7.0
- Band: ABOVE AURORA
- Durata: 00:33:30
- Disponibile dal: 29/03/2024
- Etichetta:
- War Anthem Records
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Creatura abbastanza peculiare, gli Above Aurora: inizialmente li avevamo presi come dei validi discepoli dei connazionali Mgla – con in più qualche vago sentore death-doom anni Novanta in alcuni frangenti particolarmente riflessivi – ma nel giro di breve tempo la band polacca si è parzialmente spostata su registri più spigolosi e sfuggenti. L’allineamento con certa scuola islandese è stato ulteriormente sottolineato da un temporaneo trasferimento a Reykjavik, anche se pare appunto che ora i ragazzi abbiano fatto ritorno in patria, pur mantenendo una certa affinità con ciò che sta avvenendo a livello musicale in quel profondo nord.
“Myriad Woes”, con il suo suono ruvido e vagamente discordante, fa subito pensare ai trip delle black metal band islandesi, riconfermando la dichiarazione d’intenti del duo. Grazie ad un costante incrocio fra atmosfera e potenza sonora – soprattutto atmosfera, visto che la lunga opener “Inner Whispers”, ad esempio, non contiene tracce di vero cantato – il nuovo lavoro dei polacchi si lascia ascoltare ed apprezzare in primis per la cura riposta nella produzione, a cui fa seguito il suddetto premuroso mix di influenze nordiche ed est europee, con momenti più dissonanti e sibillini che si alternano a passaggi dove la musica prende una piega tutto sommato più melodica e lineare, rivisitando la parentela con Mgla, Kriegsmaschine e certi Mord’A’Stigmata. Su “Spark” colpisce favorevolmente l’intelaiatura di chitarra acustica posta in sottofondo – una trovata interessante – mentre in una “Efforts to Fail” si apprezza la capacità di sintesi del gruppo, con linee vocali più frequenti e decise che sembrano abbandonarsi alle oscure vibrazioni sprigionate dal comparto musicale.
Passando in rassegna la tracklist, si sente forze la mancanza di una vera hit, di un brano subito memorizzabile come certi singoli dei loro connazionali, tuttavia si può affermare che anche in questa circostanza gli Above Aurora abbiano giocato piuttosto bene le loro carte, mostrando di sapersi cimentare con buona competenza in un genere dal sapore ormai conosciuto. Dove non si trova innovazione e voglia di rompere davvero gli schemi, riscontriamo almeno un songwriting coerente e disinvolto, il quale dà vita a canzoni pregne di notturne atmosfere urbane, nelle quali i ragazzi si dimostrano padroni dei propri mezzi (vedi anche la conclusiva “No More Shall The Boulder Descend”). Infine, piace la succitata capacità di sintesi: l’album mostra tutte le sue sfaccettature in poco più di mezz’ora, rimanendo digeribile e chiamando ulteriori ascolti a stretto giro. Una conferma insomma gradita, perlomeno per coloro che avevano trovati spunti di interesse nei capitoli precedenti.
