ABRAHAM – idsungwüssä

Pubblicato il 15/09/2025 da
voto
6.5
  • Band: ABRAHAM
  • Durata: 01:00:11
  • Disponibile dal: 26/09/2025
  • Etichetta:
  • Pelagic Records

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Non si può dire che finora gli Abraham siano stati tra gli esponenti più brillanti e coraggiosi della scena post-metal contemporanea. Certamente la loro è una lunga militanza, dato che sono in giro dal 2007 (sotto la precedente denominazione Le Baron Vampire, dopo qualche anno mutata in quella attuale) e il primo album “An Eye On The Universe” è datato 2011. Eppure, pur riconoscendo molti sforzi e una discografia che, almeno numericamente, non è stata affatto avara di contenuti, abbiamo sempre faticato a provare vivo entusiasmo per l’operato dei musicisti di Losanna.
Tra un doppio album altalenante e troppo prolisso come “Look, Here Comes the Dark!” e la maggior concisione del comunque solo piacevole “Débris de mondes perdus”, già in miglioramento rispetto ad esordi più piatti e incolori, era arduo identificare gli Abraham come un gruppo davvero da tenere in considerazione. Si avvertiva quanto meno una forte distanza tra ambizione – mai mancata al gruppo – ed effettive capacità, circostanza che relegava fatalmente la compagine elvetica al ruolo di semplice follower dei migliori nomi del post-metal/sludge contemporaneo.

Nel nuovo “idsungwüssä” gli elvetici, almeno nelle prime tracce, provano a smuovere le acque, uscendo parzialmente dai loro angusti confini. In “Fate of Man Lies in the Stars” e “I Am the Vessel and The Vessel Is Me”, infatti, si rinuncia di frequente a chitarre livide e imponenti e a un mood arcigno e pressante; si dilatano i tempi, le atmosfere rimangono cupe ma più fumose e ambigue, pure sul piano vocale si tenta qualcosa di più subdolo del consueto, prevedibile, rauco rantolare. Qui sono ottimi gli interventi di tastiere, moog e sintetizzatori, capaci di infondere atmosfere lunari alla narrazione, togliendole di dosso troppa pesantezza.
Pur senza offrire spunti chissà quanto geniali, in questo caso gli Abraham riescono a farsi notare, a brillare un poco di luce propria: si coglie che vi siano possibilità espressive più ampie nelle loro corde, ecco, pur rimanendo minoritarie rispetto a movimenti sludge/post-metal/doom astiosi e dirompenti.
L’impressione non trova però pienamente seguito in quanto accade successivamente in tracklist: già prima della metà dell’album, con “Naked In A Naked Sky”, si ritorna su registri più familiari; la composizione, peraltro utilizzata come singolo di presentazione di “idsungwüssä”, è un mastodonte dalle strutture rigide, reiterate fino al soffocamento. In sé il brano non sarebbe neanche male, peccato che finisca per perpetrare un modo di scrivere e interpretare il genere davvero troppo stereotipato, stretto tra sludge rancoroso e dinamiche ‘post-’ rimaste come idee agli albori di queste sonorità.
Da qui in avanti lo spartito rimane più o meno il medesimo, raccogliendo quindi le stesse sensazioni degli album precedenti.

Quando le chitarre se ne stanno in disparte, oppure ci si lascia avvolgere dalle dolciastre sensazioni indotte dai sintetizzatori, si coglie qualche spunto apprezzabile, come nei primi minuti di “Suurwäut”, o nella cinematica strumentale “En Tüüfus Tümpu”. Peccato che la tentazione di suonare duri, apocalittici e cupi prenda presto il sopravvento, portandoci sui soliti andamenti spessi, massicci e sfinenti del post-metal più di maniera.
La musica degli Abraham manca di respiro, di ampiezza, di qualche variazione che li possa distinguere un minimo nel panorama metal odierno. Potrebbe anche andar bene rimanere una realtà ‘back to the roots’, molto ortodossa nel combinare sludge, post-hardcore e post-metal progressivo. Ci vorrebbe però ben altra prestanza e un songwriting davvero vibrante – tutte caratteristiche che ancora si intuiscono appena.
La gradevolezza di fondo del materiale non fa andare in picchiata la valutazione, per quanto un’uscita simile sia principalmente rivolta a chi già segue con devozione questa band, oppure abbia una venerazione pressoché illimitata per tutto ciò che esce sotto l’egida della loro Pelagic Records.

 

TRACKLIST

  1. Fate of Man Lies in the Stars
  2. I Am the Vessel and The Vessel Is Me
  3. A Discomposite Shell
  4. Naked in a Naked Sky
  5. Suurwäut
  6. En Tüüfus Tümpu
  7. 06.00.40U
  8. Home
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