8.0
- Band: ABDUCTION (UK)
- Durata: 00:45:45
- Disponibile dal: 21/02/2025
- Etichetta:
- Candlelight
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Laddove misticismo nichilista e black metal affilato si incontrano, là si trovano gli Abduction.
L’enigmatica formazione inglese giunge con “Existentialismus” al quinto disco (il secondo per Candlelight), e lo fa con una vera e propria dichiarazione d’intenti (a partire dal titolo), fondendo esistenzialismo razionale e scuola Mgla in un connubio magari non originale ma dannatamente azzeccato.
Ci vengono in mente, come paragone di un simile modo di reinterpretare la parte più nera del nostro genere preferito, unendola ad una veste filosofica da profeti del Vuoto, i Panzerfaust dei vari “The Suns Of Perdition”, sia pure con le dovute differenze in termini stilistici.
Il modo di comporre pattern circolari di batteria e chitarre furiose e marziali richiama inevitabilmente la sfuggente formazione polacca, capace di riscrivere un nuovo modo di intendere il black metal negli ultimi anni, così come lo fa lo screaming disperato, minaccioso e vagamente ululante; eppure gli inglesi riescono a reinterpretare i dettami di quella che, oramai, a tutti gli effetti è una vera e propria scuola di genere, lavorando con intelligenza e ispirazione: dai riff arabescati e vagamente epici di “A Legacy Of Sores”, all’afflato ‘post-‘ di “Truth Is as Sharp a Sword as Vengeance” e l’intreccio di voci pulite/growl capace di stamparsi in testa fin dai primi ascolti, gli Abduction scrivono quarantacinque minuti di musica nera, orlata tanto di bordate idrofobe quanto di una propria ricerca personale interiore, dove l’illuminazione non è altro che un abbraccio ghignante al buio più denso.
La creatura di A|V – nascosto dal consueto cappuccio d’ordinanza, arricchito però da una panoplia di ossa – non perde un grammo di violenza, ma ne affila letalmente i bordi, concentrandola intelligentemente ora nell’aggressività della sezione ritmica, ora negli assoli di chitarra, ora nell’utilizzo talvolta sferzante della voce, senza però disdegnare appunto l’inserimento di soluzioni ‘altre’, rimanendo monolitica senza mai risultare monotona.
Un esempio su tutti: “Razors of Occam”, il brano migliore del disco a parere di chi scrive, arriva – come già ascoltato nei lavori precedenti – a chiamare in causa una certa vocalità più vicina a formazioni come Borknagar o Enslaved, scuotendola però con un giro di accordi, furibondo e urticante, particolarmente ispirato.
In generale, rispetto anche solo al molto buono, “Black Bood” del 2022, si assiste ad una maggiore cura nel lavoro di cesello, nei suoni e nell’assemblare insieme le varie parti: il Nostro sembra aver virato leggermente la propria rotta asciugando ancora di più la struttura delle canzoni, compattando la propria carica belligerante in sei capitoli duri come ossidiana, altrettanto affascinanti, ugualmente letali.
“Existentialisms” si conferma una delle uscite più interessanti dell’anno, e gli Abduction una di quelle band da tenere davvero d’occhio: la possibilità che, presto o tardi, gli scappi fuori un mezzo capolavoro non è poi così improbabile o lontana, a nostro parere.
