6.5
- Band: ABIGAIL WILLIAMS
- Durata: 00:45:42
- Disponibile dal: 18/07/2025
- Etichetta:
- Agonia Records
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Più che un ritorno trionfale, “A Void Within Existence” suona come un nuovo capitolo di un percorso che gli Abigail Williams continuano a riscrivere disco dopo disco, senza mai stabilizzarsi del tutto. A quasi sei anni da “Walk Beyond the Dark”, Ken Sorceron ripresenta il progetto con l’ennesima formazione rinnovata, circondandosi di musicisti tecnicamente molto solidi – Vance Valenzuela (Vale Of Pnath) alla chitarra, John Porada (ex Nachtmystium e Wolvhammer) al basso e Mike Heller (Fear Factory, Malignancy) alla batteria – e riaffermando il suo ruolo centrale come unico compositore, produttore, cantante e chitarrista.
Il suono, rispetto alle ultime uscite, si è fatto più moderno e levigato, segno dell’ennesimo cambio di rotta. A prevalere è un black-death melodico dalle tinte mediamente ariose, con arrangiamenti curati e una produzione che mira a una chiarezza al passo con i tempi anziché a quell’organicità che si era intravista in alcuni dei precedenti capitoli.
La prima metà della tracklist si presenta con brani relativamente diretti, sostenuti da un groove attuale e strutture abbastanza agili, che rendono l’ascolto scorrevole e, in alcuni momenti, persino memorizzabile. Si percepisce l’esperienza accumulata negli anni: ogni pezzo è strutturato in modo coerente, suonato con mestiere, a dimostrazione che Sorceron riesce a trovare una quadra anche quando si cimenta in architetture un po’ più vicine alla tipica forma canzone. In questo senso, una “Nonexistence” risulta subito suggestiva nella sua puntuale alternanza di pieni e vuoti all’interno di un minutaggio piuttosto contenuto.
Nella seconda metà del disco emergono invece tentativi di uscire dai binari: “Embrace the Chasm”, ad esempio, introduce con misura delle tastiere che richiamano un certo black sinfonico di fine anni ’90 (si pensi ai vecchi Dimmu Borgir o Covenant), mentre “No Less Than Death” punta su atmosfere più introspettive, con l’inedito utilizzo di un cantato pulito e un mood disilluso che chiude l’album con un tono quasi rassegnato. È un momento interessante, che sembra riflettere la stanchezza di chi continua a portare avanti un progetto spesso percepito come instabile e indefinito.
Ed è proprio l’identità sfuggente degli Abigail Williams a rimanere il nodo centrale: “A Void Within Existence” funziona a episodi; qui ogni brano ha una propria fisionomia, spesso convincente, ma a tratti l’insieme non sembra avere una direzione del tutto coerente. Si ha quasi la sensazione che il disco voglia sintetizzare l’approccio della band nel tempo, senza però riuscire a cucire questa versatilità in un discorso unitario.
Questo, inevitabilmente, continuerà a fornire argomenti ai detrattori, che vedono nel progetto una realtà incostante, poco centrata e incline a cambiare pelle più per necessità che per reale ricerca. Eppure, chi ha sempre osservato gli Abigail Williams con fare neutro, con curiosità più che con aspettative, probabilmente troverà anche stavolta spunti validi: l’esperienza di Sorceron non è infatti in discussione, e alcuni momenti brillano davvero.
*A Void Within Existence* non è insomma l’album della maturità, né quello della svolta. È piuttosto un’altra tappa di un cammino lungo, irregolare, spesso frustrante, ma non privo di fascino, il quale conferma come Sorceron non abbia ancora trovato una casa stabile per la sua musica. E che forse, in fondo, non l’abbia mai davvero cercata.
