AARA – Triade II: Hemera

Pubblicato il 10/05/2022 da
voto
8.0
  • Band: AARA
  • Durata: 00:41:43
  • Disponibile dal: 13/05/2022
  • Etichetta:
  • Debemur Morti

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Nel marzo del 2021 gli Aara pubblicavano “Triade I: Eos”, prima parte di una trilogia incentrata sul romanzo gotico “Melmoth The Wanderer”. Da quando il gruppo svizzero è emerso dall’underground, una delle caratteristiche che gli sono presto state riconosciute è stata la spiccata produttività: basta pensare al debut album e all’EP del 2019, al secondo full-length nel 2020 – il fortunato “En Ergô Einai” – e quindi al succitato “Triade I”, arrivato solo dodici mesi più tardi. Non stupisce quindi la pubblicazione di questo “Triade II: Hemera” nella primavera del 2022, tanto rapida quanto ormai prevedibile nelle tempistiche. Ciò che colpisce, tutt’al più, è l’apparente facilità con cui la band si mantiene su alti livelli, unendo al suo stacanovismo di fondo anche una indubbia cura per i dettagli e un’ispirazione sempre molto felice. Anche questo secondo capitolo del concept vede dunque gli Aara lasciare il segno per intensità e per il personale candore con cui affrontano la materia di un black metal atmosferico senza grandi sovrastrutture e a cuore aperto. Temevamo che la velocità con cui il gruppo è solito confezionare le proprie opere potesse portare a un disco un po’ più piatto, magari confinato in un alveo troppo ristretto di continuità con l’album precedente, senza condividerne le profondità; il terzetto, tuttavia, anche questa volta riesce a mantenersi lontano dal sentiero che conduce al vero manierismo, sfoderando tessiture di chitarra sempre molto ispirate e qualche piccola novità – cori, un corno Shofar ebraico e altri sample, tra cui una voce indiana – per caratterizzare ulteriormente i singoli brani. Ciò che resta più impresso durante l’ascolto, come avvenuto per i lavori precedenti, è comunque l’estro del chitarrista Berg, abilissimo nell’architettare una lunga serie di melodie euforiche e cangianti sul forsennato comparto ritmico guidato dal batterista J..
Le sospensioni e l’esuberanza di episodi come “Adonaia’s Elegien” o “Strepitus Mundi” sono l’ennesima prova che gli Aara riescono a dare emozioni anche e soprattutto quando decidono di non strafare, mettendo al centro di tutto una chitarra che sa come unire tensione creativa ed orecchiabilità. Di nuovo, siamo nel solco tracciato da realtà come i Cult Of Fire negli ultimi anni, dove la severità prettamente black metal fa da base a improvvise cascate di melodia, a un’euforia ancestrale che percorre paesaggi su cui si stendono sì ombre lunghe e tormentate, ma anche notevoli sprazzi di luce. Un suono insomma tanto contemplativo quanto agile, che evita rarefazioni poetiche e architetture musicali troppo ampollose, restando imperniato su una organicità che gli Aara dimostrano di sapere ormai gestire e interpretare con elevata padronanza.

TRACKLIST

  1. Phantasmagorie
  2. Adonaia's Elegien
  3. Sonne der Nacht
  4. Das Dunkel der Welt
  5. Strepitus Mundi
  6. Mitgift
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