ABRAHAM – Débris De Mondes Perdus

Pubblicato il 15/02/2022 da
voto
6.5
  • Band: ABRAHAM
  • Durata: 00:45:18
  • Disponibile dal: 25/02/2022
  • Etichetta:
  • Pelagic Records

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Sono quel che si suol dire una band esperta e consolidata nelle sue sfaccettature, gli Abraham. Con “Débris De Mondes Perdus” si riaffacciano sul mercato a quattro anni dal doppio album “Look, Here Comes The Dark!”, confermando pregi e difetti ben noti sul loro conto. Il combo svizzero è esponente di una dignitosa, ma poco fantasiosa, ‘classe media’ del post-metal, che porta avanti concetti espressi ed esplorati da compagini di miglior talento, cercando comunque di portare a casa il risultato con prestazioni convinte, energiche e variegate quel che basta. Un notevole vantaggio rispetto al ridondante, prolisso terzo disco, è il contenersi in meno di cinquanta minuti di musica: durata consona, a maggior ragione se non si ha da offrire un ventaglio di idee smisurato. Il post-metal degli Abraham è quello che si potrebbe immaginare pensando a uno stereotipo del genere: scenari plumbei, cupi, chitarre grosse e severe, progressioni lente e introverse, strappi rabbiosi ad affiancarsi a tempi medi magmatici. A ciò si aggiungono un vocione roco e disperato, tematiche concettuali e sinistre, un uso abbastanza abile di effettistica e arrangiamenti d’atmosfera e una naturale propensione allo sfinimento, al mettere alle strette e soffocare l’ascoltatore. Siamo da qualche parte tra i Neurosis di “Souls At Zero”-“Enemy Of The Sun”, i The Ocean di “Aeolian” (in effetti paiono proprio i loro ‘fratellini’), gli Knut e gli Isis più ruvidi e meno evoluti. Le stesse scelte di suono rimandano a una concezione di stilemi ‘post’ un poco datati, come se le raffinatezze, le venature melodiche pronunciate che i portavoce più autorevoli del genere hanno saputo portare avanti, qui non trovassero alcun accoglimento.
Nel corso di “Débris De Mondes Perdus” il déjà-vu e il ricordo di qualcos’altro sono purtroppo dietro l’angolo in molti frangenti, soprattutto quando la band ispessisce le chitarre e le ritmiche e porta avanti una forte ostilità. In questi casi, pur a fronte di una performance solida e muscolare, le emozioni latitano. Meglio allora, e già ce n’eravamo accorti in passato, quando le chitarre si fanno più liquide, ci si lascia andare agli arpeggiati e la batteria cessa di colpire con vigore. Per quel che ci è dato di sentire, gli Abraham dovrebbero forse smetterla di mostrarsi così arcigni e abbandonarsi a momenti dilatati e ipnotici, che riescono loro assai meglio, come nei languori dolenti dei primi minuti di “Maudissements”. Le amarissime inflessioni doom sono un altro territorio nel quale gli Abraham si difendono dignitosamente, impaludandosi a dovere in un pessimismo che gli viene molto naturale e non ha timore di calamitare velature darkwave (“Ravenous Is the Night”).
Rimane il vizio di fondo di non riuscire ad abbracciare un’identità propria, o almeno di proporre tracce che emergano dalla piacevolezza di fondo, per diventare qualcosa di realmente brillante e convincente. Invece si va spesso incontro a un gran mulinare di colpi, una cronometrica alternanza di attacchi e rarefazioni, per una sintesi complessiva decorosa, ma ben lontana dal far brillare gli occhi. A questo punto, è forse troppo chiedere ai ragazzi di Losanna di andare oltre, di mettere in campo risorse che evidentemente non possiedono. “Débris De Mondes Perdus” rimane un prodotto discreto, rivolto essenzialmente ai cultori del post-metal più ruvido e, passateci il termine, ‘tradizionalista’. Per chi vuole ascoltare di tutto e di più tra i figliocci dei The Ocean, può andare bene anche così.

 

TRACKLIST

  1. Verminvisible
  2. Blood Moon, New Alliance
  3. Maudissements
  4. Ravenous Is the Night
  5. Our Words Born in Fire
  6. Fear Overthrown
  7. A Celestial Funeral
  8. Black Breath
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