6.5
- Band: AAVV
- Durata: 00:49:25
- Disponibile dal: //2006
- Etichetta:
- Solemnity Records
Il sottoscritto ammette di non essere mai stato un grande fan dei tribute album, che, specie in questi ultimi anni (e per quanto riguarda soprattutto band celebri) sembrano davvero spuntare come funghi, rivelandosi assolutamente inutili nel 90% dei casi. Non è però questo il caso di “One Foot In Fire”, tributo ad una band di culto storica degli anni ’80 che troppo spesso, nonostante la recente operazione di ristampe della Metal Blade, viene lasciata nel dimenticatoio, e che ha invece rappresentato una delle più importanti fasi di evoluzione dell’epic metal, assieme ai forse più noti Manilla Road, Omen e Heavy Load. Sono undici le band che omaggiano i Re dei Morti, delle più disparate provenienze, ma la cosa che salta subito all’occhio è la presenza di ben quattro gruppi nostrani: Holy Martyr, Assedium, Rosae Crucis e Battle Ram, alle prese rispettivamente con le rivisitazioni delle storiche “Frost And Fire”, “Black Machine”, “Death Of The Sun” e “Join The Legion”, rivisitazioni che, se confrontate con quelle degli altri gruppi, fanno davvero un’ottima figura ed evidenziano, ancora una volta, la crescita della quale è protagonista la scena italiana da qualche anno a questa parte. Al di là del nostro Bel Paese, troviamo almeno altre due ottime rivisitazioni: oltre ai ruspanti epic metaller nostrani, infatti, la fanno da padrone i Dawn Of Winter del leader dei Sacred Steel Gerrit P. Mutz, alle prese con la doomegiante – perdonate il gioco di parole! – “Doomed Planet”, e gli sconosciuti polacchi Monstrum, che ci regalano un’ottima prova in “Fallen Idols”. Discrete anche le prove dei Rotten con il loro medley strumentale d’apertura, dei Falcon con una versione sabbathiana del classico “Shelobs Lair” e del combo Crystal Viper/Elixir su “Chaos Rising”, nonostante la registrazione deficitaria. Decisamente sottotono risultano invece le prove dei Solemnity di Sven “The Axe” (il pezzo in questione è “What Does It Take”, del quale abbiamo già avuto modo di parlare in merito al recente EP della band) e soprattutto degli Emerald, che ci regalano una versione a dir poco scandalosa e scialba di “Heaven Help Us”. Tirando le somme, “One Foot In Fire” è un tribute album di discreta fattura, che sicuramente si rivelerà un prodotto più che interessante per tutti i fan della band, e anche per una buona fetta degli heavy metal defender più irriducibili. L’astensione, invece, è vivamente raccomandata a chi non si nutre di spade e battaglie, e per chi non è avvezzo a registrazioni poco più che amatoriali, che vengono offerte in quantità non indifferente da questo dischetto.
