6.5
- Band: ABEYANCE
- Durata: 00:40:00
- Disponibile dal: 20/10/2025
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Gli Abeyance – formazione lombarda che sin dall’EP di debutto, “Portraits of Mankind” (2019), ha provato a inserirsi stabilmente nel circuito del melodic death metal nazionale ed europeo – tornano con il loro primo full-length “Introspective Crusades”, un lavoro che prova a conciliare la fedeltà ai canoni storici del genere con una vena più introspettiva. Nemmeno questa volta la band rinuncia agli stilemi classici ereditati da maestri come gli At The Gates, ossia ritmiche serrate e un senso di urgenza che rimanda all’età d’oro della scena di Gothenburg, tuttavia, in un’opera dal suono più caldo rispetto a quello dell’esordio, riesce anche a dare spazio ad elementi inattesi come il contrabbasso, strumento capace di conferire ad alcuni passaggi un respiro più intimo e rarefatto.
Chi ha seguito il percorso degli Abeyance ricorderà come nel primo EP vi fossero delle fughe black-death ariose, dal più ampio respiro atmosferico, che qui purtroppo non vengono riprese in maniera evidente. A bilanciare questa mancanza interviene tuttavia la ricerca di varietà attraverso soluzioni alternative, tra cui appunto l’uso calibrato del contrabbasso, delle aperture meno tese e un’attenzione a certi registri più sfumati.
È proprio su questa alternanza che l’album costruisce la sua cifra distintiva: se da un lato troviamo episodi diretti, rapidi e compatti, che corrono veloci sul solco tracciato dalle solite ispirazioni svedesi, dall’altro emergono composizioni un po’ più articolate, in cui il gruppo osa spingersi almeno un pochino oltre la mera riproposizione. Brani dallo sviluppo frastagliato come “Orchards of Slumber”, “Comforting Illusions” e “Burning in the Flames of Self” incarnano questa maggiore tensione creativa: strutture più stratificate, melodie che si prendono il tempo necessario per dispiegarsi e atmosfere che sanno farsi maggiormente crepuscolari, evocando echi dei Night In Gales o degli esordi degli Ebony Tears. Qui l’intreccio tra ferocia e malinconia trova il giusto equilibrio, con risultati che rendono la proposta degli Abeyance più avvolgente e meno prevedibile.
Al contrario, nei pezzi più lineari l’impatto resta tutto sommato buono, ma non sorprende: gli uptempo taglienti e le cavalcate chitarristiche sono eseguiti con mestiere, ma finiscono per aderire un po’ troppo pedissequamente ai modelli più noti del genere, senza quella scintilla capace di elevarli sopra la media. È un limite comune a molte giovani realtà che si muovono in questo campo, ed è probabile che gli Abeyance stessi ne siano consapevoli, visto il suddetto tentativo, in altri episodi, di ampliare la gamma espressiva attraverso arrangiamenti più curati e soluzioni timbriche meno ovvie.
Nel complesso, “Introspective Crusades” si configura come un passo avanti rispetto al debutto in termini di resa complessiva: non ancora un’opera davvero risolutiva, ma un capitolo onesto, che lascia intravedere altri margini di crescita e, soprattutto, la volontà, almeno a tratti, di non fermarsi a un esercizio di stile. Per chi conosce a fondo il melodic death metal, il disco non riserverà rivelazioni sconvolgenti, ma offrirà comunque alcuni momenti di autentica ispirazione. Agli Abeyance il compito, in futuro, di affinare ulteriormente queste intuizioni e trasformarle nella base di una cifra stilistica più personale e riconoscibile.
