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- Band: AAVV
- Durata:
- Disponibile dal: //2002
- Distributore: Audioglobe
Alzi la mano chi, avendo una band, ha coverizzato almeno una song dei mitici “Irons”!! Ok…ok..ho capito…ci siete tutti…come volevasi dimostrare! Gli Iron Maiden, infatti, tra i tanti primati detengono senza dubbio anche quello di essere una delle band con più tributi (più o meno ufficiali) a proprio carico; poteva la teutone Nuclear Blast mancare all’appello? No di certo!! “Tribute To The Beast” è infatti un cd in cui alcuni dei nomi più blasonati del panorama metal mondiale si ritrovano per celebrare la storica band britannica in una vera e propria orgia di metallo!!! Aprono le danze gli Steel Prophet con “Ides of March / Purgatory” (francamente una performance troppo poco incisiva per meritare il compito di opener, forse anche a causa di una produzione mediocre!) ma il testimone passa subito nelle mani dei finlandesi Children Of Bodom con una versione di “Aces High” semplicemente devastante! E’ incredibile come questo pezzo, con lo screaming indemoniato di Alexi Lahio, evidenzi le influenze maideniane che il combo nordico ingloba nel proprio sound. Energica si rivela la versione di “The Trooper” ad opera dei Rage, qui riproposta abbastanza fedelmente ma con un sound decisamente più “grosso”; mentre semplicemente inquietante è la versione di “Hallowed Be Thy Name” dei Cradle of Filth…provate ad ascoltarne l’intro in cuffia, ad alto volume…magari di notte…e poi vedrete! “Running Free” proposta dai germanici Grave Digger scorre via veloce, ben suonata ed interpretata molto fedelmente, così come “Prowler” proposta dai Burden of Grief (ma con vocals decisamente più aggressive!). La track numero 7 è affidata ai giovanissimi Sonata Arctica che ripropongono “Die With Your Boots On” mentre la successiva rappresenta la prima vera nota dolente dell’intero cd; eh sì…mi dispiace, ma “Children Of The Damned” proposta dai Therion proprio non decolla!!! Questo è il pezzo dove la mancanza del grande Bruce dietro il microfono fa sentire maggiormente il suo peso…le vocals qui sono di un monocorde allucinante!! Comprendo la difficoltà della song, ma perché scegliere un pezzo simile senza prima autoesaminarsi?!? Ricordo una versione della song in questione cantata egregiamente da un certo Sebastian Bach…ancora ne avverto i brividi! A ripristinare l’entusiasmo ci pensano gli americani Iced Earth con la strumentale “Transylvania” e gli Opeth con “Remember Tomorrow”, riproposta con lo stesso feeling malinconico dell’originale!! Capitanati dall’agguerritissima Kimberly, i Sinergy si cimentano in un altro classico del repertorio maideniano: “The Number of the Beast”. Sarà che il pezzo gode di un’ottima produzione che evidenzia la maestria dei singoli musicisti, o forse la grinta e l’interpretazione della bruna vocalist ma…a me è piaciuto!! Altra nota dolente è la versione di “Stranger In A Strange Land” dei Disbelief, che contendono con i succitati Therion il triste primato di peggior performance in questo contesto. Gli ispanici Tierra Santa, viceversa, sono autori di una delle migliori esecuzioni, anche dal punto di vista della personalità…ascoltate la loro versione di “Flight Of Icarus”, riproposta con un pathos davvero coinvolgente! Ci avviciniamo alla conclusione e “22, Acacia Avenue” acquista per mano dei Dark Tranquillity una aggressività micidiale. Il tempo di riprendersi dalle growls vocals di Chris Burns e dei suoi Six Feet Under che si cimentano con “Wrathchild” e giungiamo ai Darkane cui spetta l’onere di chiudere il platter con la mastodontica “Powerslave”! Che dire oltre? Un dischetto, questo, con 76 minuti di metallo che farà la gioia di ogni fan dei Maiden! Come dite? Vi siete ritrovati ad inneggiare alla bandiera britannica in nome del metal? Non preoccupatevi: si tratta dei sintomi della sindrome da “Vergine di Ferro” che da oltre un ventennio contagia milioni di metallari! UP THE IRONS!!!
