AARDVARK – Tough Love

Pubblicato il 03/04/2024 da
voto
6.0
  • Band: AARDVARK
  • Durata: 00:43:41
  • Disponibile dal: 15/03/2024
  • Etichetta:
  • Dying Victims Productions

Come ben sappiamo, all’interno della cosiddetta ‘new wave of traditional heavy metal’ non esattamente tutti gli album riescono ad elevarsi oltre una certa soglia qualitativa, finendo irrimediabilmente col diventare parte integrante di un enorme mosaico fatto di produzioni fiacche e sprovviste del giusto piglio, necessario per emergere in un panorama competitivo come quello old-school metal.
Ebbene, gli australiani Aardvark con il loro esordio “Tough Love” finiscono dritti proprio in mezzo a quel marasma: ci risultano infatti, al termine dell’ascolto, pochi autentici motivi compositivi ed esecutivi per cui riuscirebbero ad emergere all’interno di un settore in cui una band su un tot riesce a piazzare il colpaccio e a sfornare un disco come si deve, ma andiamo con ordine.
Le ispirazioni sono oltremodo prevedibili, e vanno dal metal inglese in stile Judas Priest a quello americano di stampo ottantiano, con in più alcuni rimandi ad un certo tipo primordiale di speed metal: tutti elementi piuttosto ricorrenti in progetti analoghi, ma con l’aggravante di non essere accompagnati, in questo caso specifico, da quella energia dirompente e da quel songwriting ficcante che han permesso a gente come Enforcer, Riot City e Iron Fate di guadagnare una posizione di diritto nel nostro cuore di metallari nostalgici.
I pezzi composti dagli Aardvark risultano tutti abbastanza prevedibili, con alcune fasi cadenzate ed altre più impattanti, senza però mai un solo guizzo volto a far strabuzzare gli occhi all’ascoltatore, perlomeno fino alla fine: la titletrack vorrebbe somigliare ad un pezzo a vostra scelta dei Ratt, mentre la più veloce “Destructor” fa sfoggio di un riff principale tanto banale da risultare quasi fastidioso, e non ci si applica più di tanto nemmeno il comparto vocale a risollevare il risultato, perchè la timbrica del leader Ed Vaark alla lunga risulta abbastanza piatta e poco versatile; lo stesso si può dire per una produzione anche troppo artificiosa nel suo voler risultare arcaica, e ci fa strano notare che il tutto è stato gestito presso gli studi di Dying Victims Productions.
Il comparto strumentale gode di alti e bassi: abbiamo apprezzato abbastanza la resa del basso e della batteria, ma per quanto riguarda le chitarre possiamo dire di non esserci proprio; gli assoli non sono nulla di particolarmente degno di menzione, e i riff risultano tutti anche troppo sempliciotti e scolastici.
L’unico punto a favore è rappresentato da quel minimo di fomento provocato da alcune fasi ben precise, come la conclusiva “Too Old To Cry”, che perlomeno chiude l’album in bellezza grazie a delle soluzioni amalgamate invero piuttosto bene, e peccato non aver trovato lo stesso livello in quasi nessuna fase precedente.
Ci dispiace sempre essere così freddi con un prodotto di heavy metal alla vecchia maniera, poiché riteniamo sia un genere che, tra qualche anno, avrà bisogno di araldi e rappresentanti di valore per poter puntare nuovamente in alto, e per quanto ci faccia piacere notare così tante giovani band intente a provarci, non possiamo non notare come il settore tenda a volte risultare saturo di line-up poco efficaci, che riescono magari a strappare la sufficienza grazie all’entusiasmo e a qualche momento isolato di carica generale.
Fortunatamente, abbiamo spazio di manovra per volgerci altrove.

TRACKLIST

  1. Ankh
  2. Tough Love
  3. Don't Call Me A Liar
  4. Fire
  5. Destructor
  6. Fight Back
  7. Killer
  8. The Dream Is Nearly Over
  9. Too Old To Cry
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