ABHORRENCE – Megalohydrothalassophobic

Pubblicato il 09/09/2018 da
voto
7.0
  • Band: ABHORRENCE
  • Durata: 00:23:42
  • Disponibile dal: 14/09/2018
  • Etichetta: Svart Records
  • Distributore: Audioglobe

Non capita tutti i giorni di assistere al ritorno di una band dopo ben ventotto anni di assenza dalle scene. Gli Abhorrence, pionieri della scena death metal finlandese, negli ultimi tempi avevano esaudito le preghiere di fan della prima ora e nuovi appassionati riformandosi per tenere alcuni show altamente selezionati; un vero e proprio comeback sancito dalla pubblicazione di un nuovo lavoro veniva però considerato improbabile, se non altro perchè alcuni dei membri della formazione – il chitarrista Tomi Koivusaari (Amorphis) in primis – apparivano sin troppo impegnati con i loro gruppi principali. Assolutamente da non sottovalutare, infine, il lunghissimo lasso di tempo trascorso fra gli esordi e questo insperato rientro. Vi è sicuramente una differenza tra il suonare death metal nel 1989, all’età di quindici anni, e il cimentarsi nuovamente in questo genere quasi tre decenni dopo, quando si è uomini e anche un po’ attempati. Eppure, il gruppo ha accettato la sfida e all’inizio di quest’anno si è radunato nei Moon Unit studio di Jan Rechberger (batterista degli Amorphis) per registrare un nuovo EP: il risultato è “Megalohydrothalassophobic”, quattro brani più intro che ufficializzano il ritorno sulle scene di questa antica istituzione.
Per chi fosse avvezzo alle vecchie sonorità degli Abhorrence, sospese fra tipico oblio finnico, profondo sentore di macabro e urgenza giovanile sempre pronta a deragliare sul binario morto dell’annichilamento totale, la nuova prova in studio si presenta per vari motivi come di più facile ascolto, rispetto, almeno, a capolavori quali “Vulgar Necrolatry” o “Caught in a Vortex”, benché i Nostri mantengano anche adesso una cospicua pesantezza. D’altro canto, anche se i musicisti hanno dichiarato di avere cercato di comporre e suonare con lo stesso spirito degli esordi, è impossibile accantonare del tutto la maturità acquisita in tutta una vita o in una carriera quasi trentennale trascorsa ad alti livelli. Per forza di cose, i nuovi brani si presentano quindi più controllati, meglio prodotti e suonati con maggior puntiglio rispetto al materiale di un tempo. Qualche riff in odore di death’n’roll qui presente probabilmente non sarebbe mai stato considerato nel 1990 e atmosfera e ritmiche avrebbero forse preso una piega più brutale se concepite e maneggiate da un gruppo di teenager. In ogni caso, quanto offerto dagli Abhorrence con “Megalohydrothalassophobic” risulta tutto sommato invitante. Al temibile impianto death metal che imperava tra i solchi dei demo per fortuna non si sovrappone nè una sperimentazione senza senso, nè una ridondante e pletorica miscela di suoni stanchi e autoreferenziali: in questo senso, agli Abhorrence non si può rimproverare di avere confezionato un “back to the roots” raffazzonato e magari un po’ patetico. “Mega…” è un’opera più ragionata e personale, nella quale reminiscenze old school vengono unite con un metal più classico affrescato di nero, derive di ascendenza doom e porzioni strumentali che provano ad invocare abissi senza tempo. L’EP è difatti un concept ispirato dalle opere di H.P. Lovecraft e Timothy Morton e l’intento della band sembra proprio quello di avvolgere l’ascoltatore con trame molto cupe, puntando su un incedere denso e stentoreo. Nella lunga e pesante “The End Has Already Happened”, ad esempio, il lavoro di chitarra condivide il primo piano con una insolita tessitura sonora dove predominano loop minacciosi ed ipnotici.
Nonostante le intenzioni iniziali fossero magari diverse, dall’ascolto delle nuove canzoni si percepisce quindi come “Mega…” sia il più introverso e misurato lavoro della discografia dei finlandesi e questo non solo per la minore intensità delle ritmiche, ma per il modo di inseguire la profondità con registri che lasciano spazio al fluire di suoni e influenze diversi. Tutto questo ci mette davanti al fatto che gli Abhorrence non solo siano ufficialmente tornati, ma che abbiano anche inaugurato una loro nuova idea di death metal nata da un’attitudine più fosca ed introspettiva. Attendiamo ulteriori sviluppi, ma intanto bentornati.

TRACKLIST

  1. Intro: The Mesh
  2. Anthem for the Anthropocene
  3. The Four Billion Year Dream
  4. Hyperobject Beneath the Waves
  5. The End Has Already Happened
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