli A18 non piace andare sempre a 100 all’ora… anzi, le velocità medie dei pezzi sono quelle che si possono rilevare anche sui più commerciali album di pop-punk; in compenso, i riff groovy, saltellanti e massicci rendono le song vivaci e mai noiose, seppur esse supportate da una produzione poco incisiva, poco diretta (per il genere) e, tutto sommato, non brillantissima. Insomma, sentire un gruppo hardcore con le chitarre impastate tipo-doom fa uno strano effetto… Giunto, con il qui presente “Dear Furious”, al secondo full-length, dopo “Foreverafternothing” del 2002, il combo a stelle e strisce si attesta tranquillamente fra quella schiera di gruppi che certamente sono “buoni esecutori”, ma che difficilmente riusciranno a sfondare sul mercato, soprattutto in un genere come l’hardcore, soggetto ormai a contaminazioni d’ogni tipo e con lo sguardo puntato verso il futuro. La title-track, “Gravelines”, “Jailhouse Rob” e la semplice “Fire In The Hole” sono le song che più si fanno apprezzare, discretamente declamate dall’ugola marcia ed urlante (peraltro mai in modo estremo) di Isaac Golub. Da segnalare, infine, la presenza di “We All Fall Down”, cover dei misconosciuti (almeno per chi scrive) Egg Hunt. Riassumendo, dischetto sufficiente e consigliato a chi non ama particolarmente le complicate divagazioni dei nuovi gruppi post-core, oppure a chi vuole spaccarsi un po’ la testa con una buona mezz’ora di musica fisica e potente; gli altri evitino…

TRACKLIST

  1. The Massive
  2. Fire In The Hole
  3. Stab You Through The Everything
  4. Gravelines
  5. The Soundtrack To A Glamorous Goodbye
  6. Jailhouse Rob
  7. Misery Street
  8. Dear Furious
  9. Beating A Dead Horse
  10. Marco Polo
  11. Heartbreak Affiliated
  12. We All Fall Down
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